Fatti & credenze di Luca Ricolfi
L’Italia è stata unificata dai Savoia nel 1861, quasi un secolo e mezzo fa. Da allora non c’è stata epoca o periodo in cui le migliori intelligenze del Paese non abbiano denunciato i “gravi ritardi” del Mezzogiorno, lo “storico divario” delle regioni del Sud, la perdurante drammaticità della «questione meridionale». E avevano ragione, perché il divario c’era, c’è sempre stato e non accenna a diminuire. Ma che cosa significa divario? Qui le cose si fanno più complicate e i dati possono anche riservare qualche sorpresa.
Se per divario si intende che il prodotto pro capite del Mezzogiorno è minore di quello del Centro-Nord, non c’è dubbio che le cose stiano così (nel settore privato lo scarto è del 48 per cento).
Lo stesso discorso vale per la produttività, ossia per il prodotto per unità di lavoro.
Idem per i servizi pubblici, di cui innumerevoli ricerche hanno documentato la bassa qualità media nel Sud.
Se però si parla del tenore di vita, ossia di come se la passa la famiglia tipo del Mezzogiorno, il quadro si fa assai più sfumato. La famiglia meridionale media dispone, effettivamente, di redditi nominali più bassi di quelli delle famiglie centrosettentrionali (-26 per cento), inoltre ha un carico medio (numero di componenti) un po’ più alto (+10 per cento).
Però ha tre vantaggi formidabili: una maggiore evasione fiscale, una redistribuzione favorevole grazie agli aiuti pubblici, un livello dei prezzi decisamente più basso.
C’è chi dice che lo scarto nei prezzi sia solo del 10-15 per cento, c’è chi dice che sia del 30 e oltre, ma purtroppo sono pochissime le ricerche che hanno provato a misurare i differenziali geografici nel potere di acquisto della stessa quantità nominale di reddito. Fra esse si possono ricordare quelle del professor Luigi Campiglio, iniziate già alla fine degli anni 80, le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico, nonché due recenti studi dell’Istat sui prezzi e sulla povertà assoluta.
Dall’insieme di questi lavori, e dai pochi dati disponibili a livello regionale su specifici beni e servizi, viene fuori un quadro complesso, perché ci sono alcuni (rari) beni che costano un po’ di più al Sud, molti beni che costano significativamente di meno, ma anche alcuni beni tutt’altro che marginali che costano molto ma molto di meno: per esempio le case, gli affitti, la maggior parte dei servizi pubblici e più in generale i beni di prima necessità (come risulta dal valore nominale dei panieri di sussistenza recentemente calcolati dall’Istat, che costano circa il 30 per cento in meno al Sud).
Ho fatto allora un esperimento, scegliendo un indice di prezzo (quello dei prodotti alimentari freschi) che è del 25 per cento più basso nel Mezzogiorno, e provando a calcolare come cambia l’handicap del Sud se si introducono i quattro fattori più importanti che determinano il tenore di vita delle famiglie. Se si parte dal prodotto nominale per abitante del settore privato, il Mezzogiorno ha un ritardo del 48 per cento, ossia produce la metà del resto d’Italia. Se però guardiamo al reddito familiare disponibile, che risente sia dell’evasione fiscale sia dei trasferimenti pubblici, il divario scende al 26, per ridursi al 20 in termini di consumi monetari.
Ma il vero colpo di scena avviene introducendo il livello dei prezzi: i consumi reali della famiglia media del Mezzogiorno risultano del 5 per cento più alti di quelli del Centro-Nord, e diventano appena un po’ inferiori (-5 per cento) se li si corregge per la maggiore numerosità della famiglia tipo meridionale. Insomma, siamo vicini alla parità.
Può darsi che l’esercizio sia sbagliato, perché nessuno sa con certezza qual è il costo della vita nelle oltre 100 province italiane. Resta il fatto che, se vogliamo continuare a credere che il tenore di vita medio del Mezzogiorno sia significativamente più basso di quello del Centro-Nord, occorre dimostrare che i prezzi al Sud sono di poco inferiori a quelli del resto del Paese. Ipotesi assai poco verosimile.
- Venerdì 8 Maggio 2009























Commenti
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Il 8 Maggio 2009 alle 16:08 nhico ha scritto:
Al Sud di una cosa c’è certezza: tutto costa più caro. Dalla carta igienica a quella frutta e verdura che arriva dalla vicina campagna.
Il 8 Maggio 2009 alle 21:42 Fatti & credenze di Luca Ricolfi « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:
[...] http://blog.panorama.it/opinio.....le-al-sud/ [...]
Il 9 Maggio 2009 alle 07:53 rafbv ha scritto:
Credo che il Prof. Ricolfi -probabilmente per carita’ di patria- abbia tralasciato il calcolo delle entrate, in migliaia di famiglie, dovute alla delinquenza organizzata che, in base a calcoli a dir il vero un po’ vecchiotti, inquadra un “esercito” di 10.000 persone. Se a questo si sommano poi gli introiti del lavoro “nero” per cosi’ dire “non delinquenziale” (e gia’ questo e’ un bel paradosso!) si scopre perche’ i consumi del Sud non sono inferiori a quelli del centro-nord.
Ma tant’ e’: i nostri cari connazionali del Sud hanno innato un certo vezzo “teatrale”….”chiagni e f….”
Cordiali saluti
Il 14 Maggio 2009 alle 19:14 orfeonero ha scritto:
Pensare che migliaia di famiglie al sud siano delinguenti mi sembra un poco riduttivo.Che molte persone lavorano in nero è vero, ma non meno che al nord, che vivono molto meglio come tenore di vita al sud è un dato di fatto anche per la mentalità che hanno in quanto non si stressano come un lombardo dove tutto viene fatto di corsa.Poi basta vedere lo stipendio di un impiegato dell’amministrazione pubblica tanto guadagna al nord quanto al sud.
Con una differenza al sud mantiene la famiglia agiatamente e magari riesce a mandare i figli all’università, al nord riesce a pagare l’affitto, se non ha una casa propria, e il vitto e il resto. E non dimentichiamoci che le tasse vengono pagate anche al sud da chi ha uno stipendio dell’amministrazione a con lavoro in regola
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