
Giampaolo Pansa si occupa sul Riformista dell’intolleranza che «troppa gente di sinistra» nutre nei confronti di chi non la pensa in un certo modo. Ha tratto spunto da un paio di lettere inviate al Giornale da persone che lamentano d’essere state insultate in treno e in autobus per il solo fatto di avere tra le mani una copia del quotidiano milanese. Il frasario usato contro di loro va da «fai schifo!» a «sei un servo di Berlusconi».
Pansa, nel commentare le due lettere, riferisce di un episodio analogo di cui è stata vittima una sua lettrice, assalita a male parole perché, mentre era in attesa di un treno, leggeva il libro La grande bugia, documentata denuncia dei falsi storici e dei crimini commessi in nome della lotta di liberazione.
Naturalmente la madre degli imbecilli è sempre incinta e si potrebbe concludere che i due lettori del Giornale e la signora sono stati sfortunati e hanno avuto il guaio d’incappare in compagni di viaggio maleducati e fanatici. Ma Pansa, che fu cronista del Corriere della sera negli anni in cui «la sinistra menava e sparava», parole sue, «e Montanelli era ritenuto un fascista insieme ai suoi lettori», non minimizza. Anzi, siccome il diavolo si nasconde nei dettagli, spiega che scruta l’orizzonte con qualche timore.
Le aggressioni, gli insulti, le intolleranze sono il sintomo, il dettaglio per citare Giampaolo, che segnala una malattia più estesa, un settarismo strisciante che tracima e che rischia di bruciarci tutti. C’è infatti una parte di sinistra che non si limita a contestare le idee che non le piacciono, ma assale chi ne è portatore o, semplicemente, lettore. E non si tratta di pochi scalmanati. Dietro c’è una cultura di odio, una violenza che per ora è verbale, ma che non è detto resti tale.
È una cultura da vecchi stalinisti, che punta alla demolizione, all’annientamento di chi la pensa diversamente. Colpisce con furia, senza rispetto degli avversari, che vede come nemici di cui sbarazzarsi. Per questa cultura chi manifesta opinioni dissonanti non ha dignità né onore, non ha diritto di parola, fa schifo e basta. Non è un uomo, ma un servo.
Forse qualcuno penserà che io enfatizzi pochi episodi, ma, siccome tocco con mano da tempo questo sentimento di rancore, posso assicurare che nelle mie parole non c’è esagerazione: mi limito a riportare le opinioni che si trovano online e a sintetizzare gli insulti e le minacce. A differenza di Pansa, però non penso che il clima di intolleranza sia bipartisan. Non ho notizia di lettori della Repubblica o dell’Unità presi a male parole da qualche energumeno. E nemmeno di ingiurie contro chi appartiene a uno schieramento di sinistra.
Ho provato a chiedere ad Antonio Padellaro, che del quotidiano che fu comunista è stato direttore, se gli è mai capitato di ricevere lettere di persone che segnalavano lo stesso trattamento riservato ai lettori del Giornale e se a lui stesso fossero arrivate offese, e la risposta è stata no. La stessa domanda l’ho rivolta ad altri giornalisti ritenuti di sinistra. La risposta è stata ancora no.
Non voglio dire che a destra siano tutti angioletti, sempre pronti a comprendere le ragioni altrui. No, anche lì ci sono comportamenti esecrabili. Ma penso che l’intolleranza sia patrimonio della sinistra. Di più: che faccia parte del suo dna. E credo che chi si candida a diventare leader di un partito democratico per definizione non possa ignorare questo tema. Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino diano un segnale di civismo nei confronti di quegli italiani che sono la maggioranza del Paese. Evitino di considerarli tutti servi sciocchi di Silvio Berlusconi e impediscano che siano vittime dell’odio coltivato a sinistra. Sarebbe il miglior inizio per chi ambisce a governare l’Italia e a riunificarla.
- Lunedì 13 Luglio 2009























Commenti
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Il 14 Luglio 2009 alle 11:37 labuan65 ha scritto:
La democrazia della sinistra è evidente quando rifiuta la tessera a Beppe Grillo…. nn sapevo che ci volessero speciali credenziali per fare una tessa di partito….
Il 19 Luglio 2009 alle 18:27 lenovo ha scritto:
Caro direttore, sono diventato socialista gia’ nei primi anni settanta. Il sessantotto (aborrito per come ha minato l’insegnamento scolastico ecc., l’ho quasi del tutto mancato perche’ ero impegnato a mantenere alta la “tradizone di famiglia”, a fare l’emigrante all’estero. Nel ‘93 la piega che prese mani pulite mi
“costrinse” a diventare Berlusconiano come pura reazione istintiva. Oggi di me dico: mai piu’ di sinistra se sinistra continua ad essere sinonimo di intolleranza delle idee altrui. Un’intolleranza che impedisce agli elettori come ai politici di sinistra di accettare l’idea che si puo’ “non essere di
siistra” senza essere fascisti ne deficienti. Soltanto
non siamo tutti uguali. Io rivendico il diritto di pensarla “diversamente” e non lo nego per questo a loro
Il 23 Luglio 2009 alle 05:32 tigretarma ha scritto:
Un leader comunista che non coltivasse più o meno sottobanco la cultura dell’odio non è mai esistito. Perfino la condanna della violenza è stata sempre e solo a parole. Se fosse avvenuto il contrario i DS sarebbero ora socialdemocratici, cosa che evidentemente non è. Ieri Veltroni non ce l’ha fatta a liberarsi dell’ingombrante eredità e, dopo un tentativo che gli è stato fatale, nell’ormai inutile tentativo di non perdere la leadership, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro. Oggi Franceschini, nella sua nullità, appare plus royaliste que le roi, Bersani spera di andare a recuperare perfino i veterocomunisti più estremi, e l’integralismo di buona famiglia di Marino, che però come tutti gli integralismi è padre dell’intolleranza, è, come si è visto, capace di terribili forme di violenza sui generis. Dai tre non mi aspetto assolutamente nulla. Vorrei fare un esempio calcistico: ve l’immaginate il patron di una squadra in crisi decidere di tacitare gli ultras, frenare il loro tifo, tenerli fuori dagli stadi?
Il 24 Luglio 2009 alle 16:10 lenovo ha scritto:
Mi aggancio allo scritto di tigretarma per dire che secondo me, Marino, Bersani e Franceschini potranno sentirsi “fortunati” se riescono a non perdere troppo del partito e se non si dividono le “spoglie” dello stesso. Comunque perderanno pezzi e ne potra’ gioire soltanto il “cannibale” che non storce la bocca davanti a nulla. Di certo, e per me ha ragione tigretarma, loro non possono definirsi socialdemocratici con un volo “pindarico” del genere proprio ora che non hanno piu’ scelte rimaste. La loro fiuggi avrebbero dovuto farla quattro, cinque anni fa. Quando glielo chiedevano i piu’ al passo coi tempi e, alla luce dei fatti, i piu’ in sintonia con gli elettori, come Pansa, Ricolfi, Calderola, e dio solo sa chi altri. Non ne hano avuto il coraggio allora e adesso la situazione e’ molto, molto piu’ complicata. A.d.P. sta gia’ preparando il pentolone e la legna. Lenovo
Il 26 Luglio 2009 alle 09:10 manserucci ha scritto:
Tutto si spiega quando si pensi al parallelismo fra integralismo mussulamano ed integralismo rosso di ecente memooria.
Questo è ciò che caratterizza le ideologie che possiedono la verità tivelata che portano all’assolutismo ed alla intolleranza religiosa o politica che sfocia nel terrorismo di Al Qaida o nelle brigate rosse.
Putroppo anche se oggi le brigate rosse sono state messe a tacere, l’intolleranza continua a farsi sentire
ceando disagi ed allarmi che inibiscono l’espressione delle proprie idee in pubblico.
Il 26 Luglio 2009 alle 09:13 manserucci ha scritto:
Tutto si spiega quando si pensi al parallelismo fra integralismo mussulamano ed integralismo rosso di recente memooria.
Questo è ciò che caratterizza le ideologie che possiedono la verità tivelata che portano all’assolutismo ed alla intolleranza religiosa o politica che sfocia nel terrorismo di Al Qaida o nelle brigate rosse.
Putroppo anche se oggi le brigate rosse sono state messe a tacere, l’intolleranza continua a farsi sentire
creando disagi ed allarmi che inibiscono l’espressione delle proprie idee in pubblico.
Il 26 Luglio 2009 alle 12:30 mattapercaso ha scritto:
Caro Direttore, qui andiamo a parare in un “tabu” della sinistra.Parlo di autonomia delle persone.Di quanto “noi” i “diversi”, si possa non voler sottostare in modo pedissequio al pemsiero , anzi al “dogma ” della sinistra. Nel loro ..predicare, hanno perso di vista, quale sia la libertà delle persone (di parola e di pensiero). Ormai al loro interno, avrebbero bisogno di norme scritte e continuamente poste alla loro attenzione, per essere ricordate. Hanno perso anche il senso del concetto di dignità, che cercano di togliere , a chi non la pensa come loro,e che a tutti è dovuto.Hanno perso, e forse mai avuto, il vero senso della convivenza ,in una pluralità di opinioni. L’etica che porterebbe al rispetto della libertà di pensiero.Non sanno più ( o forse mai saputo)quale siano i concetti di base , per una civile convivenza. Per questo tanti come me, non li hanno votati, nè li voteranno più.E dove non ci sono valori, possono prendere piede solo le … bassezze. La saluto cordialmente
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