Ferrara: Perché Obama ha fatto marcia indietro sulla riforma sanitaria

Barack Obama

Barack Obama potrebbe anche farcela a riformare in modo sensato la sanità americana, che costa troppo e non produce una copertura universale, ma l’instaurazione di un compiuto stato sociale all’europea, con prerogative pubbliche decisive, pianificazione centralizzata dei governi, deresponsabilizzazione del cittadino, questo non mi sembra un obiettivo alla sua portata.

Non si sono mossi in questa direzione né Franklin D. Roosevelt con il New deal né Lyndon B. Johnson con la sua Great society, per dire due dei presidenti democratici che hanno più agito nel senso di irrobustire il potere pubblico in un paese che ne diffida storicamente, culturalmente e perfino profeticamente. Perché la battaglia intorno al modo di curarsi è da sempre negli Stati Uniti un duello sugli stili di vita, il punto critico del rigetto americano di ogni formula socialista.

Agli americani si addice la solidarietà, nella forma estesa e privata della filantropia, dei charity, delle raccolte fondi per i più deboli, e nella forma statale limitata ai bambini e ai vecchi, che infatti godono ormai da decenni, con Medicare e Medicaid, di due ottimi programmi di assistenza e cura pubblica. Il fatto è che non amano, invece, la solidarietà come sistema, come ideologia politica, forma di governo intrusiva dei diritti individuali e incurante della libera e responsabile capacità di scegliere, di negoziare per i propri interessi, di risolvere ogni tipo di esigenza sociale diffusa in progetti flessibili e adattabili a ogni singola famiglia.
In una parola, gli americani non vogliono un gigante assicurativo pubblico capace di dare la copertura universale attingendo alle casse erariali, generando tasse, producendo una spesa da big government, da stato tuttofare che ti paga e ti comanda.

E se Obama ha già, come sembra, mollato la prospettiva di un colosso sanitario pubblico, lo si deve anche, molto probabilmente, alla recente storia di Fanny Mae e Freddy Mac. Che erano le due grandi compagnie finanziarie e mutualistiche, garantite dalla banca centrale, incaricate di rendere accessibile a tutti la casa, attraverso quei mutui di favore la cui trasformazione in derivati finanziari legati alla bolla speculativa ha prodotto la grande crisi di liquidità e di credito dei mercati a partire dal settembre dell’anno scorso.

È troppo fresco il ricordo del fallimento tragico di due grandi centri di potere e di spesa assistenziale che da decenni erano il pegno storico di una possibile socialdemocrazia all’americana perché l’opinione generale e il Congresso che la rappresenta si possano piegare all’idea di un grande potere pubblico di spesa e di intervento sanitario. No way, José. Di qui non si passa. E il presidente dovrà calibrare le sue promesse di profeta della speranza sulla misura di prudenza e razionalità privata che è tipica della forma sociale americana.

I riformatori della sanità americana sono ambiziosi e spregiudicati, spesso demagogici, ma hanno ragioni dalla loro parte. Il paradosso di un sistema che garantisce di meno i cittadini e costa di più di quelli europei c’è, con ogni evidenza. Ma al di là di quel paradosso, che va poi considerato alla luce del fatto che in America le risorse private e pubbliche finanziano anche una ricerca in campo sanitario esemplare in tutto il mondo, e di rara eccellenza, c’è quella strana e fortemente ideologica fede nelle proprie forze, quel senso puritano del dover essere, che impedisce agli americani di piangere calde e sincere lacrime per quella quota di popolazione, in età di lavoro, che non vuole o non può o non sa cercarsi una assicurazione sanitaria compatibile con un dignitoso e cauto modo di vivere. O meglio: piangono e poi, quando si deve decidere chi decide, se la società e le famiglie o lo stato onnipotente, si fanno subito passare la sbornia di lacrime.

Commenti

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Il 25 Agosto 2009 alle 10:41 Sulla riforma sanitaria si è rotto l’incantesimo tra Obama e l’elettorato americano » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Come spiega Giuliano Ferrara nell’articolo su Panorama, da un punto di vista storico e culturale, per i cittadini statunitensi è difficile accettare l’idea che ci sia un sistema pubblico centralizzato e pianificato che si “prenda cura” di loro, preferendo un’assistenza sanitaria basata sulla carità privata e sull’efficacia delle prestazioni, e demandando ad altre forme di solidarietà sociale il compiti di occuparsi dei meno fortunati. [...]

Il 25 Agosto 2009 alle 12:43 indigesto ha scritto:

Grande Democrazia o grande Plutocrazia?

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