Ferrara: Quante falsità in queste europee

Fine della campagna elettorale

Le elezioni europee sono fatte in modo strano. Non contano. Votano in pochi, tranne che in Italia (dove miracolosamente l’antipolitica ha promosso i valori della partecipazione politica). Non si elegge un governo. L’esecutivo è quello intergovernativo votato nei parlamenti nazionali: la Commissione di Bruxelles e il Consiglio europeo dei ministri o dei presidenti e capi di stato. Il Parlamento ha aumentato negli anni i suoi poteri, e magari può sfiduciare una Commissione esecutiva, ma nella sostanza è una fabbrica di carta, di mozioni, di ordini del giorno, e una grande agenzia di rimborsi e di viaggi e di buffet.

Il risultato delle europee è regolarmente manipolato. Tutti i partiti in 27 paesi vincono; può succedere che siano in calo non dissimulabile, ma nessuno perde davvero e le cosiddette flessioni sono sempre accompagnate da una via d’uscita. La proporzionale consente questi giochini. Molte liste conoscono generose fortune, che però non verrebbero mai replicate in normali e pesanti elezioni politiche.

Romano Prodi, che non ha mai visto un voto che sia un voto in vita sua, dico un voto in proprio, ebbe l’8 per cento con la trovatina dell’Asinello, subito dopo la sua prima sfortunata esperienza di governo ulivista. Emma Bonino, beneficiata dal troppo generoso Silvio Berlusconi che nel 1994 la mise nella Commissione di Bruxelles a fare le sue sparate narcisiste sulla pesca e sui diritti umani, fece anche lei il solito piccolo pieno di voti del ceto medio riflessivo, sempre un bell’8 per cento. Non ne rimane alcunché di tutta questa fuffa, pietra su pietra.
Antonio Di Pietro ora si monterà la testa, ma il suo raddoppio, e in parte il discorso vale anche per Umberto Bossi, deve essere commisurato alla qualità del voto, al suo essere testimonianza più che scelta di governo.
Altro fenomeno: alle europee sembra sempre che ci sia un fascismo montante, per non parlare del razzismo, insomma con Strasburgo e il suo Parlamento è sempre Repubblica di Weimar, un’anticipazione di fragilità della democrazia subito prima del crollo e dell’avvento al potere del nazismo. Stavolta, perché c’è un limite a tutto, il Guardian di Londra, giornale liberal quanti altri mai, ha chiesto a molti storici di commentare e quasi tutti, compreso il comunista Eric Hobsbawm, hanno detto: non diciamo scemenze, non c’è la grande depressione e non c’è il fascismo alle porte.

Ma la tentazione surreale di vedere nel risultato olandese o austriaco il segnale di una svolta autoritaria si fa viva: eppure nei Paesi Bassi, posto che non gli facciano fare la fine di Pim Fortuyn, Geert Wilders reagisce alla radicale islamizzazione multiculturale dell’identità nazionale, e arriva secondo; mentre in Austria, l’abbiamo visto anche con le circostanze della sua morte, l’avventura di Jörg Haider, più che una resistibile ascesa di forze autoritarie e macho al potere, era una delicata tessitura di storie d’amore private con il territorio, il mito, l’idillio da parte di un leader complicato e gay.
Si è vista, questa sì, la dura condizione di partiti ideologici legati al mito calante del socialismo, nonostante la crisi economica e finanziaria e la sua implicita promessa di obliterare il liberismo e rilanciare lo stato nell’economia. Niente da fare, le destre europee sanno fare il mestiere delle sinistre socialiste meglio di loro, all’occasione, e in Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania (per non parlare del Pd e della sinistra radicale in Italia) il socialismo dei nostri tempi ha preso botte da orbi.


Perché la sinistra europea è finita al tappeto (Panorama.it)

Commenti

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Il 13 Giugno 2009 alle 10:44 nhico ha scritto:

E’ stata davvero una strana campagna elettorale, e ancora più strani sono stati i commenti post elettorali della sinistra estrema e di quella riformista. La prima, cacciata via dal parlamento italico e da quello europeo , invece di ragionare sul suo spegnimento istituzionale, sprizzava felicità da tutti i pori per il mancato successo estremo di Berlusconi. La seconda, con sette punti percentuali in meno in saccoccia, volendo restare ancorati soltanto all’ultima batosta, trillava allegramente sul fatto che il solito Berlusconi non era riuscito a spazzarli via in un’unica botta dai comuni e dalle province che governavano. Malamente, aggiungo io, se la gente ha pensato di mandarli a casa. Sette punti percentuali e un impero politico persi e loro a trastullarsi con i presunti guai elettorali del premier. Visto che non lo fanno loro, riflettiamoci un po’ su noi. La loro percentuale di voti persi è più dell’intero pacchetto dei consensi ricevuti dall’Udc e un pochino al di sotto di quelli ricevuti dall’Idv. I comuni e le province di cui sono stati spogliati sono di gran lunga di più di quanto ne ha conquistato la Lega, quella Lega che ha raggiunto l’Olimpo delle due cifre e che loro, sempre loro, ne celebrano il grandioso successo. Anche se solo per dire che d’ora in poi sarà Bossi a dettare l’agenda politica. Inutili sproloqui. Che forse cesseranno quando avranno elaborato il lutto ed e si decideranno di affrontare una discussione seria sulla casa del popolo diroccata dal tsunami elettorale.

Il 27 Giugno 2009 alle 13:38 shift ha scritto:

Mi sembra del tutto ovvio che non ci sia alle porte il nazismo o il fascismo nel Parlamento europeo, ma solo una destra liberale di tendenze molto centraliste, praticamente moderata.

E’ indubbio, anche, che l’Unione Europea così come è congegnata sia stata una truffa fatta alle spalle dei popoli da parte dei politici e del mondo dell’alta finanza e grandi imprenditori.

A tutta questa gente non interessano i popoli e la loro identità nazionale, ma unicamente il potere e la possibilità di rimestare alla grande in tutta Europa per dirigerla rapidamente secondo i mercati internazionali e secondo le esigenze di lavoro, ormai troppo legati a rigidi sistemi economici nazionali che ne impediscono il libero flusso all’interno del mercato europeo.

Ciò ha provocato l’accordo fra tutti costoro per l’aumento dei flussi emigratori e quindi per la distruzione delle identità nazionali e dei sistemi economici nazionali di lavoro, fino a quel momento vigenti.

Dato che non hanno la più piccola possibilità di creare un vero esecutivo europeo, che richiederebbe accordi e barriere da superare oltre ogni limite, dai politici e mondo delle finanze nazionali sospettosi dal concedere fino a questo punto fuori di controllo, allora si sono inventati il Parlamento che funge da esecutivo, come da sempre avviene in Italia.

Era del tutto normale che parte dei vari popoli finissero per capire cosa stesse bollendo in pentola, sentendosi defraudati non solo della loro sovranità nazionale ma anche della loro stessa identità di popoli.

I primi che hanno condannato sono state le sinistre, cioè quelle che da sempre spingono per l’inesistenza delle nazionalità e delle identità popolari.

Solo così si spiega il moderato avanzamento della destra europea, che purtroppo si troverà a vedersela proprio con coloro che hanno l’interesse economico e politico a spingere nella direzione dell’unione europea a tutti i costi, vale a dire dalle forze del centro sostenute dalle sinistre che hanno lo stesso obiettivo, sia pure per tutt’altri motivi.

Perciò l’avanzata della destra moderata potrà fare ben poco per bloccare questo processo assurdo d’unificazione europea, con cancellazione delle sovranità e identità dei popoli.

I tempi di comprensione, di una grossa fetta d’umanità per rendersi conto dei processi in corso, sono lenti ma temo che tutto ciò porterà a grossi attriti futuri e a grandi sconvolgimenti nazionali, per colpa della criminale attuazione di costoro contro la volontà dei popoli.

Facile prevedere che il prossimo futuro che ci attende sarà all’insegna del disastro sociale e di convivenza comune, aggravata dall’immissione della cultura islamica del tutto estranea alla nostra, e non in grado d’integrarsi ma di voler conquistare e spadroneggiare.

Altro che la destra moderata, all’acqua di rose, attualmente eletta la Parlamento europeo avremo a che fare, sarà giocoforza finire di nuovo in un inevitabile sbandamento alla destra estrema, per raddrizzare la sbandata impostaci stupidamente e interessatamente da politici e grandi finanze e imprenditori attuali, per tentare di ritornare ad un ragionevole equilibrio, ammesso che sarà possibile farlo in futuro.

Queste elezioni non sono servite a gran che, solo a creare qualche leggero intoppo al programma dell’unione europea, ma se dovessero persistere nel loro intento, com’è facile prevedere che accada, le prossime elezioni diverranno inevitabilmente più estremizzate.

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