Romano: Sos dalla Mitteleuropa

putin

Ho accennato nelle scorse settimane alle molte resistenze che Barack Obama deve superare, in patria e all’estero, per raggiungere gli obiettivi della sua politica internazionale: il dialogo con l’Iran, il miglioramento della situazione afghana, l’interruzione degli insediamenti ebraici nei territori occupati e il «reset» delle relazioni con la Russia.

Ciascuno di questi obiettivi si scontra con le difficoltà sul terreno (è il caso dell’Afghanistan), con gli interessi di alcuni paesi, con i gruppi di pressione che li rappresentano a Washington e con quella parte del mondo politico che preferiva la muscolosa politica estera di George W. Bush. Alla schiera dei critici del nuovo presidente si sono ora aggiunti alcuni fra i maggiori esponenti politici e intellettuali della Mitteleuropa, da Vaclav Havel, ex presidente della Repubblica Ceca, a Lech Walesa, ex presidente della Polonia, da Alexander Kwasnieviski, successore di Walesa al vertice dello stato polacco, a Karel Schwarzenberg, ex ministro degli Esteri della Repubblica Ceca. In una lunga lettera pubblicata dal quotidiano di Varsavia Gazeta Wyborcza, 22 personalità dell’Europa ex comunista hanno lanciato a Washington un grido di dolore.

Hanno detto anzitutto di avere constatato che i paesi dell’Europa centroorientale non sono più al centro degli interessi americani. E, dopo questa implicita critica della nuova presidenza, hanno disegnato un quadro allarmante dell’area europea a cui appartengono. La crisi ha colpito duramente i paesi della regione e ha provocato inquietudini che potrebbero favorire le politiche introverse dei nuovi leader politici, molto diversi dai riformatori democratici che li hanno preceduti.
Alcuni avvenimenti recenti (la guerra russo-georgiana e le crisi energetiche) hanno dato all’Europa centroorientale l’impressione che la Nato abbia perduto la capacità di reagire e che la Ue sia troppo condiscendente.

I nostri paesi, affermano gli autori della lettera, sono oggi meno filoamericani di qualche anno fa.
Dietro queste preoccupazioni vi è la nuova Russia di Putin e Medvedev, implicitamente accusata di volere riaffermare la sua autorità nelle vecchie aree d’influenza dell’impero zarista e dello stato sovietico. E vi è in particolare la vicenda delle basi antimissilistiche che l’America di Bush stava per allestire in Polonia e nella Repubblica Ceca.

Gli autori della lettera sanno che Obama sta negoziando con i russi e gli ricordano che il problema delle basi è diventato un simbolo della credibilità americana. Lo invitano in altre parole a non adottare una linea remissiva, a rafforzare la Nato, a impegnare maggiormente gli Stati Uniti negli affari europei e soprattutto ad adottare una politica più energica verso la Russia.

La lettera piacerà a coloro che considerano la Russia alla stregua di un potenziale nemico. Ma piacerà molto meno a Bruxelles, dove qualcuno potrebbe fare, con ragione, almeno tre osservazioni.
In primo luogo la crisi lamentata dagli autori della lettera viene dall’America e i suoi danni in Europa centroorientale sono dovuti alla fretta con cui i paesi della regione si sono adeguati al modello americano.

In secondo luogo la lettera non riconosce che i grandi progressi dell’Europa centroorientale, dalla caduta del Muro a oggi, sono dovuti in gran parte ai programmi finanziati dall’Unione Europea. E in terzo luogo qualcuno si chiederà se sia possibile proseguire sulla strada dell’integrazione europea con paesi per cui ciò che maggiormente conta, a giudicare dagli autori della lettera, è il rapporto con gli Stati Uniti.

Commenti

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Il 29 Luglio 2009 alle 19:08 rafbv ha scritto:

Gentile Sig. Romano, le parlo dalla Romania che, in buona parte, condivide aspirazioni e timori della Mitteleuropa. Purtroppo da secoli questi Paesi sono e si sentono trattati dall’ Europa come semplice merce di scambio per tacitare gli appetiti i potenze piu’ grandi di loro. L’ idea che sembra trasparire dal suo articolo e’ che dovrebbero semmai allontanarsi dagli USA colpevoli di aver esportato (anche) qui la loro crisi. Ma i rumeni -come i cechi e i polacchi- non possono dimenticare che, nonostante il loro sviscerato amore per la Francia (Bucarest, piccola Parigi di cui ha continuato a copiare l’ architettura persino all’ epoca della dittatura comunista; la fuga in Francia del fior fiore di artisti e uomini di cultura….) fu data in pasto prima a Hitler e poi a Stalin. E, andando a ritroso, fu abbandonata a turchi e slavi chiedendo disperatamente quanto inutilmente, aiuto all’ Occidente in una lingua neo-latina. E’ naturale che, di noi, si fidino fino ad un certo punto, soprattutto con la nostra fame di petrolio….e avendo sperimentato direttamente l’ “amicizia” dei russi.
Infine, dagli USA avranno si’ importato la crisi, ma anche un modello di economia che -almeno finora- ha permesso loro un benessere che prima non potevano neppure immaginare. A noi e’ successo piu’ o meno la stessa cosa,ma forse perche’ e’ passato molto piu’ tempo, ce lo siamo dimenticato e ci siamo convinti che, come la Liberazione, anche il nostro benessere sia tutta opera nostra. Ma come siamo bravi!
Distinti saluti

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