Nella foto di gruppo scattata ad Ankara per la firma dell’accordo sulla costruzione del gasdotto Nabucco, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan troneggia al centro circondato dai presidenti e dai premier di un’area di fornitori e consumatori che comprende l’Asia centrale, il Caucaso, il Caspio e l’Europa danubiano-balcanica. La firma dell’accordo non ha dissipato la nebbia delle incertezze che ancora avvolge questo ambizioso progetto. Esistono i consumatori, ansiosi di sfuggire ai possibili ricatti russi, ed esiste la benedizione dell’Unione Europea (José Manuel Barroso, presidente della Commissione, era presente alla cerimonia di Ankara). Ma sulle buone disposizioni dei fornitori, nonostante la loro presenza in occasione della firma dell’accordo, esistono ancora parecchi dubbi.
L’Azerbaigian, per esempio, sa che il progetto non piace alla Russia e continua a tenere il piede in due staffe. Ma per la Turchia di Erdogan il Nabucco è pur sempre un successo diplomatico. Per un singolare ricorso storico, l’area geopolitica impegnata nella costruzione di questo ambizioso gasdotto corrisponde grosso modo a quella dell’Impero ottomano.
In condizioni e con stile alquanto diversi da quelli del passato, la Turchia è ancora una volta al centro di una regione che si affaccia a nord sulle steppe dell’Asia centrale, a sud sulle pianure della Mesopotamia, a est sui pozzi iraniani, a ovest sull’Adriatico e sui grandi mercati occidentali. Questo non significa che i nuovi ottomani abbiano rinunciato al principale obiettivo della loro politica estera.
Nell’intervista rilasciata al Corriere della sera, Erdogan ha ammesso che i turchi favorevoli all’ingresso del paese nell’Ue sono oggi il 51,9 per cento della popolazione, con una brusca diminuzione rispetto a 10 anni fa, e ne ha dato la colpa alle politiche di Francia e Germania. Il favore diverrebbe nuovamente plebiscitario, ha aggiunto, se il cancelliere Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy cambiassero il loro atteggiamento e dicessero: «Bene, se la Turchia soddisfa tutte le condizioni richieste, saremo pronti ad accoglierla». Però ha anche detto: «Vorremmo una risposta chiara. Vi sono leader che dicono una cosa e poi si correggono, e magari in altre sedi sostengono di non averla detta. È diventato comico, e noi siamo stanchi di comiche. (…) Mi chiedete se accetterei un’associazione privilegiata? No, mai. Chiediamo l’adesione piena e basta!».
Dietro questo evidente malumore vi è la convinzione che la nuova Turchia non sia priva di alternative. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha aperto spazi politici, nel Caucaso e nell’Asia centrale, che le erano prima preclusi. Lo sviluppo economico degli ultimi decenni attrae capitali e aziende straniere. Gli errori della presidenza Bush in Iraq e in Afghanistan le hanno procurato qualche noia (la rinascita della questione curda, per esempio), ma le hanno offerto l’occasione di allacciare nuovi rapporti e di fare nuove amicizie.
Quale altro paese della regione può essere al tempo stesso amico della Siria e di Israele, dell’Iraq e dell’Iran, dell’Azerbaigian e domani forse dell’Armenia? Quale altro paese incute rispetto a tutti coloro che potrebbero domani essere i suoi avversari, dagli Stati Uniti alla Russia?
Erdogan ha ragione. È ora che la Ue smetta di esprimersi ambiguamente e dichiari con franchezza le sue intenzioni. Vuole servirsi dello straordinario capitale accumulato dalla Turchia nel Medio Oriente allargato in questi ultimi anni? O preferisce che la Turchia giochi le sue partite da sola, con o senza l’Europa, a seconda delle sue convenienze?
- Lunedì 20 Luglio 2009























Commenti
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Il 26 Luglio 2009 alle 15:23 Cernusco 24 e Cernusco TV ha scritto:
La guerra dei tubi: per superare l’Ucraina sono tre i progetti di gasdotti…
L’Ucraina non è mai in buoni rapporti con la Russia, quando si parla di gas. Da alcuni anni ormai ci sono minacce e controminacce di chiudere i rubinetti, accuse reciproche di furti e di mancati pagamenti. La Russia rimane però il principale fo…
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