Vespa: Quel che ho capito dello sballo

Rave party

Appartengo in ogni senso a un altro secolo. Quando vedo giovani morti o in coma dopo una festa, faccio un po’ di confusione. Qual è la differenza tra le feste in barca a Panarea e i rave party? Differenza enorme, mi spiegano. Alle feste di Panarea (e dei tanti altri posti in cui ci si diverte in questo modo) l’incidente è appunto un incidente, cioè imprevedibile.

Nei rave party l’incidente è in qualche modo programmato, cioè esistono molte probabilità che possa capitare. Nelle feste di Panarea un numero spesso spropositato di giovani riempie una barca all’inverosimile, prende il largo, spara musica a palla a sufficiente distanza dalla costa per non essere affondato dalle fucilate di residenti e/o bagnanti comuni. Gira molto alcol e qualcuno può anche farsi di qualcosa, ma rappresenta l’eccezione. Se dunque una ragazza finisce in coma etilico, guasta la piazza, getta allarme, insomma è un problema.

I rave party sono invece frequentati dai «carbonari della trasgressione». Vengono programmati attraverso la rete con codici cifrati: la stessa cosa che avrebbero fatto gli eroi del Risorgimento se avessero avuto internet a disposizione. Non si sa mai chi ne siano gli organizzatori e soltanto alla fine si scopre il luogo dell’appuntamento. Alla fine s’incontrano centinaia di persone che bevono moltissimo e si drogano quasi tutte, percorrendo l’intera scala della trasgressione chimica, dalle pasticche fino all’eroina e alla cocaina.

Anche se l’età media è intorno ai 25 anni, ai rave party partecipano ragazzi e ragazze giovanissimi. Prendono una pasticca appena arrivati, come usa con un prosecco o uno spumante nelle feste normali, perché vogliono partire per un viaggio pazzesco. Pasticca mescolata con alcol è il biglietto d’ingresso della categoria juniores. Quelli più scafati passano subito a eroina e cocaina. Il mix di alcol e stupefacenti supera ogni limite di tolleranza. È ragionevole che ci scappi il morto. I due ragazzi stroncati in Puglia e in Molise portano a sei le vittime degli ultimi due anni. Ce ne saranno ancora, prima o poi.

In Italia i rave party sono una decina per stagione. Bene, a questo punto il signore dell’altro secolo si chiede perché tutto questo accada. Continuo a difendere con le unghie il diritto a un bicchiere di vino e guardo perciò con realismo e prudenza alle diverse proposte di proibizionismo. È tuttavia impossibile negare le ragioni di un vecchio crociato come il ministro Carlo Giovanardi che vuole la mano dura: qualche infiltrato dei servizi non ci starebbe male per risalire a organizzatori di feste mortali e grossisti di droga.

Ma credo che si debba riflettere seriamente su una battuta di don Gino Rigoldi, che da sempre assiste i tossicodipendenti: «I ragazzi italiani sono senza futuro, hanno una bassissima stima di loro stessi e per questo provano a essere potenti per una notte».

Sulla prima parte della frase non sono d’accordo. Il futuro dipende certo dalle opportunità sociali, ma soprattutto da noi stessi. La storia italiana è piena di poveri che hanno tenuto duro e ce l’hanno fatta. Concordo invece con il resto della riflessione di don Rigoldi.

È vero che molti giovani non hanno stima di sé e cercano quindi delle scorciatoie. Qui il ruolo dei genitori è fondamentale. Da un lato non si deve dare ragione ai figli sulle cause di ogni fallimento scolastico. Dall’altro si prenda atto che oggi non basta più fare i padri e le madri fino a vent’anni. I nostri figli crescono al tempo stesso prima (sessualmente) e dopo (come maturità complessiva) dei genitori. Spesso sono adolescenti ancora a trent’anni. Non bisogna stancarsi di guidarli, di invitarli a tenere duro, di fargli capire che la vita è comunque troppo bella per lasciarla annegare in un bicchiere di alcol e nelle pasticche in una notte d’estate.

Commenti

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Il 24 Agosto 2009 alle 21:08 vincenzo.m. ha scritto:

DEVONO AVERE FUTURO.

Se accettassimo che i ragazzi italiani sono senza futuro dovremmo convenire che la classe dirigente italiana ha prodotto una realtà poco invidiabile, perciò è palesemente opportuno negare quanto il dott. Don Gino sig. Rigoldi esprime sulla base di un contatto sicuramente non superficiale con i giovani. Meglio ribaltare le responsabilità nel perimetro della famiglia, trascurando la difficoltà della famiglia, abbandonata a sé stessa, all’impossibile difesa dagli attacchi esterni che ne hanno demolito le fondamenta.

Dopo avere condizionato i comportamenti sociali, focalizzando l’attenzione su personaggi negativi attraverso i media, oscurando i non pochi esempi morali positivi, dopo aver enfatizzato per decenni valori che avrebbero comportato la rinascita di un vuoto esistenziale, ecco i media cavalcare il cavallo della speranza. Oggi che la crisi economica interrompe l’illusione di traguardi inaccessibili, occorre additare i giovani come costruttori della società, sono loro che la plasmano, sono loro che non hanno valori: non ereditano la società, non agiscono osservando i valori che gli adulti trasferiscono loro sulla base dell’esempio.

Devono averlo un futuro, lo devono avere per modificare l’esempio che gli adulti hanno loro elargito, devono avere un futuro per ricreare i valori affossati da coloro che sono più adulti di loro.

Gli adulti hanno offuscato, affossatio, annichilito e distrutto i valori: lo hanno fatto per denaro.

Il 24 Agosto 2009 alle 22:57 konrad3522 ha scritto:

già già siamo solo obbligati a lavorare come schiavi x mantenere i vecchi che ci hanno rubato il futuro,presidente della repubblica ultraottantenne presidente del consiglio ultrasettantenne,sei milioni di dipendenti pubblici,debito pubblico….,il vostro ridicolo proibizionismo poi è evidente che i governi dei paesi ricchi lucrano e promuovono il traffico di sostanze, non si pagano le tasse , poi ci chiedete di fare figli,x carità che li facciano gli extracomunitari tanto prima o poi l’unione europea ci caccerà e faremo la fine della yugoslavia

Il 25 Agosto 2009 alle 19:38 pv21 ha scritto:

Piaccia o non piaccia questa generazione è fatta dai nipoti dei 68ini. Sono nati ciucciando latte e tv commerciale in braccio a genitori figli dei 68ini. Sono cresciuti a fianco di genitori che ricordavano bene le conquiste di diritti e libertà individuali, ma avevano subito dimenticato i corrispondenti doveri insieme ad una disciplina di vita. Questa è la prima “Generazione senza bussola” del nuovo millennio che … => http://forum.wineuropa.it

Il 26 Agosto 2009 alle 19:07 jane55 ha scritto:

Il problema non sono soltanto i rave party,il problema è un lassismo generalizzato a livello famigliare, sociale,e purtroppo politico nei confronti di droga e alcool.Per anni ci siamo pianti addosso sul problema della droga ma in sostanza cosa si è fatto,poco, troppo poco. Si è cercato di aiutare i ragazzi a disintossicarsi con qualche istituzione pubblica ad hoc,ma secondo me, in questo campo, è stato più efficace il contributo dei religiosi che hanno cercato di fare qualcosa.Stessa storia per l’alcool.Anch’io sono una vecchia signora del secolo scorso, ma ai miei tempi la piaga dell’alcolismo era meno evidente,ora ci possiamo solo mettere le mani nei capell con ragazzini che bevono a meno di 14 anni.E allora se prima nessuno si è mosso in modo efficace con campagne televisive e scolastiche veramente forti contro droga e alcool,con la massima sensibilizzazione delle famiglie,con chiari ed efficaci programmi di governo per arginare spacciatori grandi e piccoli,e con sanzioni durissime per gli incoscienti che vendono alcool ai minori come se fosse cocacola e contro quei genitori che non è possibile che non sentono la puzza di alcool addosso ai figli, se nessuno ha voluto vedere queste cose che accadevano ai nostri ragazzi,ci meravigliamo dei rave party?Sono una conseguenza logica al nostro lassismo.E’ora cari signori di correre ai ripari,non coi soliti discorsi sulle famiglie che non seguono i ragazzi, o su pene da fantaprigionia con cui affliggere drogati e alcolizzati.Facciamo una politica di base con le famiglie,ci sono tanti psicologi e assistenti sociali che non hanno lavoro o sono precari,usiamoli, affianchiamoli alle famiglie ai giovani, creiamo una rete di reale ed efficace assistenza e informazione anche a livello di quartiere.Aiutiamo con una maggiore quantità di istituti ad uopo chi si è o si sta rovinando la vita,inseriamo nelle scuole personale atto a spiegare aiutare e individuare senza colpevolizzare chi ha bisogno di aiuto.Insomma facciamo tutto quello che si può fare e senza lungaggini burocratiche,otterremo così vari effetti.Primo la sensibilizzazione di tutti.Secondo creeremo posti di lavoro,diminuendo così il malessere sociale e la sfiducia nei confronti dell’intervento statale. Terzo e più importante salveremo una o due generazioni dallo sfacelo e dall’abbruttimento dovuto ad alcool e droghe, e non mi sembra poco.

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