Ferrara: Caso Boffo, gli anni di fango

La battaglia Boffo-Feltri

È il rovesciamento di tutti i ruoli, il caso Boffo. Vittorio Feltri ha mollato il suo vecchio ormeggio garantista e ha pubblicato una delazione personale in cui si mescolano fatti, documenti e suggestioni diffamatorie, perfino anonime. Lo ha fatto per passione immoralista, d’accordo, e trova riparo dietro l’orrore psicologico e morale dell’arcigna campagna diffamatoria del gruppo Espresso.

Ma perfino il suo cinismo deve aver segretamente tremato di fronte alla prospettiva di colpire sotto la cintola una persona intellettualmente e civilmente integra, un uomo mite e riservato capace di fare bene, anzi benissimo, il difficile mestiere di giornalista di curia e di movimento nell’incasinato mondo cattolico italiano. E chi se ne importa dell’identità o della differenza sessuale di chiunque, ammesso e non concesso che sia un tema del quale vale la pena di discutere.

Mi spiace per Ezio Mauro e Michele Serra, per il mio prediletto Franco Cordero, per Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, ma il loro rovesciamento di ruolo è altrettanto cinico, e per di più tinto di grottesco: in odio partigiano a Silvio Berlusconi, che è un babà insicuro e non un feroce caudillo, sono diventati armatissimi e crudelissimi scudieri del Papa, di Bertone, di Bagnasco e dello stesso Dino Boffo, che fino a ieri smerdavano in tutte le battaglie che contano sui rapporti fra religione e politica, tra Chiesa e Stato, fra etica e vita pubblica (perché non ci sono mica solo storie di puttane in Italia, nevvero?). Ora si raccontano e ci raccontano la grande epica della libertà di stampa minacciata, perché gli avvocati del Cav. hanno promosso una sconsiderata azione giudiziaria in sede civile nei loro confronti, chiedendo soldi contro le diffamazioni (e mettendo il vincitore della politica sullo stesso piano dei perdenti dell’editoria e della finanza).

Si sono di nuovo incattiviti contro chi li ha sconfitti nella caccia al consenso, questa è la verità, e l’unico modo che trovo per continuare a stimarli, persona per persona (e con qualche eccezione), è di pensare che non credono a quello che scrivono.
«Come Putin» proclama il direttore della Repubblica «Berlusconi è come Putin». Ma ve lo immaginate Vladimir Putin a Casoria, fotografato alla festa della debuttante Noemi in quella folla di simpatici scugnizzi e scugnizze? Vi risultano foto nel bagno del Cremlino, con deliziose ragazze invitate a cena che si pettinano e si ammirano tra i marmi lussuosi, come è avvenuto a Palazzo Grazioli? Pensate sia così facile fotografare e registrare in audio la vita privata del capo della Russia? Cerchiamo di non perdere il senso delle proporzioni, in questa ondata di giornalismo da psicoanalisi immerso in uno sregolamento di tutti i sensi.

Berlusconi ha condotto vita licenziosa, punto. Ha litigato definitivamente (pare) e disastrosamente con sua moglie, punto. Si è difeso in tv come un baro preso con l’asso nella manica, facendo pessima figura, punto. Ma non ha aggredito nessuno, è lui l’aggredito. Non ha intristito le regole del discorso pubblico e del conflitto politico, come stanno facendo gli estensori anche più raffinati dei mattinali di questura in voga, i mastini del nuovo perbenismo sessuale che ricorrono a tutte le risorse per alzare il livello del fango, e poi si lamentano compunti, chiesastici e perbenino quando la marea, per attrazione, sale.

Il gruppo Espresso rimane credibile come insieme di giornali laici, di battaglia civile, come organi spesso conformisti e talvolta arroganti della più sgangherata sinistra d’Europa, ma viene da ridere quando fanno i moralizzatori o le guardie svizzere.

Commenti

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Il 4 Settembre 2009 alle 18:46 jane55 ha scritto:

Sono d’accordo nel condannare l’abbaglio giornalistico dell’espresso,di repubblica ecc.ecc.Ma mi preme riportare l’attenzione sul caso Boffo. Ritengo che attaccare il direttore dell’Avvenire abbia,e mi spiace dirlo, messo Feltri sullo stesso piano di Repubblica.In entrambi i casi più che una valido attacco politico è prevalsa la tecnica dell’attacco alle persone. Non sto qui a straparlare sulle biricchinate più o meno vere di un qualche uomo politico, o sulla presunta omosessualità o integrità morale di un qualche giornalista,voglio solo evidenziare la nuova tendenza del dibattito politico italiano, che ad un sano, e a volte perchè no anche virulento dibattito politico,peraltro quasi sempre fruttuoso,ha sostituito il gossip,impergnato sui vizi o presunti vizi dei nostri politici o dei nostri giornalisti.Ritengo quantomai erroneo attaccare i presunti errori di chi sbaglia con lo scopo di indebolire programmi o ideeologie, siano esse politiche o religiose. Nel caso di Boffo,è chiaro che le accuse sono dirette ad indebolire o comunque ammorbidire la posizione della chiesa nei confronti della politica contro i clandestini,sostenuta da alcune forze politiche.Ritengo che per far questo si possano usare altri mezzi che non siano il deliberato linciaggio sociale.E’ lo stesso discorso fatto per il caso Berlusconi. Personalmente mi interessano i programmi politici e le ideologie di chi influenza,sia con la politica,sia con altri mezzi, la vita della nazione. Non mi interessano le loro vere o presunte biricchinate.Se poi si vuol parlare della Chiesa e dei suoi errori senz’altro il clero cattolico ha dei grossi nei da eliminare. Ma vorrei ricordare che alimentare il fuoco dell’anticlericalismo,sia da sinistra che da destra,non giova a nessuno,Perche’ se da un lato può aiutare lo sviluppo di una società fortemente laica, dall’altro può favorire lo sviluppo e il diffondersi di una dottrina religiosa che ormai e’ assurta al ruolo di seconda religione in europa, e che e’ fortemente rigorosa nei confronti di omosessualità,adulterio e altri peccatucci ,e che se riuscisse a infiltrarsi all’interno delle nostre istituzioni,potrebbe farci seriamente rimpiangere la nostra cara vecchia chiesa cattolica,che e’ anch’essa rigorista, ma che si basa sulla dottrina del perdono e della pazienza nei confronti dei nostri e loro, del clero intendo dire,errori. A questo proposito vi invito a leggere o rileggere l’articolo del signor Allam : Se la legge cede alle tradizioni religiose.

Il 5 Settembre 2009 alle 14:18 pino4 ha scritto:

Mentre Repubblica spara a salve da quattro mesi ed il Premier è sempre più saldo in sella, Feltri ha spedito ad un falso moralista un siluro che ha fatto centro sollevando un polverone incredibile.
I giornalisti invidiosi ed incapaci di scoop si sono scagliati contro Feltri, che, evidentemente è più bravo di loro

Il 5 Settembre 2009 alle 15:11 nhico ha scritto:

Nelle passate estati eravamo abituati ai tormentoni musicali. E tutta la gente italica, complice il solleone, si abbandonava alla nuova isteria musicale. Il gioco che quest’ anno è andato di moda sotto gli ombrelloni, invece, complice un buon numero di testate cosidette indipendenti, è stato il lancio delle accuse, in forza di semplici, fantasiose e interessate supposizioni , contro Berlusconi. Perché i fustigatori dei costumi, è cosa stranota, hanno come hobby la pratica della misericordia solo verso se stessi e la propria cerchia. E fino a quando le secchiate di merda sono state riversate esclusivamente su di lui, tutto è andato benissimo. Così, tra gli applausi dei sodali, i giornali poterono tranquillamente entrare sempre più in profondità nella sua vita privata, anzi nella sua vita intima e sessuale, senza che nessun zucchetto viola o rosso s’indignasse. Forse perché per loro non era per niente un atto “disgustoso e molto grave.” Poi qualcuno si stufò che qualcun altro con una mano potesse suonare un’ ouverture sulla morale degli altri e con l’altra potesse palpeggiare di qua e di là. Ed apriti cielo. Ma tuttavia ancora tutto restava circoscritto entro i confini delle arrampicate su per i vetri dell’ipocrisia laica e clericale e del solito giochetto dei due pesi e due misure. Però le cateratte tracimarono quando Berlusconi, nella scia di quello che avevano già ripetutamente fatto D‘Alema e Di Pietro, tanto per restare ancorati alla sola politica e a nomi tuttora di primo piano, fa i primi passi per tutelare la propria onorabilità. Quelle stesse penne che l’avevano fatto nero, e i loro sodali, gridano subito allo scandalo e parlano di libertà morente. E tutti a fare appelli e a sottoscriverli soltanto perché la vittima sacrificale alla vista del coltello si è ribellata. Alt. Fermiamoci un momento a riflettere. Qualcosa non quadra. In nessun punto della Costituzione sta scritto che tutti quelli che non militano a sinistra sono carne da macello nella piena disponibilità dell’altra parte. Però questi bravi si comportano come se la Carta Costituzionale lo prevedesse. O no?

Il 5 Settembre 2009 alle 15:32 grisostomo ha scritto:

Ferrara questa volta ha rotto. Sono quattro mesi che Repubblica di ha precipitato in questo inferno e lui di è limitato a dare qualche lezioncina di stile a Berlusconi. Adesso Feltri ha colpito un sepolcro imbiancato e lui parla di delazione. L’attacco a Berlusconi ci ha impedito di parlare dei nostri gravi problemi (oggi Tremonti si è accorto che il governo è sotto schiaffo delle banche, in Puglia ormai si parla apertamente di D’Alema dietro il *vero* scandalo in atto e di cui nessuno parla), ha rallentato l’azione del governo, ha gravemente nuociuto alla nostra immagine.
Intanto Ferrara prende un tè con la Veronica, e ogni due per tre loda Fini. Che ci stia prendendo per il culo?

Il 6 Settembre 2009 alle 09:56 vincenzo.m. ha scritto:

PIAGNUCOLANO…CHE PENA.

Non passa inosservato che, quando un dirigente lascia il suo incarico, tende ad urlare ed a coinvolgere più persone possibili, tende a creare intorno a sé fattori di tensione e polemica. In Italia il dirigente è solerte nel comminare richiami scritti o verbali, nel minacciare licenziamenti e nell’assolvere il proprio compito di difensore del lavoro.

Non passa inosservato che i dirigenti italiani occupano la propria posizione per periodo così lunghi da chiedersi dove stia il profitto del loro operare: un dirigente dopo cinque anni ha dato il meglio di sé, nuove sfide lo attendono.
Quando ottengono una funzione, i dirigenti italiani, non sono al servizio ma si ritengono proprietari dimenticando i loro doveri ed i loro limiti. Ciò accade anche nell’ambito pubblico laddove giungono persino ad una forma di feudalesimo moderno.

Piagnucolano, gridano, coinvolgono tutti nel loro piagnucolare, lo fanno contraddicendo quanto stava alla base del loro valore: flessibilità, cambiamento, evoluzione.

Piagnucolano sprofondando nel loro disvalore e nel loro piagnucolare promuovono nei loro dipendenti un forte ed inesauribile senso di pena.

Il 7 Settembre 2009 alle 18:46 santononidentificato ha scritto:

“Ma perfino il suo cinismo deve aver segretamente tremato di fronte alla prospettiva di colpire sotto la cintola una persona intellettualmente e civilmente integra….”
Una persona intellettualmente e civilmente integra?
Un figuro che si difende dalla condanna per molestie tirando in ballo un povero tossicodipendente morto da diversi anni e che non può più difendersi?
Ma si rende conto, dottor Ferrara, della meschinità di un tale comportamento?
E si rende conto, lei, di quello che scrive?

Il 8 Settembre 2009 alle 07:18 tabish ha scritto:

Do ut des!
Questo mi sembra sia accaduto. Il tutto al di là di faziose polemiche sugli scritti del Signor Feltri che ha attuato una ben studiata ritorsione.
Polverone? Certo, non avendo molto altro da dire la sinistra grida all’attentato alla libertà di stampa. Mi verrebbe anche da dire: ma quale sinistra, dov’è finita la sinistra, quella vera, quella che aveva idee e programmi?
Berlusconi? Poteva sicuramente fare di meglio e con più stile.
Boffo? Dato in pasto ai leoni da parte della stessa Chiesa che, come da inveterata abitudine curiale, lo ha mollato pari pari in cambio di ciò che vedremo con maggiore chiarezza tra non molto.
La Chiesa? Il più grande e potente partito politico italiano! Da sempre al governo senza materialmente esserci e senza il bisogno del gettone di presenza.
I media? Indipendenti? Ma non diciamo stronzate!
Lo Stato? Laico? Ma non diciamo stronzate! Semi confessionale, ecco cos’è!
Gli italiani? Sembriamo, a volte, stupidi ma non lo siamo affatto!
In sintesi? Basta! Ricominciate a parlare di cose serie!

Il 8 Settembre 2009 alle 14:32 sergius ha scritto:

A proposito del caso Boffo, di chi predica bene pur sapendo di aver razzolato male, dei numerosi “incidenti”, processi e atti riparatori pre-processuali occorsi ai “fratelli” dei moralisti vaticani (da che pulpiti vengono le prediche…) è dai Vangeli, dalla Bibbia o semplicemente dalla saggezza popolare (vox populi vox dei?) che esce la citazione sempiterna “…chi di spada ferisce di spada perisce”?
Oltre ad essere “intellettualmente e civilmente integri” ci si dovrebbe almeno ricordare di coltivare un poco di memoria….

Il 10 Settembre 2009 alle 23:26 Zione ha scritto:

Noemi vola sempre più in alto; perciò, esultiamo in Letizia, bravi ragazzi !!!

Venezia, al Lido il ciclone Noemi Letizia — «Sono un’attrice» — Le immagini e il servizio su “Il Mattino” di Napoli

VENEZIA (10 settembre) - Al Lido sbarca il ciclone Noemi Letizia, la diciottenne di Portici che chiama Papi il premier Silvio Berlusconi e lo invita alla sua festa di compleanno. Quest’anno la Mostra del cinema di Venezia, evidentemente specchio dell’Italia di oggi, va così: sacro e profano, diritti umani con le donne verdi iraniane, cinema pornosoft di Tinto Brass sdoganato nella retrospettiva della Biennale.
I guasti del capitalismo nell’inchiesta di Moore e la repubblica videocratica del trash con miss Billionaire e le paparazzate di Fabrizio Corona; Simona Ventura che partecipa alla festa inaugurale per Baaria di Tornatore e Elisabetta Canalis e George Clooney piccioncini innamorati ad uso dei paparazzi. Il massimo è arrivato stasera: Noemi Letizia, che con le guardie del corpo si fa strada tra la folla curiosa, incontra mons. Milingo, attore in Kamorrah Days, il film di Massimo Emilio Gobbo per la cui amicizia la ragazza è al Lido.

Abito foulard viola e giallo, con oro a profusione nei sandali a spillo altissimi, nella pochette e nel vistoso anello farfalla. Un regalo? Noemi Letizia annuisce e si tocca i capelli biondi, boccolati ad arte, con mani sottili dalle unghie siliconate di lunghezza improbabile. Prima del suo arrivo in motoscafo, con papà Elio e mamma Anna Palumbo in abito da sera, lo spazio della terrazza proprio davanti al Palazzo del cinema dove erano attesi sin dalle 18 è presidiato, dai bodyguard del locale e da vari funzionari della pubblica sicurezza, commissariato San Marco.

Poi lo sbarco, la confusione, la passeggiata tra ali di folla. «Noemi non parla», dice il regista, produttore, attore Gobbi. «Volevamo darle un premio come attrice, ma ci abbiamo rinunciato, altrimenti ci attaccano. Noemi è una grande attrice contemporanea, ma io sono perseguitato», aggiunge agitato Gobbi. Noemi Letizia, guardata a vista dai genitori, è invece tranquilla, accavalla le gambe sulla poltrona, mantiene la postura dritta, self control e sorride alle decine di persone che ha davanti. «Sono felicissima di essere qui, altrimenti non sarei venuta.

È questo che voglio fare nella vita: il cinema, studio come attrice da anni, come spettatrice mi emoziono e vorrei emozionare il pubblico a mia volta. Amo Sophia Loren e le attrici americane, tra tutte Cameron Diaz», spiega da persona abituata ai riflettori.

«Non vi sembro emozionata? L’apparenza inganna. E poi - dice- sono mesi che sento la pressione su di me, vorrà dire che ci avrò fatto il callo. Ho cercato di spiegare, di dire la mia verità, di farmi capire, tutto quello che hanno detto su di me è sbagliato. Le persone in strada mi apprezzano. La tv? Perchè no, se dovesse capitare». Il responsabile della terrazza è in fibrillazione: l’incontro è cominciato tardi ed è in arrivo la delegazione del film in concorso La doppia ora, prodotto da Medusa, società del gruppo Mediaset.

«Cosa faccio, ho seduta Noemi e poco più in là Carlo Rossella e Giampaolo Letta», si sente dire dietro le quinte. La mini conferenza stampa si chiude bruscamente, Gobbi protesta per lo champagne che non ha avuto. Il gruppo si allontana tra i flash e le telecamere. Noemi, Silvio Berlusconi lo sa che sei qui? chiede qualcuno. Risponde con un sorriso e se ne va in motoscafo, direzione ‘Locanda della postà di Dolo (Venezia). Domani pomeriggio è prenotato l’aereo per Napoli.

E Tinto Brass ci scherza su sul suo possibile film a lei dedicato: «Certo potrebbe avere come titolo ‘Grazie papi’ - dice il regista a margine della sua retrospettiva - anche se non suona bene. Non lo faccio non perchè non troverei i soldi ma solo perchè incontrerebbe troppe resistenze». In ogni caso, la ragazza che ha avuto l’onore di avere come ospite al suo compleanno il premier Silvio Berlusconi non gli piace come oggetto erotico: «Amo le donne di spessore, quelle oltre i 40».

Il 14 Settembre 2009 alle 09:30 nhico ha scritto:

aaaaaaaaaaaaaaa

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