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Fuori Porta
È venuto a trovarmi l’altro giorno Luca De Romanis, un mio conterraneo abruzzese che lavora per la Fabbrini, la ditta di Pescara fornitrice di pianoforti ai più grandi pianisti del mondo. Gli hanno ammazzato la madre il 14 gennaio. La signora abitava a Cugnoli, un piccolo centro a 25 chilometri da Pescara. Abitava da sola, come tanti anziani, perché amava curare il giardino e non voleva rinunciare alla sua indipendenza. Ma aveva paura che anche a lei potesse accadere qualcuna delle brutte cose che si vedono ogni giorno in tv. C’erano troppi furti in giro, per poter stare tranquilli. Perciò due anni fa era andata dal sindaco del paese a chiedere un rinforzo alla vigilanza nelle strade. Il sindaco di Cugnoli si è messo d’accordo con i colleghi di due centri vicini per fare pattuglie comuni. Ma è una goccia nel mare. Una sera la signora De Romanis uscendo in giardino ha incontrato un manovale della zona che le era entrato in casa e ne stava uscendo con una piccola refurtiva: uno specchietto d’argento e una lampada. Lo ha riconosciuto, ha gridato, il ladro ha perso la testa e l’ha ammazzata con un pezzo di legno.
Un delitto “minore”, di quelli che stanno sui giornali locali solo qualche giorno. Ma non è un delitto minore né per il figlio né per la società. “Vorrei che gli anziani fossero più protetti” mi dice De Romanis. Già, ma come? Anche a Cugnoli si è parlato di ronde. Questo nome evoca in una parte dell’opinione pubblica un senso di fastidio, se non di rigetto. Molta gente immagina squadracce di energumeni leghisti che bastonano passanti innocenti al solo dubbio che non lo siano. L’estate scorsa sono andato a vedere come funzionano le cose a Cittadella (Padova) dove in 2 anni la Lega ha quadruplicato i voti. Bene, lì le ronde ci sono e funzionano. Sono fatte da cittadini volontari, armati di soli cellulari, che girano le periferie in contatto con polizia e carabinieri. Sarà un caso, ma la criminalità è diminuita. Che avrebbero fatto le ronde a Cugnoli? Per esempio avrebbero tenuto sott’occhio il manovale: alcolista, violento, conosciuto dalla polizia. In un piccolo centro, se sei sotto tiro, hai minore voglia di fare stranezze. In ogni caso tra qualche anno l’assassino sarà in giro: diranno che ha ucciso senza premeditazione, che si è costituito e così via.
Lo stesso giorno della visita di De Romanis i giornali pubblicavano una notizia da San Cipriano d’Aversa, provincia di Caserta. Alle 4 del mattino un imprenditore ha sentito rumori all’esterno della sua villa, s’è affacciato al balcone, ha visto che due persone erano entrate nella corte interna dopo aver forzato la serratura del cancello. L’uomo è rientrato in casa, ha preso una pistola, ha gridato qualcosa ai ladri e poi ha sparato. Uno è scappato, l’altro è morto: un albanese con molti precedenti per furto e rapina. La notizia sta nel fatto che l’imprenditore è stato arrestato: omicidio volontario, la stessa imputazione del manovale che ha ucciso la signora di Cugnoli.
Finora eravamo abituati a vedere denunciare (non arrestare) persone che avevano sparato a ladri in fuga. Giusto, la vita vale più della roba. Ma qui i ladri erano appena entrati in casa dell’imprenditore. Che intenzioni avevano? Rubare soltanto? O fare quel che fanno molti delinquenti che massacrano di botte le loro vittime per farsi dire la combinazione della cassaforte, violentano le donne e così via? Quali elementi di valutazione ha un disgraziato che si trova in casa i ladri di notte? Deve aprire una trattativa con i malviventi per capire quale livello della difesa è legittimo? Se la vita è sacra, non lo è anche quella delle vittime?
- Venerdì 13 Febbraio 2009























Commenti
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Il 13 Febbraio 2009 alle 20:30 galassie ha scritto:
Non è giusto togliere la vita,ma per legittima difesa
non è assolutamente omicidio volontario.
Se trovassi delle persone in casa cercherei di difendermi,con tutti i mezzi che mi capitassero a tiro,prima di essere attaccato.
Il 14 Febbraio 2009 alle 13:26 gpch ha scritto:
Gia’ non e’ giusto uccidere, ma nemmeno essere accusati di omicidio colposo se sei nella tua casa e scopri qualcuno che e’ entrato abusivamente E’ nel tuo diritto difendersi, mentre nessuno ha il diritto d’ introdursi nelle proprieta’ altrui. Da questa semplice base si dovrebbe partire e giudicare, se nessuno entra, rapina, violenta, ecc.. Nessuno si prende proiettili o bastonate, mentre sembra che gl’ innocenti siano i malviventi, che comunque non scontano quasi nulla e sono, quindi, incentivati nel proseguire la loro miseranda malvivenza. Questo mi sembra sbagliato in quanto nella loro vita, nel loro sistema sbagliato portano anche te, che stai lavorando, o semplicemente dormendo, e questa interferenza maledetta ti pone al loro livello, o magari tu vai in carcere, e loro…..No, o magari tu muori…e loro….NO !!!
G.
Il 14 Febbraio 2009 alle 18:23 nhico ha scritto:
In Italia la legittima difesa esiste solo per la magistratura. Attaccano tutti e tutto pur di non perdere i loro privilegi. Degli altri c’ è una sola certezza: andare in galera se solo si tenta di difendersi dalla depredazione e dagli stupri.
Il 23 Febbraio 2009 alle 20:04 kavatik ha scritto:
Quando Luca De Romanis, colpito da un’assurda quanto incredibile tragedia famigliare asserisce che gli anziani debbano essere più protetti, dice una sacrosanta verità.
Più protetti, ma non da fantomatiche ronde approntate alla buona da volontari del momento; bisogna operare in senso civico, culturale e sociale, iniziando dagli insegnamenti scolastici per trasmettere alle nuove generazioni quelle consapevolezze sul rispetto sociale nei confronti di tutti. Soprattutto delle persone più deboli.
Il 2 Marzo 2009 alle 21:45 cetteo ha scritto:
La Sicurezza è un problema reale per molti cittadini italiani ed andrebbe affrontato senza divisioni ideologiche perchè è un bene collettivo troppo importante per poterne fare solo una questione politica. Le ronde nei piccoli centri forse possono servire a qualcosa, ma solo se fatte da persone responsabili e comunque autorizzate dall’Autorità e senza compiti di Polizia Giudiziaria.
Il vero problema da risolvere prima di ogni altro è quello della certezza della Pena e della sua effettività. A che servono anni di indagini da parte delle Forze dell’Ordine e poi di processi con tutte le garanzie possibili se poi tanto i condannati in galera non ci vanno oppure ci restano solo per poco?
Il sistema giudiziario italiano è forte con i deboli (cioè con che commette reati minori e non ha capacità economiche per difendersi) ma debole con i forti (cioè con i delinquenti quelli veri).
Propongo tre cose per cominciare:
1) Ottimizzazione delle Risorse Umane (tre Forze di poliiza a competenza generale sono troppe con dispersione di personale e di conoscenze investigative)
2) Formazione anche morale dei magistrati (non è un lavoro che si può fare solo perchè si vince un concorso, ma ci deve essere una molla interiore che ti spinge ad accettare una cosi’ gravosa responsabilità)
3) Maggiore raccordo tra i P.M. e le Forze di Polizia che non possono operare in maniera disgiunta gli uni dagli altri.
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