Non c’è dubbio che mettere online le parole carpite al premier col registratore in camera da letto sembra senz’altro il modo più efficace per affrettare l’approvazione di una legge molto severa contro l’uso e l’abuso delle intercettazioni. E, se non fossi assolutamente certo dell’incorruttibile fede antiberlusconiana dei colleghi dell’Espresso, penserei che la diffusione delle conversazioni tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario sia stata un’astuta mossa del Cavaliere, al fine di ottenere il via libera definitivo alla stretta sugli orecchianti.
Già, perché diffondere sul web le conversazioni tra il presidente del Consiglio e la escort di Bari nulla aggiunge alla vicenda politico-giudiziaria pugliese, ma molto porta alle ragioni di chi reclama un provvedimento che limiti la possibilità di captare le conversazioni private e di renderle pubbliche in barba a qualsiasi regola.
Che il capo del governo si fosse intrattenuto con l’esuberante signora era già risaputo e perfino le frasi, il lettone di Putin e le farfalline erano dettagli arcinoti. Dunque ascoltarli in vivavoce che cosa ha cambiato dal punto di vista dell’interesse della pubblica opinione? Nulla, assolutamente nulla. Ha aggiunto solo un tocco di voyeurismo, un po’ di morbosità in più all’intera vicenda. E soprattutto ha dato la sensazione di una stampa senza limiti, che è pronta a farsi beffe di tutto e di tutti, soprattutto se il tutto e tutti è l’odiato Cav.
Dunque la pubblicazione delle parole rubate a Palazzo Grazioli è un autogol? Probabilmente sì. Di certo è la prova che le intercettazioni sono un problema e l’uso che ne viene fatto ormai non ha alcuna attinenza con la giustizia, ma esclusivamente con la politica, perché quelle di Bari sono frasi prive di risvolti penali, ma cariche di significati politici.
Tutto ciò non deve però indurre alla facile convinzione che basti approvare la legge Alfano per cancellare il problema. Punire i giornalisti e multare gli editori non impedirà che episodi simili si ripetano. Le draconiane misure del guardasigilli sono fatte per essere beffate: basterebbe pubblicare le conversazioni proibite su un sito estero, non riconducibile ad alcuna persona fisica residente in Italia, per farla franca.
L’unico modo per impedirne realmente la diffusione è attribuire la responsabilità della fuga di notizie al magistrato che è titolare dell’inchiesta. È lui che deve garantire che le intercettazioni, abusive (come quelle di Patrizia D’Addario) o autorizzate, una volta pervenute nelle mani della giustizia, che ha l’obbligo di custodirle, non prendano invece il volo verso le redazioni dei giornali. È il pm che deve vigilare su chi ha in mano quel materiale sensibile. Se non è in grado di garantire la riservatezza, sua o dei collaboratori cui egli ha delegato le indagini, ne risponda disciplinarmente con qualche anno di carriera.
Basterebbe questa piccola norma, credetemi, a interrompere quel circuito perverso attraverso cui magistrati e investigatori hanno costruito e costruiscono il loro successo e la loro reputazione, foraggiando quotidianamente i cronisti in cambio di notorietà.
Gli eccessi e gli abusi cesserebbero come per incanto. Così, finalmente, senza l’eco dei pettegolezzi e dei dettagli scabrosi, molte inchieste giudiziarie apparirebbero per quel che sono: aria fritta.
- Martedì 28 Luglio 2009























Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 29 Luglio 2009 alle 08:40 snoopy301147 ha scritto:
Mr Belpietro…a forza di autogol similisi va in serie B
Il 31 Luglio 2009 alle 22:10 fercas ha scritto:
caro SNOOPY301147 mi sa che in serie B ci sei già unitamente a quelli che ci verranno prestissimo! Cordialità.
Il 4 Agosto 2009 alle 18:23 gek ha scritto:
Perchè invece non potrebbe essere che Belpiero ha ragione, in fondo se c’è un’inchiesta in corso, e le intercettazioni oggetto della stessa le hanno in mano i magistrarti, com’è che anche i giornalisti riscono facilmente ad averle? non sarebbe il caso che i magistrati appurino come tali intercettazioni siano finite alla stampa e ne puniscano l’uso, diversamente siamo tenuti a pensare che vi sia una connivenza ben indirizzata e motivata.
Se non ricordo male un politico tutt’ora in cariera disse”…A pensar male talvolta ci si prende…” e credo che la sapesse lunga a proposito…
Il 5 Agosto 2009 alle 14:38 indigesto ha scritto:
Pare sia di questi giorni l’assicurazione data dalla Procura di Bari circa la blindatura cui sono state sottoposte le registrazioni ivi depositate. Orbene, se si tratta delle stesse, appare evidente che ci troviamo in presenza di copie ottenute all’origine, prima ancora del loro deposito, suppongo in originale, col chiaro intento di farne mercimonio o pubblicizzazione interessata, se non addirittura già previste in fase di “accordo” tra chicchessia sulla trappola da far scattare ai danni di persona comunque ignara. Che la stampa, o altri media, ne facciano uso rientra sempre nel “buongusto” e nell’etica che la nostra non perde mai occasione di mostrare. Quanto a quella estera, non mi pare sia tanto diversa in questo, se non peggiore. Si dirà della libertà di stampa e della lotta politica, ma in questi casi si tratta di praticare un profilo basso, bassissimo, una volta proprio solo dei cosiddetti giornali scandalistici, a cui certe testate potrebbero anche fare a meno di ispirarsi. Non foss’altro che per dignità !
Il 6 Agosto 2009 alle 17:38 snoopy301147 ha scritto:
SCRITTO da PAOLO GUZZANTI
Paolo Guzzanti, parlamentare del centrodestra eletto con il Pdl e poi passato al PLI, prima in un post e poi in risposta a un commento sul suo blog apre un nuovo capitolo sugli scandali sessuali di Berlusconi.
Oltre a specificare di essere «tra quelli che pensano e anzi sanno che davvero tutto è politico, che la vita privata di una persona pubblica è pubblica e che si risponde di tutto», Guzzanti scrive di aver lasciato Berlusconi anche «per il suo atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne, tutte le donne, essendo un gran porco e una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto, sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario. Quest?uomo ai miei occhi corrompe la gioventù e mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna».
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.