L’altra mattina leggendo il Corriere mi sono stropicciato gli occhi.
Per un attimo ho creduto di avere tra le mani L’Unità o Il Manifesto. E invece no, il corsivo che commentava la storia degli irriducibili che da un anno occupano l’ex fabbrica milanese di Lambrette e dei cinque di loro che si sono arrampicati in cima a una gru compariva proprio sulle pagine del fu quotidiano della borghesia lombarda.
In diciotto striminzite righe l’autore bacchettava i proprietari dell’Innocenti Sant’Eustacchio, spiegando che il loro modo di fare contraddiceva ogni regola d’impresa. «Un buon prodotto, una tecnologia avanzata, un forte attaccamento aziendale. Eppure deve chiudere, in nome di un business tossico che ignora mercato e qualità» scriveva Giangiacomo Schiavi, prendendo le difese dei lavoratori, i quali si erano scontrati con la polizia che li voleva sloggiare perché impedivano l’accesso all’azienda.
Già l’idea che un imprenditore arda dal desiderio di chiudere una fabbrica che fa un buon prodotto, ha strabiliante tecnologia e migliori maestranze mi sembra balzana. Ma l’accusa di voler investire in un business tossico contro il mercato e la qualità mi riporta alla mente i vecchi slogan sindacali degli anni Settanta, contro il padrone brutto, sporco e cattivo. Tutte le volte che un’impresa chiudeva c’era un capitalista cinico che la voleva assassinare nonostante godesse di ottima salute.
Non so se i funzionari di Cgil, Cisl e Uil non sapessero leggere i bilanci o recitassero una parte in commedia, ma ho sempre sospettato che gli mancasse il coraggio di dire la verità agli operai, ovvero che la fabbrica era morta. Magari per colpa del titolare e dei suoi errori, ma comunque morta. Così, spesso, spingevano i lavoratori a inutili lotte, inducendoli a resistere mesi, a volte anni, al grido «Un minuto più del padrone».
La storia della Innse non è diversa da quelle di molte imprese che non hanno retto il mercato e che non sono riuscite a trovare un sistema flessibile per produrre o non glielo hanno lasciato trovare. Dell’ex industria di Lambrette è rimasto solo il nome: l’agonia è cominciata all’inizio del Terzo millennio, tra cassa integrazione, mobilità e cambi di proprietà. Negli ultimi nove anni i dipendenti hanno lavorato a singhiozzo solo per pochi mesi e non sempre a pieno regime. Naturalmente questi quasi due lustri non sono trascorsi tranquillamente, ma fra lotte sindacali e interventi di polizia e carabinieri.
Dov’è dunque l’azienda descritta dal Corriere? Dov’è l’esempio di buona impresa che aspetta il salvatore e nel frattempo deve difendersi dai cannibali che la vogliono privare del futuro, come scrive Schiavi?
La verità, molto più banalmente, è che l’Innse non ha alcun futuro e che i dipendenti in questi anni sono campati tra sussidi e conflitti, tra gomme tagliate alle auto degli amministratori e dirigenti rinchiusi per ore nel loro ufficio per avere contestato assenze ingiustificate. L’Innse non è né un’azienda modello né un’isola felice. È solo una storia sbagliata, come titola il Corriere. Forse per colpa della proprietà, ma anche del sindacato. E forse pure di qualche giornalista che fatica a capire quanto sia duro oggi fare l’imprenditore.
- Venerdì 7 Agosto 2009























Commenti
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Il 7 Agosto 2009 alle 20:29 vincenzo.m. ha scritto:
¶ Il 6 Agosto 2009 alle 17:46 vincenzo.m. ha scritto:
PROVIAMO AD INDAGARE.
Lei sa dove è stato relegato distratto il link di PANORAMA.ONLINE dedicato all’economia con tutti gli articoli annessi?.
Non saranno caduti accidentalmente nella sua valigetta, ma sì…
tanto a nessuno interessa l’economia…
Comunque provi, gent.mo dott. Maurizio sig. Belpietro, provi ad indagare.
Grazie.
Il 7 Agosto 2009 alle 21:55 Zione ha scritto:
Signor Vincenzo, guarda che c’è e ho lasciato anche un messaggio su “Nutella” per avvisarti; perché dopo che ho letto il tuo precedente allarme, ho provato a cliccare su Edicola (o altro ?) ed è venuto alla luce e forse lo becchi lo stesso, sulla “Ricerca” del detto termine, che ti porta in Economia; anzi mi sembra che ho pure tirato le orecchie a qualche “moderatore ?” infingardo e “bannatore” (dei Forum) …
Per quanto riguarda questo Articolo, posso assicurare, con tutta la mia esperienza di lotte di Fabbrica e di “Boite” (in Piemonte, anche come Rappresentante Sindacale Aziendale), che una descrizione, per quanto amara e sintetica, così efficace e veritiera di una triste situazione, come è stata fatta dal Chiarissimo Dottor Belpietro, si pone ai vertici dell’onesta comunicativa Giornalistica, che purtroppo e disgraziatamente è un virtuoso patrimonio di pochi Eletti.
Il 8 Agosto 2009 alle 10:22 vincenzo.m. ha scritto:
Grazie.
Sig. Zione, grazie per la comunicazione, ho letto “Nutella” e ciò dimostra che il presente canale si presta ad un colloquio funzionale ed immediato. Ciò che intendevo rilevare non era la posizione dei “Forum” economia ma il fatto che prima esisteva un link simile in tutto e per tutto al link Italia con la medesima configurazione di layout.
Se dovessimo digitare nella ricerca un nick di coloro che avevano scritto un commento ne otterremmo quale risultato la traccia storica del link al quale faccio riferimento e poterne rintracciare gli articoli.
Il canale http://blog.panorama.it/econom.....ia/ sembra sia stato fuso nel canale Italia.
Il mio interesse era rivolto alle ragione per cui gli eventi si rendono necessari, desiderio primario era riconoscere la mia perplessità e limitatezza.
Un ottimo lavoro per un eccellente risultato, gli sforzi per l’ottenimento dello stesso ha però lasciato traccia di terribili e pressanti segnali di incapacità personale di comprensione.
Temo di non essere il solo ad essere basito…
N.B.
Per quanto concerne l’articolo del dott. Maurizio sig. Belpietro ho sempre ritenuto che la realtà più accessibile dei fatti si celi nei numeri che, nel caso in oggetto, si identificano con i bilanci.
Bilanci che non vengono redatti dagli operai e che spesso non trovano elementi di conoscenza interpretativa da parti delle unità sindacali.
La responsabilità è sempre e comunque dei dirigenti.
Attraverso la lettura dei bilanci e delle decisione intercorse a posteriori identifichiamo le responsabilità.
A presto.
Il 14 Agosto 2009 alle 23:20 Zione ha scritto:
Meno male che si è riuscito comunque e in extremis a salvare l’Azienda; fa piacere che è stata rilevata dalla Camozzi che è una buona realtà dell’industria Italiana e dall’entusiasmo che traspirava dalle parole del “Vecchio” Camozzi, ci sarà di nuovo motivo di entusiasmo per l’antica e gloriosa fabbrica dell’Innocenti.
Si nota che qualche volta San Gennaro si ricorda di esistere e ci mette la sua Potente mano; si vede che è conosciuto anche al Nord.
Il 15 Agosto 2009 alle 12:02 vincenzo.m. ha scritto:
BUILDING AND LAND.
Talvolta la produzione ced
e il passo all’ambiente, talvolta cessa d’importanza l’ammortamento del fabbricato per cedere il passo ad un interesse sovente non considerato: fin dai tempi più antichi nelle diatribe, più o meno convergenti a conflitti evidenti, non era concesso identificare il vero punto d’interesse.
Dai bilanci si potrà osservare la dimensione territoriale precedente al “conflitto” e compararla con quella post-conflitto. Potrebbe anche essere che il nocciolo dell’interesse si configuri con un futuro avvenimento dell’area di Milano. Un evento denso di articolati interessi che possono incrementare valori di fabbricato o di “terreno”.
Agli estimatori di siffatte articolate operazioni contabili una interessante e coinvolgente analisi tra politica, tutele e industria.
Il 21 Agosto 2009 alle 21:32 Zione ha scritto:
Al mio caro sumà bogianen ed Emerito Ciuccio Ciucc; alias Enrico Fumagalli, di ritorno per breve licenza (in prova e sotto controllo medico) dal Gerontocomio dove attualmente lo curano per Titanico Rimbambimento, voglio esprimere il mio compiacimento per la ritrovata forma di composizione delle solite Pallose Litanie, a cui ci stavamo affezionando e di cui si cominciava a sentirne la mancanza.
Vorrei anche ricordargli rispettosamente di essere più attento quando si riferisce al Silvio nazionale, perché questi è un uomo che proviene dal Lavoro e fra le tante opere buone compiute, è anche un Benemerito della Baggina; il meritorio Ospizio dei Poveri Vecchi, dove a distanza di qualche anno lo stesso Berlusconi ha fatto due donazioni di TASCA PROPRIA di Cinquecentomila Euro l’una; pertanto se il bravo Enri dovesse aver bisogno di essere ricoverato, basta che lo faccia sapere e così, raccomandandoci alla benevolenza del Papy, sempre disponibile ai bisognosi, cerchiamo di fargli dare una spinta a dietro.
Ho dato un’occhiata in giro su quello che tu e i tuoi degni compari gaglioffi e lestofanti, scrivete continuamente e con diabolica cattiveria contro quel Gigante del Cavaliere, nostro Grande Presidente del Consiglio, tanto invidiatoci da molti e che il vostro livore appella vigliaccamente col nomignolo “Il nano”; per quanto superi di una spanna, molti di voi.
Ho riflettuto parecchio e ho chiesto lumi anche al Dottore della testa, che ti cura; per cui sono giunto alla triste conclusione che un odio così feroce, specie da parte tua, si può spiegare solo col fatto che forse ti è rimasto qualche doloroso ricordo di gioventù da parte di qualche nano che ti ha fatto un brutto scherzo da prete e che malgrado gli anni trascorsi, ti duole ancora terribilmente.
Scusa ma è colpa tua, se ignoravi una notizia del genere, perché si è sempre saputo che i nani sono dotati di grossa e robusta fava asinesca; per cui se dovesse capitarti una nuova frequentazione del genere, la prossima volta basta chiedere consiglio a Biancaneve e vedrai che così ti salverai dalle pene dell’Inferno, almeno su questa terra e non dimenticare le spugnature con acqua fredda, almeno così avrai un rinfrescante sollievo, per cui spero che in seguito ci romperai meno i totani (i marrun, i molluschi … e pall). Cerea neh !
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