La questione immigrati-governo-sinistra-Chiesa-Lega-Libia ha prodotto un’enorme, confusa matassa della quale è difficile trovare il capo. Proviamoci insieme.
1. Nessuna persona di buonsenso può sostenere che lo sbarco continuo di immigrati che abbiamo visto fino all’accordo con la Libia fosse alla lunga sostenibile. Tanto è vero che, a prescindere dai nostri patti bilaterali con Muammar Gheddafi, in tutti i 27 paesi dell’Unione Europea, come ha ricordato il ministro degli Esteri Franco Frattini, non si può entrare senza permesso.
L’obiezione che prima bisogna accogliere chiunque e poi vedere chi ha il diritto d’asilo non regge. Saremmo esattamente nella situazione precedente: solo una minoranza ha i titoli per restare e non può restare solo in Italia. Sono le organizzazioni internazionali, a cominciare da quel meraviglioso ente troppo spesso inutile come l’Onu, che debbono fare la verifica sul posto, nel nostro caso in Libia. Le Nazioni Unite hanno l’autorità, gli uomini e i mezzi per farlo. L’Italia, uno dei primissimi contribuenti dell’Onu, ha pieno titolo per pretenderlo.
2. Altra cosa è il soccorso in mare. Migliaia di disperati sono morti annegati nell’ultimo decennio senza che se ne avesse notizia. Se si incontra una barca, si ha il dovere di assisterla. Anche riportandola indietro, se è necessario e possibile.
In ogni caso, in condizioni di sicurezza. La polemica su nostre presunte responsabilità nella tragedia dei 73 annegati è incredibile. Siamo stati noi a soccorrere i superstiti, dopo che i maltesi li avevano abbandonati, come hanno fatto con altre barche. Anche qui è ora di mettere ordine.
Malta fa parte dell’Unione Europea. L’Unione, svegliatasi finalmente da un lungo sonno, si muova. Quando i 27 paesi avranno trovato un accordo su come distribuire gli immigrati con diritto d’asilo nei diversi paesi, una parte non irrilevante dell’emergenza sarà risolta.
3. Raccomandando di aiutare i deboli, in questo caso migranti, la Chiesa fa il suo dovere. Ma quando hanno trattato l’argomento i vertici del Vaticano hanno usato quasi sempre toni molto prudenti, preoccupati delle conseguenze sociali (e religiose) prodotte in Italia da una invasione incontrollata. Se Roberto Calderoli è stato invitato al Meeting di Rimini è perché probabilmente una parte influente del mondo cattolico non lo considera il demonio.
La Lega tende ad accreditare che il suo scontro con una persona autorevole come monsignor Antonio Maria Vegliò, ministro dell’immigrazione della Santa sede, sia frutto di un malinteso e che l’incidente sia chiuso. Diversa, se ho ben compreso, è la posizione di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti.
Il suo ruolo è certamente importante, ma le posizioni talvolta oltranziste di Marchetto creano negli stessi ambienti vaticani qualche difficoltà. Il capogruppo leghista Roberto Cota lo ha definito «cattocomunista». Il termine è improprio e troppo spiccio, ma Cota non è nato ieri: ha i suoi bravi contatti con personalità ecclesiastiche molto influenti e la sua reazione non ha colto tutti di sorpresa. In ogni caso, abbassare i toni conviene a tutti.
4. Anche le obiezioni alla visita del presidente del Consiglio in Libia sono sorprendenti. Quando a Lampedusa sbarcavano ogni giorno centinaia di clandestini, l’accusa che il centrosinistra muoveva al governo era di non essere capace di stipulare accordi che lo impedissero. Bene, l’accordo con la Libia è arrivato e ha posto fine a una controversia durata quarant’anni. Da allora i migranti arrivano dalla Libia col contagocce. Abbiamo con Gheddafi formidabili rapporti economici. Per quale ragione dovremmo rinunciarvi?
La nostra relazione privilegiata con il colonnello può essere utile anche a paesi come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, che hanno con lui rapporti tesi per l’incredibile vicenda di Lockerbie, ma hanno bisogno di canali aperti anche perché nessuno lì si sente di escludere rapporti economici. Non si dimentichi infine che Gheddafi è presidente dell’Unione africana eletto da 53 paesi. E Silvio Berlusconi va a Tripoli per un summit dell’Unione.
Dunque? La polemica è il sale della politica. Senza esagerare.
- Venerdì 28 Agosto 2009























Commenti
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Il 28 Agosto 2009 alle 18:28 pv21 ha scritto:
C’è troppo sale? Dipende dai gusti e … La differenza è, come al solito, tra ciò che fa notizia (audience) e ciò che può risultare solo “politicamente indigesto” e quindi “troppo salato”. Il terremoto dell’Aquila ha avuto picchi di ascolto record nella imminenza della tragedia. Oggi gli sfollati, le macerie, le vite sospese, le risorse inadeguate forse sono solo un tema “politicamente” troppo salato. Allo stesso modo i disperati ammassati alle frontiere o nei campi libici oppure scomparsi in fondo al canale di Sicilia stanno diventando solo numeri (niente sale). I barconi che ora tentano di aggirare le motovedette libiche non sono forse la “conseguenza” di certe tecniche di respingimento? Facile dire diamo asilo solo a chi ha diritto. Magari selezionandoli prima dell’imbarco. Come è facile impugnare le leggi, a difesa della nostra società, contro i disperati e gli inermi. Facile nascondersi dietro una mancata revisione (Malta) degli accordi vigenti sulle aree di SAR. Sale o non sale, oltre che facile tutto questo rischia di essere illusorio. Come non è rinviabile all’infinito la concreta ricostruzione dell’Aquila, così vedremo crescere di nuovo gli sbarchi di migranti sulla costa siciliana. Non è la quantità di sale (usata dai media) che fa la realtà delle cose. (segui => http://forum.wineuropa.it
Il 30 Agosto 2009 alle 17:33 jane55 ha scritto:
Tanto per fare ordine direi che qualcosa questo governo lo sta facendo,ed e’ un dato di fatto che non possiamo aprire le frontiere in modo illimitato ai clandestini .L’importante pero’, e’ che si tengano presenti quelle norme di rispetto della vita umana che sono, permettetemi di dirlo, alla base della nostra morale sia essa religiosa o civile.A questo punto mi permetto una considerazione. Fa bene la chiesa a difendere i diritti di questi disperati,e dobbiamo fare il possibile perche’ non muoiano in mare, o che non vengano lagherizzati nei vari centri di accoglienza, ma e’ assolutamente indispensabile che l’Europa si muova.Credo pero’ che l’attesa per la ridistribuzione dei migranti da parte dei paesi europei potrebbe essere lunga,anche perche’ forse questi poveracci non e’ che li voglia veramente nessuno.Ci deve essere una azione forte da parte del governo affinche’ l’Europa si muova e si muova presto,altrimenti corriamo il rischio di perderci in una politica di accoglienza prettamente poliziesca,basata sul recupero e il rinvio ai paesi di origine di queste persone, che in molti casi sfuggono anche situazioni politicamente difficili.Quindi invece di perdere tempo in querele e controquerele,denunce di piu’ o meno spiccata moralita’ a mezzo giornali,faremmo bene a impegnare tutte le nostre risorse a promuovere sia a livello nazionale che internazionale un atteggiamento umanitario e di reale accoglienza e ridistribuzione di persone che senza dubbio possono essere un valido supporto lavorativo in campi dove e’ difficile trovare manodopera sia in Italia che in Europa.Insomma credo che in tutta l’unione europea serve manodopera per i lavori meno richiesti da noi europei,dobbiamo solo saperla incanalare sulle strade della legalita’ e non rifiutarla a priori
Il 31 Agosto 2009 alle 13:36 galassie ha scritto:
Sono concorde con l’articolo di Vespa,vorrei,aggiungere che il problema dei clandestini riguarda tutta l’Europa e quindi mi meravigliano i dissensi nei confronti dell’Italia da parte di alcuni Paesi dell’unione,che avrebbero il dovere di collaborare con noi per risolvere questo problema, che in fondo riguarda anche loro.
Non è giusto che per la nostra conformazione geografica dobbiamo essere noi,e sempre a soffrire per questo evento.
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