Romano: Obama riparte dal Bosforo

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L’europeo 

Nel discorso pronunciato dopo il giuramento, Barack Obama dette al mondo islamico un segnale di apertura. Nei giorni seguenti abbiamo letto sulla stampa americana che un segnale molto più forte sarebbe stato lanciato con un discorso interamente dedicato all’Islam, da pronunciarsi verosimilmente durante il primo viaggio del nuovo presidente in un paese musulmano. Non sappiamo se questo accadrà a Istanbul o Ankara in occasione del viaggio presidenziale in Turchia annunciato dal segretario di Stato Hillary Clinton. Ma i fatti, in questo caso, sono più importanti delle parole.
Per il suo primo viaggio in Medio Oriente Obama ha scelto un paese con cui gli Stati Uniti, all’epoca della presidenza di George W. Bush, hanno avuto rapporti difficili. I primi segni di freddezza risalgono alla vigilia della guerra irachena. Quando l’America, nella primavera del 2003, chiese l’uso del territorio turco per le truppe americane che si preparavano a invadere l’Iraq, il parlamento di Ankara oppose un secco rifiuto. La Turchia temeva che la guerra avrebbe provocato la crisi dello stato iracheno e riaperto la questione curda. Non aveva torto.
Il Kurdistan iracheno, unica isola di ordine e prosperità in un paese distrutto e diviso, cominciò a comportarsi come un regime indipendente e divenne una base operativa per la guerriglia curda in Turchia. Ankara reagì lanciando una serie di operazioni militari al di là del confine. Gli americani dovettero tollerare e tacere. Ma la questione irachena continuò a dividere i due vecchi alleati e a pesare sui loro rapporti. Oggi la situazione è cambiata.
L’America ha un nuovo presidente, deciso a ritirare le truppe dall’Iraq e ad affrontare con uno sguardo nuovo le crisi del Medio Oriente. La Turchia, nel frattempo, è diventata, oltre che l’indispensabile mediatore del conflitto tra Siria e Israele, un possibile ponte per le relazioni dell’Occidente con i paesi del Mar Nero, con le repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, forse addirittura con l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. La teatrale baruffa di Davos tra il premier turco Recep Erdogan e il presidente israeliano Shimon Peres, durante una discussione sulla guerra di Gaza, ha considerevolmente giovato all’immagine della Turchia nel mondo arabo-musulmano.
Obama ha capito che non possono esservi processi di pace senza l’aiuto dei turchi e lo riconosce pubblicamente scegliendo Ankara per il suo primo viaggio nella regione. Il viaggio servirà alla politica americana, tuttavia, soltanto se il presidente si renderà conto che i rapporti degli Stati Uniti con Ankara non potranno essere quelli degli anni della guerra fredda, quando la Turchia dipendeva pressoché interamente da Washington per la sua sicurezza.
Il paese è cresciuto economicamente. È laico, ma governato da un partito islamico e più adatto quindi a parlare con tutti i paesi della regione. Ha un governo forte, appena scalfito dal malumore dei militari e dalle sentenze della sua Corte suprema. È diventato un cruciale crocevia per i gasdotti e gli oleodotti che provengono da est. Può parlare contemporaneamente con gli Stati Uniti, la Russia e l’Iran. Non ha rinunciato al desiderio di entrare nell’Ue, ma ha dimostrato di avere, all’occorrenza, altre ambizioni e prospettive. E ha dato prova di grande flessibilità e immaginazione quando il suo presidente ha visitato la repubblica armena, patria morale degli armeni ottomani massacrati durante la Grande guerra.
Il nuovo presidente degli Usa visiterà quindi una nuova Turchia e il suo viaggio sarà tanto più utile quanto più dimostrerà di esserne consapevole.

Commenti

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Il 14 Marzo 2009 alle 18:03 nhico ha scritto:

Obama ha vinto la Casa Bianca imponendosi sui rivali democratici e repubblicani per le sue vaste consapevolezze. Che ne sarà del mondo, quando queste, già sfarinate, cominceranno a liquefarsi del tutto sotto il solleone?

Il 14 Marzo 2009 alle 23:26 jimmie01 ha scritto:

Stiamo ritornando alla politica del somaro Bill Clinton. Quella del dialogo ad oltranza che causo’ le stragi della Tanzania, della USS Cole e del primo tentativo di far crollare le torri gemelli. Politica i cui strascichi portarono ai ben noti fatti dell’11-9-2001. Questo qui e’ financo peggiore di noccioline Carter.

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