Fuori Porta
Parlo da aquilano, prima che da cronista. Spero che Silvio Berlusconi adotti L’Aquila del terremoto come l’anno scorso adottò Napoli dei rifiuti. Il presidente del Consiglio ha annullato un’importante visita a Mosca per dimostrare all’Aquila che «lo Stato c’è». La stessa cosa aveva detto a Napoli subito dopo l’insediamento del suo governo e ha mantenuto la parola. A Napoli in 15 anni di commissariamento non si era riusciti a cavare un ragno dal buco. In compenso si erano buttati nella spazzatura 2 miliardi di euro. Esattamente la cifra che serve per ricostruire L’Aquila.
Ma qui il problema è tremendamente più complicato. A Napoli, superati gli ostacoli politici, si aveva davanti una soluzione tecnica ben delineata. All’Aquila occorre ricostruire un centro storico più importante, sotto il profilo artistico e monumentale, di quelli distrutti da un terremoto nell’ultimo secolo. Né Messina né Avezzano, che piansero insieme 130 mila morti, avevano le chiese e i palazzi dell’Aquila. E non li avevano, negli ultimi decenni, il Friuli e l’Irpinia. Solo i danni alla Basilica di San Francesco di Assisi, con gli affreschi di Giotto e Cimabue, sono di gravità artistica superiore a quelli subiti dall’Aquila. I danni alle chiese, alle basiliche, agli edifici storici aquilani meritano dunque un gigantesco intervento da parte del ministero dei Beni culturali.
Ma sono soltanto la punta di un iceberg perfino più drammatico e complesso. L’idea di Berlusconi di costruire all’Aquila la prima cittadina satellite in periferia è la benvenuta perché aiuterà soprattutto le giovani coppie a trovare un alloggio piacevole a prezzi ragionevoli. Negli ultimi quarant’anni la città si è d’altra parte molto estesa fuori del centro storico e un esempio di nuova edilizia residenziale non può che giovarle. Ma non può in alcun modo trattarsi di un’Aquila 2. La città deve essere completamente risanata nel suo centro storico.
A parte chiese e monumenti, di cui abbiamo detto, ci sono due tipologie di interventi che in queste prime ore si possono ipotizzare, oltre all’urgente risanamento degli edifici semplicemente lesionati. La prima: riedificare le palazzine di recente costruzione che sono incredibilmente crollate. Qui si può dare davvero l’esempio di buona architettura residenziale moderna, mentre per la prefettura, ufficio simbolo, la mano di un grande architetto può inserire il nuovo edificio nella piccola, raffinata piazzetta storica esistente.
La seconda riguarda la ristrutturazione delle abitazioni antiche o la loro ricostruzione nello stesso luogo. Qui occorre stare attentissimi: il centro storico dell’Aquila ha per larga parte una struttura tardobarocca, perché la splendida città medioevale fu in larga parte distrutta dal terremoto del 1703. Gli interventi sostitutivi o di recupero vanno fatti con estrema attenzione. Anche questa può essere l’occasione di un esempio perché nei decenni passati, all’Aquila come in tutte le città italiane, si sono costruiti nei centri storici anche palazzi molto brutti dopo la demolizione di quelli fatiscenti.
Quel che deve essere chiaro fin dall’inizio è che L’Aquila dovrà tornare a vivere esattamente com’era fino a domenica scorsa. Nessuna città fantasma, insomma. Solo una città gravemente ferita che dovrà tornare più sana e più bella.
- Venerdì 10 Aprile 2009























Commenti
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Il 12 Aprile 2009 alle 22:19 alman9000 ha scritto:
Evviva!! Sono il primo e l’ultimo di questo post.
Tutto chiaro: questo articolo non interessa a nessuno.
Meno male che siamo in prima pagina.
Gli Abruzzesi hanno diritto ad essere aiutati, non sperare di essere adottati.
Adottati da chi poi?? Dal Beneamato, Salvifico, Onnipresente e Provvidenziale Silvio.
Accidenti che spudoratezza di articolo.
Siamo alla ennesima preghiera di aiuto rivolta al Premier in occasione di una catastrofe.
Nell’articolo è magnificamente espressa tutta l’animalità servile del questuante che chiede aiuto, tutela e conduzione al Potente di passaggio.
Solo due osservazioni:
Il Beneamato Premier è obbligato dal suo mandato di governo a fornire i mezzi economici di aiuto alla popolazione abruzzese, mezzi reperiti dalle finanze pubbliche tramite le tasse pagate da tutti gli Italiani.
Gli Abruzzesi faranno bene a prendersi tutte le responsabilità in merito alle decisioni di riedificazione delle loro città e non delegare niente a nessuno se vogliono evitare una seconda catastrofe civile come è già accaduto in Italia in occasioni come questa.
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