Belpietro: Nell’emergenza cresce il consenso

prime lezioni sotto le tende

L’Editoriale

In questi giorni molti scienziati della politica si affannano a trovare giustificazioni del particolare rapporto tra Silvio Berlusconi e gli elettori. Le analisi mirano a svelare il mistero della tenuta di consenso del governo a un anno dalla nascita. In genere la luna di miele finisce dopo pochi mesi. Il primo e il secondo governo del Cavaliere cominciarono a soffrire subito, quelli di Romano Prodi anche. Al contrario il Berlusconi ter conserva la sua popolarità. Il fenomeno viene spiegato in più modi, ma principalmente si fa ricorso alla crisi. Così fior di professori s’impegnano a dimostrare come nei momenti difficili gli elettori siano più prudenti e conservatori e dunque preferiscano tenersi stretto il governo in carica, piuttosto che immaginarsene uno nuovo. Sarà anche vero, ma si trovano parecchi esempi storici di leader licenziati proprio nel momento peggiore dell’economia. Basti pensare a Jimmy Carter battuto da un Ronald Reagan descritto come una mezza macchietta di Hollywood o, in tempi più recenti, a Oscar de la Rua, il presidente argentino travolto da una crisi senza precedenti.

Non sono l’economia in crisi e la paura dei licenziamenti che rinsaldano una leadership. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero rimpianto George Bush e invece sappiamo che da un ipotetico confronto con Barack Obama l’ex presidente sarebbe uscito peggio di John McCain. Il caso Bush, al contrario, dimostra che il consenso va di pari passo con la capacità di gestire situazioni complesse. All’ex inquilino della Casa Bianca gli americani non rimproverano di essere entrato in guerra con l’Iraq, semmai di non aver saputo come uscirne. E gli addebitano la carenza dei soccorsi dopo l’uragano Katrina (quasi 2 mila vittime).
Anche il governo di José María Aznar, leader spagnolo popolarissimo, scivolò su una pessima conduzione delle informazioni relative agli attentati del 2004 e la vittoria del delfino di Aznar, Mariano Rajoy, che appariva scontata, fu cancellata.
Insomma, la ragione vera della tenuta di consenso del governo va ricercata principalmente nella sua capacità di gestire le emergenze. È di fronte all’evento straordinario che si misura un esecutivo, non certo nell’ordinarietà. È sulla prontezza nel far fronte al problema che si costruisce il consenso. Berlusconi ha dato buona prova con i rifiuti di Napoli e ora anche con il terremoto in Abruzzo. Per questo ha rafforzato la sua popolarità.
Ma ripulire una città, per quanto grande come Napoli, e ricostruire una città distrutta non sono operazioni comparabili. La prima ha certo richiesto un impegno gravoso, ma una buona organizzazione e una sana dose di decisionismo sono riuscite a fare il miracolo. Restituire un alloggio ai terremotati dell’Aquila, evitando che trascorrano l’inverno sotto una tenda o in un container, è più complesso. È questa la vera prova con cui il Cavaliere dovrà misurarsi ed è su questo terreno che si giocherà gran parte dell’immagine.
Ho ascoltato in questi giorni molte richieste da parte di enti locali che reclamano fondi per poter ricostruire rapidamente. Ottimo ricercare il consenso di comuni e istituzioni locali. Ma Berlusconi dovrebbe guardarsi dal delegare in toto i progetti di ripristino degli edifici. È vero che l’Abruzzo non è l’Irpinia, però non è neppure il Friuli e non vorremmo che l’eccesso di autonomia allentasse i controlli, lasciando spazio alla lentezza delle amministrazioni civiche. Visto che, a prescindere da chi deciderà, a rispondere della ricostruzione sarà comunque lui, al premier converrebbe tenere saldo in mano il bastone del comando. Se il consenso deriva dalla capacità di gestire le emergenze, è preferibile accantonare il federalismo edilizio. Per cause di forza maggiore, l’autonomia va momentaneamente sospesa.

Commenti

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Il 21 Aprile 2009 alle 11:19 Liste europee: rischio affluenza per il Governo che funziona | Bruno Murgia ha scritto:

[...] Eppure queste elezioni saranno il primo vero test sull’operato del Governo. Per adesso abbiamo avuto dei passaggi minori, come le elezioni in Abruzzo e in Sardegna, anche se da noi si è voluto creare a tutti i costi l’evento nazionale, grazie al fatto che Soru era molto spinto da un mondo economico collaterale al PD e Berlusconi ha accettato questa sfida. Le Europee dovrebbero tramutare i sondaggi in voti veri, anche se si può generare uno strano effetto boomerang: il governo va bene, inutile farglielo sapere. L’astensione potrebbe rappresentare un problema ed essere equivocata. [...]

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