Si discute molto in questi giorni di nuove risorse per il Sud. La Sicilia e altre regioni meridionali vogliono che il governo apra i cordoni della borsa per finanziare grandi progetti e infrastrutture. I soldi da attingere sono quelli del Fondo per le aree sottoutilizzate (una volta si usava dire sottosviluppate, ma adesso, in ossequio al politically correct, non si può più).
Non ho competenza per entrare nel merito degli interventi che si intendono realizzare. Mi limito a rilevare che la storia del nostro Mezzogiorno è piena di cattedrali nel deserto, opere inutili che sono servite solo a dare lavoro incerto a qualche migliaio di disoccupati e guadagni certi a criminalità e politica. Il rischio che anche questa volta i fondi facciano la stessa fine c’è ed è forte, così come enorme è la pressione clientelare che alcuni governi regionali subiscono e allo stesso tempo alimentano pur di stare in piedi.
Ma ciò che mi ha colpito non è la protesta della Sicilia e delle altre regioni, bensì quello che è accaduto in Campania nel campo della sanità e di cui i giornali hanno parlato poco o niente.
La scorsa settimana il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha deciso di commissariare l’intero sistema di cura della regione. Motivo? I conti fuori controllo. La sanità campana ha infatti un disavanzo tra i più elevati del settore e i piani predisposti dagli assessori di Antonio Bassolino fino a oggi non hanno prodotto alcun risparmio. Per cui il governo ha deciso di commissariare tutto. Però, sorprendentemente, la persona cui sono stati affidati poteri speciali per rimettere in ordine il bilancio sanitario regionale è lo stesso Bassolino, un po’ come se per salvare un’azienda dal fallimento la si affidasse nelle mani di chi l’ha portata alla bancarotta. Ancora più sorprendente è che il governatore della Campania si opponga al commissariamento, ovvero all’idea di avere la possibilità di decidere in piena autonomia, e minacci ricorsi al tar e annunci l’intenzione di rifiutare l’incarico.
Il caso mi pare d’un certo interesse perché fa capire come quando c’è da chiedere più soldi molti amministratori locali siano in prima fila, ma quando c’è da amministrare e assumersi le responsabilità, soprattutto quella di tagliare gli sprechi senza se e senza ma, c’è il fuggi fuggi. Fare il commissario e applicare i rigidi parametri di contenimento delle spese costringe a scelte dolorose e queste i masanielli del Mezzogiorno non le vogliono fare.
Aggiungo un’ultima osservazione. I governatori che protestano per la mancanza di fondi, e minacciano la creazione di un partito del Sud in opposizione alla Lega, sono quelli la cui sanità è sull’orlo del crac. Di Bassolino e dei suoi 554 milioni di disavanzo ho già detto. A lui si aggiungono il presidente della Calabria, Agazio Loiero, e quello della Sicilia, Raffaele Lombardo, entrambi sotto osservazione, come peraltro il governatore della Puglia, Nicky Vendola, anche se il suo disavanzo supera di poco i 200 milioni.
Insomma, quattro su quattro delle regioni che battono cassa hanno una sanità sprecona. E allora mi permetto una domanda: visto che le cure e gli ospedali assorbono circa l’80 per cento dei bilanci di ciascuna regione, non sarebbe logico rimettere ordine in quei conti per trovare i fondi necessari a finanziare i progetti fermi invece che chiederne altri a Roma? Temo di sapere già la risposta: sarebbe logico, ma sarebbe anche la fine di troppe carriere. Di lungo corso e lunghe clientele.
- Venerdì 31 Luglio 2009























Commenti
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Il 4 Agosto 2009 alle 22:09 indigesto ha scritto:
Non sarebbe piuttosto il caso di togliere la Sanità alle Regioni? Questo colossare affare gestito sulla pelle dei cittadini ! Non è che in altri tempi abbia avuto migliore sorte, quando era gestito dal Governo centrale, ma almeno non si aveva l’impressione (dico l’impressione) del dilagante malaffare e delle disparità, per questo venutesi a creare, tra cittadini di uno stesso Stato (se è ancora valido questo concetto). Si sa, i politici del Sud sono gli eredi naturali di quella classe corrotta e nobiliare che tanta parte ebbe nel “contribuire” all’unità d’Italia; il popolo del sud un pò meno, ma a quello ci pensò Cialdini! Ma questo è un altro discorso. Comunque questi politici bisogna tenerseli, e, tornando alla Sanità, non sappiamo ancora cosa si celi dietro il virtuosismo delle Regioni del nord; non dimentichiamoci da dove è iniziata Tangentopoli. In ogni caso si tratta di un settore troppo sensibile, e dai risvolti anche morali, per essere lasciato in balia di potentanti locali, che potrebbero anche accontentarsi della gestione dei rifiuti (e qui è meglio non parlarne), del cotrollo dei Comuni che truccano i semafori, e qualcos’altro! Giusto per mantenerli, limitandone i danni!
Il 5 Agosto 2009 alle 09:05 gaetano merola ha scritto:
Voglio fare i complimenti al direttore Belpietro , per l’interessamento al problema Bassolino.Dopo i danni fatti per i rifiuti, continua ad affossare la Campania , con incarichi ricevuti a Roma , connivente la destra.
Auspicherei mitragliate giornalistiche più pesanti e incessanti contro questo personaggio , che continua incessantemente , come un cancro , a distruggere questa regione già uccisa.
Nello specifico la sanità privata campana costa allo stato il 40% di quella pubblica , dati alla mano , a parita di prestazioni ; orbene da circa un quinquennio la Regione attua la politica di tagli graduali alle strutture private ,strozzandole , anno per anno , invece di premiare le capacità imprenditoriali e di rispormio nei confronti della ‘res publica’.
Naturalmente è tutto documentabile .
Continui la prega a mettere il naso nei posti puzzolenti.
Con osseravanza.
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