Fuori Porta
Mettiamola così: arrivati a questo punto, Silvio Berlusconi potrebbe nominare il suo chansonnier Mariano Apicella presidente della Rai e nessuno batterebbe ciglio. Eppure, il centrodestra deve guardarsi dai rischi dell’abbondanza. Guidare un paese complicato sull’onda di consensi crescenti nonostante una pesantissima crisi economica ha le sue insidie. Guidarlo con una opposizione parlamentare senza leader è ancora più rischioso.
La Sardegna non è l’Abruzzo, si era scritto prima delle elezioni per ammonire il Cavaliere dai rischi in cui si era ficcato gestendo in prima persona la campagna elettorale. È vero. In Abruzzo la rediviva Unione aveva messo in campo un candidato dell’Italia dei valori di cui nessuno ricorda il nome. In Sardegna il candidato da battere era Renato Soru. Forte per quanto spigoloso, cioè fortissimo. Tanto forte da combattere in Sardegna pensando a Roma, alla successione di Walter Veltroni. È stato umiliato da Ugo Cappellacci, ignoto fino a ieri alla pubblica opinione: 9 punti di scarto che salgono a 18 nel confronto tra coalizioni.
Un risultato impensabile alla vigilia. E impossibile se la sfida fosse stata tra Soru e Cappellacci. Si è giocata invece tra Soru e Berlusconi e ha avuto una dimensione così gigantesca da costringere alle dimissioni il segretario del Pd.
Bisogna dunque prendere atto che Berlusconi ha in questo momento un consenso nazionale mai ottenuto nei 15 anni della sua vita politica. Ma il massimo del consenso produce anche il massimo delle aspettative. E qui si nasconde l’insidia.
La crisi economica italiana è meno grave che in altri paesi perché risparmiamo di più, ci indebitiamo di meno e le nostre banche sono più solide. Però rischia di essere più grave perché si innesta su meccanismi di base arrugginiti e inefficienti: burocrazia, scuola, ricerca, magistratura, infrastrutture. Il governo Berlusconi ha il compito storico di risolvere, almeno in parte, problemi sui quali tutti, compresi i precedenti governi di centrodestra, hanno finora sostanzialmente fallito. Perché la soluzione richiede decisioni chiare, dure e impopolari.
Nell’aprile del 2008 l’elettorato ha dato al centrodestra la maggioranza più larga della storia repubblicana perché ha fame di decisioni. Queste sono spesso incompatibili con le lentezze parlamentari (occorre 1 anno e mezzo per approvare una legge!) e ciò giustifica la decretazione d’urgenza. Ma sono anche incompatibili con ogni tipo di divisione nella maggioranza.
Nonostante l’evidenza dei fatti, sbaglierebbe Berlusconi a ritenersi un re Mida che trasforma in oro tutto ciò che tocca. Ascolti perciò senza pregiudizi i suoi alleati e anche i suoi avversari. Ma sbaglierebbero ancor più Gianfranco Fini e Umberto Bossi a mettergli i bastoni tra le ruote per ragioni di bottega. Fini sa benissimo che il suo ruolo nella politica italiana è destinato a crescere, se non commetterà errori. Sa che nel nascituro Popolo della libertà An avrà comunque un ruolo strategico, per ragioni storiche, politiche e per la sua organizzazione sul territorio. E Bossi sa benissimo che il federalismo si farà, fiscale e non solo. Non c’è perciò bisogno di dare continui segnali di nervosismo.
La partita con la storia non se la sta giocando soltanto Berlusconi, che 15 anni fa era solo un grande imprenditore televisivo. Se la giocano anche Fini, timoroso a suo tempo che il Msi potesse sopravvivere alle nuove leggi elettorali, e Bossi, che sull’onda della secessione rischiava di sparire.
Solo un’assoluta coesione nella maggioranza può consentire di fare la rivoluzione di cui l’Italia ha bisogno. E sarebbe indispensabile che il Pd del dopo Veltroni rinunciasse al rituale controcanto nei telegiornali della sera per raccogliere la sfida di un grande progetto di trasformazione nazionale. Ma questo è un altro discorso.
- Venerdì 20 Febbraio 2009























Commenti
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Il 20 Febbraio 2009 alle 16:57 vincenzoaliascontadino ha scritto:
TRAGEDIA E DRAMMA PIRANDELLIANO?
Credo che la Sinistra sia stata uccisa da tutti quei Sindacalisti ancor prima del 1992 nel tempo di “ Mani Pulite ” da Benvenuto, Del Turco; Lama, D’Antoni, Franco Marini, Pezzotta Cofferati che per fare uno scranno o un Partitino, però, hanno dimenticato gli interessi dei lavoratori e pensionati, seppure, al vertice, hanno pensato, solo ai propri, rifugiandosi in qualsiasi locazione, Destra o Sinistra, ma dimenticando da quale ideologia provenivano e professavano! Io mi ricordo di tizio, d’altra formazione, un nome a livello Internazionale che svendette la propria anima al diavolo per uno scranno al Parlamento! Io mi vergognai di averli aiutati, perdendo tempo, sacrifici e pagandomi pure la benzina, il pranzo e la cena, mentre questi “ castuoncielli “ arrivavano con aerei, auto blu e super scortati! Ultimo Bobo Craxi svenduto ai carnefici di suo padre Bettino. Ecco del perché “ nuovo ” PD, senza una figura carismatica come Silvio berlusconi, ma di semplici galoppini a mala pena a raddrizzare le banane in Africa,ecco perchè li ha prese: un dramma “ Sei personaggi in cerca d’autore ” e “ Uno nessuno e centomila ”. In poche parole, restati nella “ La giara ” piaccia o no, tutte opere del gran drammaturgo, scrittore e poeta il siculo Luigi Pirandello, a quanto sembra essi hanno attinto senza contare delle reazioni dello zoccolo duro rammollito!
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 21 Febbraio 2009 alle 05:44 luanmagi ha scritto:
La grande Bouffe risulterà limitata dai problemi attuali, almeno si spera:)
Il 21 Febbraio 2009 alle 08:47 bruno1946 ha scritto:
La sinistra e’ in crisi per una crisi interna insita in se stessa. A partire dal glorioso “autunno caldo” la situazione generale del paese ha sempre peggiorato, la sinistra ha fatto promesse che non sono state fatte, perche’ impossibili da attuare. Chi ha qualche anno e un po’ di memoria dovrebbe ricorsarsi che negli anni 70 l’economia era buona e la sinistra in combutta con il sindacato prometteva le famose riforme da far sembrare l’Italia come un Eden, invece dopo tanti anni l’unico risultato tangibile e’ un peggioramento del paese a tutti i livelli.
La sinistra non ha ne idee ne programmi che la facciano risorgere a tempi brevi. Cambiare nomi, alleanze o abbuffate sono soltanto marchingegni per quei politicesi di sinistra per conservare la loro poltrona dorata piu’ benefits.
La sinistra ha problemi di trasparenza e di credibilita’, e questa loro crisi ben venga anche se in ritardo.
Il 21 Febbraio 2009 alle 13:02 shift ha scritto:
Condivido in pieno l’analisi di Vespa, il problema di Berlusconi adesso e’ quello di prendere decisioni e fare tutti i cambiamenti necessari a rimettere in moto l’Italia in tutti i suoi meccanismi, Istituzionale per primo, politico ed economico.
Più che riformare dovrebbe ricreare di sana pianta tutto l’impianto statale e burocratico, senza guardare in faccia a nessuno, iniziando proprio dalla Costituzione, modificandola soprattutto nella separazione netta e decisa tra Potere Esecutivo e Potere Legislativo, che fin dal dopo guerra e’ nelle mani unicamente del Parlamento, mentre il Governo e’ sempre stato solo un fantoccio.
Lo deve fare in modo che questi due poteri si controllino a vicenda e che l’elettorato da ciò possa controllare ambedue con le apposite elezioni, ritornando al preferenziale e diminuendo drasticamente il numero dei parlamentari, oltre che lasciando solo una Camera.
E’ assolutamente necessario che in questa fase ci sia il pieno appoggio sia della Lega che di AN, che non mettano i bastoni tra le ruote, altrimenti sarà un disastro per tutti, un disastro definitivo per l’Italia, un disastro per tutti e tre i partiti, un disastro per Berlusconi stesso.
In quanto al sistema giudiziario invece di fare una riformetta all’acqua di rose con il Lodo Alfano, dovrebbe modificare tutto di sana pianta a partire proprio dal CSM, per giungere all’elezione popolare dei giudici, alla separazione netta tra PM e giudici, alla parità assoluta e reale tra accusa e difesa e alla creazione delle giurie popolari, proprio come negli USA.
Anche la Corte Costituzionale avrebbe bisogno di profondi ritocchino, soprattutto nel suo sistema di nomina non molto atto ad essere veramente efficace per espletare i compiti che gli vengono assegnati senza essere legati al carro di qualcuno.
La Corte dei Conti avrebbe bisogno, invece, che i suoi poteri venissero ampliati per poter controllare e punire tutte le distrazioni del denaro pubblico fatte dal sistema istituzionale, partitico, burocratico.
Naturalmente fare di tutto per far riprendere la nostra economia e a costruire sovrastrutture efficaci e moderne come suo ultimo obiettivo.
Se anche riuscisse a fare metà di queste cose sarebbe il vero fondatore della nuova Italia, un Italia moderna ed efficace non più sfruttata dalle varie oligarchie e dalle camarille partitiche ed economiche, cosa di cui gli sarebbero grati gli italiani presenti e futuri.
Il 24 Febbraio 2009 alle 12:10 Corrado Buccieri ha scritto:
Penso che il problema diventa delicato per il popolo.
Non si parlerà più di riduzione delle tasse,ne tanto
meno della terza e quarta settimana.
Se non c’è opposizione,non c’è concorrenza,non c’è stimolo e ci si appiattisce.
Il 25 Febbraio 2009 alle 14:04 cini ha scritto:
L´Italia è chiaramente un Paese democratico con un Governo regolarmente eletto ma “senza” un opposizione reale e credibile.
Una situazione per nulla invidiabile, per nulla auspicabile nella quale nessuna nazione civile, democratica di questo mondo desidererebbe mai trovarsi.
Il Paese nel frattempo non può fermarsi perdendo questa occasione per fare le necessarie riforme che un mandato di grande consenso ha richiesto tramite il voto, per aspettare e vedere se un giorno l´opposizione fosse ancora in grado di partorire qualcosa di utile, di buono per potersi definire come una credibile, rispettabile vera “opposizione”.
Il Governo ha l´obbligo di proseguire e completare ciò che il mandato gli ha chiesto di fare.
Il 25 Febbraio 2009 alle 19:23 nhico ha scritto:
Per una vita ci siamo lamentati e vergognati dei tanti nostri governi balneari ed ora che all’orizzonte sembra profilarsi un vero periodo di stabilità politica iniziano le lagne inverse. Suvvia!
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