Silvio Berlusconi non ha vinto. O quantomeno non ha vinto come avrebbe voluto. È noto che egli sperava in un successo elettorale di dimensioni tanto ampie da spazzare via tutte le trappole che l’opposizione ha messo sul suo cammino. Un risultato largamente positivo poi avrebbe avuto l’effetto di frenare i cavalli che scalpitano dentro il Popolo della libertà, e Dio solo sa quanti ce ne sono. Ma tant’è: la travolgente ondata non c’è stata e conviene fare i conti con quel che c’è. Del resto, a urne chiuse, bisognerebbe riconoscere che l’ambizione di superare il 40 per cento dei consensi era in gran parte irragionevole. Soprattutto alla luce di quel che è successo nelle ultime settimane, fra divorzi e condanne. Neanche un mago sarebbe riuscito a passare indenne attraverso un simile fuoco e il Cavaliere, per quanto stregato dalla fortuna, uno stregone non è.
Capisco che lui sia stato deluso dal 35 per cento ottenuto e che a nulla sia valsa la conquista di 28 province, 17 delle quali strappate al centrosinistra.
Ma a ben guardare l’anno che ci separa dalle elezioni politiche avrebbe abbattuto anche un toro. Dopo 12 mesi di governo di solito ogni maggioranza lascia sul campo qualche punto di consenso. Figuratevi che cosa succede se il periodo è trascorso fra crolli di borsa e chiusura di aziende. Pensare di poter guadagnare voti in mezzo a un’economia in piena tempesta è fantapolitica.
Berlusconi, dunque, deve consolarsi per aver ceduto appena il 2 per cento e non già perché il Partito democratico ci ha rimesso il 7 per cento (e ha conficcata una spina nel fianco come Antonio Di Pietro, che ora ha raggiunto l’8 per cento, più di quel che un tempo aveva Fausto Bertinotti), ma soprattutto perché altri governi europei sono stati bastonati molto di più dai loro elettori. Dunque, non credo che il presidente del Consiglio abbia motivo per dolersi.
Detto questo, c’è però una considerazione che è doveroso fare e che in parte ho già anticipato nel pezzo della scorsa settimana, prevedendo gli scenari del dopo elezioni. Dalle urne, non essendo giunto un travolgente successo del Pdl, ma semmai una sua conferma, è però uscita rafforzata la Lega, e non solo nelle sue aree tradizionali, come Lombardia e Veneto (dove per altro il Pdl è riuscito a spuntarla, anche se per un soffio), ma anche in Emilia-Romagna, in Toscana e nelle Marche. In alcuni piccoli centri al di sotto del Po il partito di Bossi ha sfondato il muro del 20 per cento e a Fermignano, in provincia di Pesaro, ha conquistato addirittura il 33,5.
I lumbard, accentuando una tendenza che già si era vista alle passate politiche, ora non sono un partito regionale, ma qualcosa di più e in alcuni casi si sostituiscono ad alcuni tradizionali gruppi del centrosinistra. Gli esperti di flussi elettorali hanno già spiegato che molti iscritti della Cgil votano Lega e che ormai il movimento di Umberto Bossi è preferito dagli operai e da un ceto medio-basso più di quanto ormai lo siano i partiti della sinistra radicale. E il rischio vero per Berlusconi sta proprio qui.
Ovvero che la Lega diventi un partito molto diverso da quello delle origini, quando nacque l’alleanza tra Bossi e il Cavaliere. Già oggi si capisce che il movimento è cambiato e su certi temi rappresenta istanze differenti da quelle del Pdl, o quantomeno le interpreta con accenti diversi. Ma nel futuro il fenomeno potrebbe accentuarsi. In un momento in cui l’opposizione è ridotta al minimo (com’è dopo l’ultimo voto) il pericolo è dunque che ne nasca una dentro la maggioranza, interpretata appunto dalla Lega. In questo caso si tratterebbe di una guerra intestina e, come tutte le guerre fratricide, destinata a finire male.
- Venerdì 12 Giugno 2009























Commenti
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Il 5 Luglio 2009 alle 09:39 bigio1 ha scritto:
In Italia non esistono opinioni largamente condivise. Era già difficile raggrupparle in diversi partiti,con oscillaziuoni tra un partito e l’altro.
Non ho mai capito queli fossero le idee politiche di Berlusconi, ma nemmeno quelle di Franceschini. Ritengo che l’idea di creare due gruppi (sinistra /destra) abbia come risultato il fatto che nessuno si riconosca più in uno dei due schieramenti.Oltre a ciò considerare vetuste idee di partiti fondati su concezioni economiche /sociali potrà significare la morte della pokitica ed il disinteresse di tutti i cittadini
Il 13 Luglio 2009 alle 11:41 shift ha scritto:
Condivido l’analisi di Belpietro su Berlusconi e l’inevitabile flessione di voti dovuti anche alle ultime vicende sia personali di Berlusconi che della situazione economica nazionale e internazionale.
Non condivido, però, la sua analisi sull’ipotetico futuro della Lega, anche se penso anch’io che abbia ricevuti voti perfino dalla sinistra.
Il problema essenziale è che sia cittadini di destra che di sinistra non possono andare dietro alle fumisterie ideologiche dei loro punti di riferimento tradizionali, mentre la Lega da voce alle loro reali preoccupazioni pratiche, almeno in buona parte.
La lotta della Lega è incentrata sulla sicurezza e l’identità nazionale, anche se ha delle derive secessioniste per ora poste in cantina.
La tendenza del centro di Berlusconi e della sinistra è invece diretta all’accoglienza degli immigrati e alla perdita dell’identità nazionale nel mare magnum dell’Unione Europea, sia pure per motivazioni del tutto diverse l’uno dall’altro.
E’ evidente che più Berlusconi e le sinistre spingono verso questa direzione non gradita a gran parte degli elettori, più la Lega si avvantaggia giustamente.
D’altronde è in atto in tutta l’Europa la tendenza ad una frammentazione identitaria più specifica e delineata, proprio per il rifiuto delle varie identità nazionali a doverla perdere, visto che l’identità più allargata rischia di espandersi ulteriormente.
La Lega in Italia rappresenta proprio questo, il bisogno ad una comunità ben chiara nella sua cultura, geografia, storia e lingua, il federalismo, per ora fiscale, non è stato altro che un tentativo di rimanere sulla “nave” Italia che affonda, ponendosi per ora sulla propria barca di salvataggio in attesa di vedere se la “nave” affonda o si salva.
E’ ovvio che se l’identità nazionale e la sua sovranità affonda diverrà inevitabile la Secessione, per ora messa in cantina.
L’unica maniera che Berlusconi e il centro hanno di riprendere il controllo degli elettori è fare ciò che gli elettori vogliono, cioè stop definitivo all’immigrazione, espulsione degli indesiderati, aumento della sicurezza nazionale e della sua sovranità, ridare il potere di scelta agli elettori, senza continuare con i “giochini” di sistemazione politica delle leggi elettorali tramite leggi estemporanee e del tutto fuori controllo dalla volontà dei cittadini.
Non si tratta quindi di giudicare se la Lega avrà una deriva futura di sinistra, vista l’adesione di parte dell’elettorato di sinistra, ma si tratta di raddrizzare il centro e la destra riportandoli ad una consapevolezza nazionale che hanno perso del tutto o quasi.
E’ proprio questa che l’elettorato sta punendo e di contrasto favorendo la Lega, almeno a mio giudizio.
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