Romano: Sul petrolio la politica pesa più dell’economia

ritiro USA dalle città, tra bombe e festeggiamenti

Negli scorsi giorni, mentre le truppe americane cominciavano a ritirarsi dalle città irachene e il governo di Baghdad festeggiava la sua ritrovata sovranità, il ministro iracheno del Petrolio ha organizzato l’asta che avrebbe assegnato ai migliori offerenti una licenza per lo sfruttamento di otto fra i maggiori giacimenti petroliferi del paese. Fra i due eventi vi era naturalmente un legame. La fine dell’occupazione doveva coincidere con l’inizio di una fase in cui l’Iraq, dopo quasi vent’anni dalla prima guerra del Golfo, avrebbe riconquistato sui mercati mondiali la sua posizione di terza potenza petrolifera dopo l’Arabia Saudita e l’Iran.

Ma le celebrazioni erano probabilmente premature. Il ritiro delle truppe americane ha coinciso con una ondata di micidiali attacchi terroristici e l’asta petrolifera ha avuto per effetto un solo contratto. Con l’eccezione della British Petroleum, le grandi società preferiscono stare alla finestra. Aspettano la legge irachena sul petrolio, che il parlamento di Baghdad non è ancora riuscito ad approvare, e soprattutto l’evoluzione della situazione dopo la fine dell’occupazione militare. In altre parole, sulla disponibilità del petrolio iracheno per il futuro dell’economia mondiale esistono ancora molte incertezze.

Il caso iracheno è particolarmente serio e grave, però la mappa geopolitica del petrolio contiene altri punti interrogativi. Cosa accadrà in Arabia Saudita dopo la scomparsa di re Abdullah? Con lui, ultimo dei fratelli saliti sul trono dopo la morte del fondatore dello stato, si esaurisce probabilmente la linea di successione orizzontale. In un paese dove la famiglia al potere comprende 5 mila cugini e la politica riformatrice del re si scontra con le resistenze di un Islamismo assai gretto e ottuso, la lotta per la successione potrebbe mettere a rischio la stabilità del regime.

Ancora più grave potrebbe diventare la situazione iraniana. La guida suprema e il presidente Mahmoud Ahmadinejad hanno imposto la loro volontà e vinto la partita elettorale. Ma la crisi ha dimostrato che nelle élite ecclesiastiche esistono fratture molto più minacciose, probabilmente, di quanto siano le manifestazioni di Teheran. Le scosse provocate da una possibile crisi del regime iraniano potrebbero costringerci a rimpiangere i tempi in cui il regime degli ayatollah controllava il paese ed era pur sempre, anche quando i neoconservatori americani sostenevano il contrario, un interlocutore razionale.

Tralascio l’Africa, dove l’utilizzo delle risorse petrolifere dipende da regimi detestabili (il Sudan) o dalla capacità dello stato di mantenere il controllo dei giacimenti (Nigeria), e passo alla Russia, che è per molti aspetti il nostro partner naturale e ideale. Ma nelle mani di Vladimir Putin e Dmitri Medvedev il petrolio non è solo una ricchezza nazionale. È anche lo strumento di cui la Russia intende servirsi per riconquistare il controllo della grande area geografica, dall’Ucraina al Caucaso, che fu prima zarista e poi sovietica.

Mosca ha bisogno dei mercati occidentali e sa che il suo sviluppo dipende dalla collaborazione con l’Occidente. Ma se fosse costretta a scegliere fra obiettivi economici e obiettivi politici, sceglierebbe senza esitare i secondi.
In molti punti del pianeta, petrolio e politica formano ormai un intreccio che non sarà facile sbrogliare. Vi sono stati momenti, in passato, in cui le ragioni dell’economia finivano per prevalere su quelle della politica. Temo che oggi stia accadendo il contrario e che le crisi politiche, da quelle mediorientali a quelle dell’Asia orientale, pesino sul futuro del mondo assai più della crisi del credito e della recessione.

Commenti

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Il 16 Luglio 2009 alle 14:17 nhico ha scritto:

In un mondo ideale, la politica e l’economia avrebbero sempre lo stesso peso specifico, per evitare, appunto, che l’una potesse prendere il sopravvento sull’altra. Ma fuori da quella realtà virtuale, gli interessi della politica e dell’economia sono sempre in continua competizione. Con risultati altalenanti. Dopo il black out economico, il testimone dei buoni propositi non poteva che approdare nella mani della politica. Dandoci appuntamento alla prossima puntata.

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