L’arcitaliano
Silvio Berlusconi fa bene a farsi il suo 25 aprile. Ma chi lo provoca a festeggiare dovrebbe dare ragione della festa. Che è una bella festa, in origine. Giusta, perché c’è stato un momento in cui bisognava scegliere e trovare una verità e viverla. E quel momento e quella scelta vanno ricordati nel tempo. C’è gente che ha sfigurato il 25 aprile, nei mesi successivi della rabbia e della maledizione. Ma prima un mucchio di gente si era fatta valere, aveva fatto quello che considerava il proprio dovere, sacrificato esistenza libertà e vita per fare la cosa giusta.
Bella pagina, da ricordare. In modo sobrio, intelligente, sincero, senza faziosità, senza strumentalismi politici di bottega, senza riserve e intenzioni nascoste, senza sputare in faccia a quelli che morirono dalla parte sbagliata, senza coprire il giorno del ricordo con le menzogne di una storia che divide. Ma prima di tutto bisogna domandarsi: che ne abbiamo fatto della Repubblica nata dalla Liberazione?
L’abbiamo abrogata, cancellata nella vergogna e nel disonore. L’abbiamo rimossa con tutta la forza del circuito mediatico-giudiziario. Non abbiamo soltanto messo in carcere alcuni corrotti con un giusto processo, abbiamo distrutto con brutalità un sistema, una cultura, un modo di essere della vecchia democrazia repubblicana. Abbiamo sepolto la memoria istituzionale e politica della Repubblica sotto una gigantesca ondata di demagogia e di discredito.
Nemmeno un partito di quelli che hanno firmato la Costituzione, nemmeno uno spezzone della classe dirigente che era passata dal Comitato di liberazione nazionale alla Costituente, niente e nessuno è stato risparmiato dal grande repulisti dei primi anni Novanta. Tutti ladri e mafiosi. Tutti costretti alla fuga, al cambio del nome, al mimetismo, alla cancellazione dell’identità storica. In un certo senso verrebbe da domandarsi: che cosa c’è da festeggiare? E da rispondersi: niente, niente più.
Il crollo del Muro di Berlino ha poi fatto la sua parte. L’equivoco dell’antifascismo non democratico, della lotta di liberazione condotta con tutte le riserve di un’ideologia totalitaria, è saltato. Si è capito che il bagaglio retorico del vecchio antifascismo da arco costituzionale era troppo pesante per continuare a portarlo appresso. Ci sarebbe voluta una genuina revisione storica dei presupposti del 25 aprile, ovvero le ragioni sbagliate di tanti che combatterono dalla parte giusta.
Ci pensò proprio Berlusconi, dopo Bettino Craxi, a rifare i conti con il 1945, e a rifarli attraverso i fatti della politica. Prima riscoprendo e rilanciando in modo salutare, qualche volta con insistenze e atteggiamenti fobici un po’ anacronistici, il valore storico dell’anticomunismo. Poi legittimando nella politica italiana quella destra «impalatabile» che era stata brutalmente esclusa dall’arco costituzionale, un’esclusione che funzionava da alibi per la permanenza in vita, oltre i limiti del consentito, del comunismo all’italiana.
Oggi che quell’alibi è caduto quella destra ha, anche grazie a Berlusconi, un leader che è un riverito e accettato presidente della Camera capace di predicare la necessità di un 25 aprile unito, senza se e senza ma.
Il 25 aprile è stato svuotato del suo profondo contenuto di libertà con la barbarie giustizialista, poi è stato trasformato in parata faziosa, in politicizzazione abusiva di una ricorrenza nazionale di gioia e di riscatto. Ecco, speriamo che Berlusconi trovi le parole per dire un nuovo 25 aprile, più convincente di quello abbandonato dagli antichi partiti in rotta politica e morale lungo gli ultimi 20 anni.
- Venerdì 24 Aprile 2009























Commenti
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Il 24 Aprile 2009 alle 18:08 nhico ha scritto:
Semplicemente si dovrebbe passare dal 25 aprile della retorica insulsa con falce e martello, ad un 25 aprile di comunione e di superamento di tutte le bardature che arrivano da un passato rosso di sangue e di bandiere. E c’ è una sola persona nell’attuale momento che potrebbe pervenire a questo momento di sintesi democratica: Berlusconi. Ed Onna e le sue macerie potrebbe essere lo scenario emblematico da cui ripartire. Ma non sarà così, perché i residui infinitesimali dei protagonisti di questa divaricazione che va contro la storia e la morale non lo permetteranno. E’ il loro modo di resistere alla democrazia che viene dal voto popolare.
Il 26 Aprile 2009 alle 21:03 paolopancio ha scritto:
“Nemmeno un partito di quelli che hanno firmato la Costituzione, nemmeno uno spezzone della classe dirigente che era passata dal Comitato di liberazione nazionale alla Costituente, niente e nessuno è stato risparmiato dal grande repulisti dei primi anni Novanta. Tutti ladri e mafiosi. Tutti costretti alla fuga, al cambio del nome, al mimetismo, alla cancellazione dell’identità storica.” Comicamente iperbolico, come sempre.
p.s. ma fini, casini , bondi, cicchitto etcetera non erano già prima repubblica? ed il ministro bossi non era quello che tifava il pool?
p.p.s. ma Lei, Ferrara, ha dovuto cambiare nome?
Il 22 Agosto 2010 alle 14:12 DestraLab » Né con la maggioranza né con gli elettori ha scritto:
[...] Pd alla Camera tiene fuori Fini: “Conduce la sua battaglia nel centrodestra”. Altro che bagaglio retorico del vecchio antifascismo da “arco costituzionale” troppo pesante da portare [...]
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