Belpietro: Toghe e politici insieme in salotto

Antonio Di Pietro

Certo, non è bello che due giudici costituzionali vadano a pranzo con premier e ministri, soprattutto se i due devono decidere su una materia politicamente sensibile come il lodo Alfano. Ma il tête-à-tête fra politici e magistrati non mi sorprende. Basta avere frequentato un po’ i salotti romani per sapere che lì non c’è alcuna separazione fra i poteri dello Stato. Avendo partecipato qualche volta a queste cene, posso testimoniare che le ricche case private dei Parioli o del quartiere Prati sono il centro d’incontro fra apparati della Repubblica e politica. Destra e sinistra non fa alcuna differenza: l’abitudine alla promiscuità istituzionale è rigorosamente bipartisan.
Non mi stupisce neppure l’indignazione della sinistra dopo che si è appreso del pasto consumato dal Cavaliere in casa dell’alto giudice.

Conosco i politici e so che hanno l’indignazione facile. Antonio Di Pietro, com’era ovvio, ha subito sollecitato le dimissioni dei due magistrati, spiegando che «la Consulta è un organo costituzionale indipendente che in nessun modo può essere oggetto di interferenze né da parte del governo né da parte di altri organi costituzionali». E, se l’interferenza c’è stata, ne vanno tratte le conseguenze. Dimissioni, dunque.

Il leader dell’Italia dei valori avrebbe ragione se nel Belpaese davvero esistesse una rigida divisione dei poteri e se le interferenze sulla Corte costituzionale fossero inaudite. Ma, purtroppo, di cose simili nel passato ne sono accadute fin troppe. E non parlo per sentito dire.

Anni fa, quando dirigevo il quotidiano romano Il Tempo, mi capitò fra le mani una storia simile. Frequentando uno dei salotti di cui vi dicevo prima, fui testimone di un’allegra conversazione fra un presidente emerito della Corte costituzionale, un importante magistrato e un paio di politici. Senza curarsi troppo dei profili penali e istituzionali della sua chiacchierata, il giudice della Consulta riferì che su pressione dell’allora capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, due membri della Corte avevano deciso di modificare il loro parere sul referendum per la smilitarizzazione della Guardia di finanza. L’interesse del presidente della Repubblica sarebbe stato dovuto alle paure dei vertici delle Fiamme gialle, i quali erano certi che una consultazione popolare sull’argomento avrebbe portato alla smilitarizzazione della Finanza.

Il giorno dopo la ghiotta cena, riportai in prima pagina sul Tempo la storia delle pressioni di Scalfaro, facendo i nomi dei giudici che avevano cambiato parere e, dopo essersi espressi a favore, si erano schierati contro, negando agli italiani il diritto di dire la loro. La vicenda fu ripresa da altri giornali e i radicali, che avevano raccolto le firme per il quesito, protestarono di fronte al Quirinale. Il clamore fu tale che mi sarei aspettato un’indignata reazione politica. E invece no.

Il centrosinistra di Romano Prodi, che all’epoca era al governo, non fiatò. Nemmeno quell’Antonio Di Pietro appena eletto senatore con i voti ds. Zitto anche il centrodestra, forse per non contrariare la Guardia di finanza. Silenti pure i giudici. Eppure, l’accusa a un capo dello Stato d’avere tradito la Costituzione non era cosa da poco, ma i magistrati, compreso quello che insieme a me aveva ascoltato le rivelazioni, erano distratti.

Ci fu un’unica prova che il centro di potere che ruotava attorno alle istituzioni aveva accusato il colpo. E fu il mio successivo licenziamento.

Commenti

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Il 7 Luglio 2009 alle 20:28 Zione ha scritto:

Il pesce puzza dalla testa, disse Masaniello !

A proposito di sinistri Magistrati ignoranti, trafficoni e politicanti dall’anima nera e dalla toga rossa, c’è da ricordare, come giustamente diceva quel bravo ragazzo di MASANIELLO che “O pesc fet r’a cap”; questi Miserabili Vermi, invece puzzano già nel Covo dei Serpenti Malefici, dove sguazzano e proliferano altro velenoso Serpentume e dove la Coglioneria di alcuni è motivo di Elogio e la Scelleratezza di altri è causa di Encomio Solenne; insieme a pingui incarichi e laute prebende.

Quindi sarà bene che questi Sicofanti e Legulei senza Dignità, non rompano più i molluschi colle solite pallose litanie, intervallate da roboanti e potenti ragli e visto che sono ferrati in furbizia, dovrebbero almeno capire che conviene alle loro eccellentissime deficienze, di andarsene con mezzi propri; giacchè i nodi stanno venendo al pettine e il Popolo angariato, stufo e disgustato, implora e avverte il potente Sant’Alfano :

“Fai presto a fare quello che DEVI fare, perché quà non ce la facciamo più a sopportare a questa manica di FETENTI”.

Il 8 Luglio 2009 alle 05:45 naplesmast ha scritto:

Non condivido assolutamente che un momento di assoluto e palese dispregio della posizione istituzionale propria e dei convitati possa essere giustificato in nome del “così fan tutti”. No! Un atto deplorevole resta un atto deplorevole anche se prima (e dopo) è stato compiuto da altri. Nessuno può scagliare la prima pietra …. e allora? Saniamo oggi una porcheria in nome del fatto che in passato ne è stata un’altra? Serbiamo, invece, un po’ di indignazione per quanto successo allora, senza però tralasciare l’indignazione di oggi. E prendiamo atto che anche il buon Di Pietro, strenuo difensore di magistrati di qualsiasi tipo e specie, abbia riservato, questa volta, anche alla “Casta Eletta” (anche se si tratta solo di giudici costituzionali) una buona dose di fango. No! La Costituzione è un pilastro della nostra società italiana ed è troppo importante perché non ci si indigni quando viene sporcata con giochi di potere e diviene oggetto di compravendita nei salotti bene della Capitale (con buona pace del ministro Alfano e dei generali della Guardia di Finanza)

Il 9 Luglio 2009 alle 20:06 Zione ha scritto:

Cossiga: il Cavaliere è spiato. Vi dico come e da chi.

http://www.libero-news.it/blog.....s/view/637

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