Belpietro: c’è un’altra casta, i manager

Il manager Puri Negri
L’editoriale
In questi giorni mi è capitato sotto mano un vecchio ritaglio della Repubblica. Si tratta di un articolo di un paio d’anni fa, dedicato a Carlo Puri Negri, che fino all’altro ieri era il vicepresidente della Pirelli Real estate, società immobiliare del gruppo della gomma. L’incipit del pezzo è esaltante: “Carlo Puri Negri ha il merito di impersonare un caso che non è così frequente nel mondo dell’industria e della finanza. Quello di un manager che, dopo aver mosso i primi passi nelle più varie direzioni, scopre poi una vocazione precisa, e in essa si dimostra fantasioso e innovativo, e in grado di produrre valore”. Mi fermo qui, anche se il testo prosegue con altre deliziate immagini.
Che razza di valore fosse in grado di produrre l’erede della dinastia degli pneumatici è noto a tutti. Nel 2008 la Pirelli Re ha perso quasi 200 milioni di euro ed è stata costretta a lanciare un aumento di capitale pari al doppio della perdita. Un disastro, insomma. Tralascio il fatto che due anni fa, quando uscì l’articolo della Repubblica, sul settore immobiliare già s’allungavano le nuvole nere della crisi. Non voglio infierire sull’anonimo redattore: capita a tutti di scrivere stupidaggini. Anche perché il punto non è ciò che è stato detto, semmai quello che si è taciuto. A stupirmi è infatti l’assenza (o quasi) di commenti alla notizia dell’addio dato dal manager alla sua creatura, un abbandono accompagnato da una buonuscita di 14 milioni di euro, nei quali sono compresi quasi 9 milioni e mezzo di indennità per l’anticipata cessazione del mandato e 3 milioni per convincere il manager a non fare concorrenza alla sua ex società.
L’uomo che ha fatto 200 milioni di buco è stato ringraziato con 14 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 36 che ha incassato negli ultimi sette anni. E, tranne rare eccezioni, nessuno ha avuto nulla da ridire: i quotidiani hanno dato la notizia nelle pagine economiche, senza commentare, come fosse routine. A me non pare una cosa così ovvia: come si fa a corrispondere una liquidazione da milioni di euro a un manager che ha creato una voragine di debiti e di perdite? Come si fa a invocare il valore e il merito e premiare chi il valore lo ha distrutto e ha solo il merito di essersi costruito un contratto blindato, a prova di licenziamento?
Quello di Puri Negri è un caso clamoroso, ma non il solo. Nelle scorse settimane la Seat Pagine gialle, altra società straindebitata che nel 2008 ha perso 179 milioni di euro, ha gratificato Luca Majocchi, amministratore delegato uscente, con quasi 8 milioni di euro, 5 dei quali a ricompensa del patto di non concorrenza. Oltre al danno, c’è la beffa di dover pagare il manager che viene congedato perché non provochi altri danni.
Non voglio fare il moralista, ma c’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo. Per anni ci siamo sbracciati a spiegare a operai e impiegati che il salario non è una variabile indipendente dai risultati di un’azienda. Oggi ci accorgiamo che esiste un’altra variabile indipendente che negli ultimi anni ha consentito a una casta di dirigenti di moltiplicarsi la remunerazione senza tenere in alcun conto il reale andamento dell’impresa. È come se esistesse una scala mobile dei top manager che sale sempre più in alto, senza alcun controllo, né di chi nell’azienda ci lavora, né dei suoi azionisti.
Nel passato ci spiegarono che le public company, ovvero le società senza proprietari di riferimento, erano il futuro, perché liberavano le aziende dai padroni. Non vorremmo che le finte public company italiane si fossero sì liberate dal controllo e dagli interessi dei propri azionisti, ma solo per rimanere prigioniere dei propri manager voraci.

Commenti

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Il 25 Aprile 2009 alle 22:38 felixziz ha scritto:

Mi trovo d’accordo con il Dott. Belpietro, sopratutto se consideriamo che gli appartenenti alla casta dei “Manager Fasulli” sono coloro che professano la meritocrazia ed il rendimento a qualsiasi costo ma è una regola che viene inmancabilmente violata magistralmente e continuamente agli stessi.

Il 26 Aprile 2009 alle 18:37 bepiro ha scritto:

Attenzione… stiamo bene attenti a come funziona la sequenza dei fatti.
Il manager fuoriuscito percepisce la liquidazione prevista dal contratto personale che ha stipulato con l’azienda. Se tale contratto NON vincola l’ammontare della liquidazione ai risultati ottenuti non vedo cosa ci sia di strano in quanto raccontato dal Direttore. Presumo che anche il contratto del dott. Belpietro sia organizzato più o meno in modo simile. E questo è giusto o per lo meno comprensibile. Infatti la contrattazione avviene quando il manager è chiamato dall’azienda a ricoprire un certo incarico. Si badi bene è l’azienda a chiamare i manager e non certo viceversa!
Anche perché il viceversa sarebbe irrealistico.
Bene, se uno mi chiama avrò anche il diritto di dirgli quanto voglio per lavorare per lui o non ce l’ho? E se ce l’ho io chiedo di tutto e di più… poi trattiamo e alla fine ci mettiamo d’accordo.
Dipende da quanto fortemente mi vogliono: e prima ancora di iniziare il lavoro nessuno presume che porterò l’azienda alla rovina… è illogica tale presunzione, non mi chiamerebbero…
Ed ecco fatto, il bel contratto con tutte le clausole paracadute è bello che fatto e si inizia a lavorare.
Poi va come va, a chi bene a chi male.
Per quanto assurdo possa sembrare col senno di poi, io non ci trovo nulla di strano.

http://bepiro.myblog.it

Il 4 Maggio 2009 alle 15:34 francyderasmo ha scritto:

Egregio direttore,
non le sembra che faccia ridere la critica alla “mafia nostrana” quando e’ cosi’ eclatante la suddivisione gerarchica che invece troviamo nelle grandi aziende?
non credo proprio che tutti questi miliardi siano dati solo per il valore professionale a questi presunti “manager” ma che gli stessi facciano parte di un potere occulto economico che oltre a sovvenzionarli, li liquidi a miliardi per il lavoro svolto per gli interessi di “chi sta dietro alle quinte”. La verita’, e sicuramente lo sa anche Lei, e che il popolo deve subire tutto vivendo nell’inferno giornaliero, mentre l’altra meta’ del cielo deve dividersi i piaceri del Paradiso. Ma tutto questo e’ orchestrato dagli uomini.
Quali? I soliti non noti che giostrano con l’economia, la borsa, il killeraggio aziendale e per ricompensa di tutti i loro sconquassi se la spassano facendo il bagno o in una isola deserta o in casa propria nella vasca da bagno con lingotti d’oro alla maniera di Paperon de Paperoni con un perfido sorriso sule labbra e dicendo:quanto sono stupidi gli italiani!
Come vede caro Direttore tutti abbiamo capito che l’italia non e’ fondata sul lavoro ma solo sull’ INGIUSTIZIA! Quando un po’ di pulizia?

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