Romano: Nella stessa barca con il gigante cinese

Cina: preparativi in corso per i 60 anni della Repubblica popolare

La nascita della Repubblica popolare cinese fu proclamata il 1° ottobre 1949 dopo le vittorie dei mesi precedenti contro il Kuomintang di Chiang Kai-shek e il trionfale ingresso a Pechino delle formazioni militari comuniste.
La tradizione vuole che l’avvenimento venga celebrato ogni 10 anni con una grande parata militare, straordinari fuochi d’artificio (dopotutto li hanno inventati i cinesi), un tripudio di danze popolari e un grande spiegamento di forze dell’ordine, attente a evitare che la festa venga guastata da monaci tibetani, musulmani del Xinjang, fedeli del Falun gong (una setta spirituale detestata dal regime) e militanti dei diritti umani.

Il regime rimane formalmente comunista, ma tratta questa commemorazione con molta prudenza confuciana e non vuole correre rischi. Nel 1989, dopo la lunga e sanguinosa crisi di Tienanmen, preferì cancellare il programma delle celebrazioni. Oggi ha eccellenti motivi per festeggiare se stesso e i propri successi, però conosce i molti pericoli che possono insidiare la coesione del paese e sa che la crisi finanziaria ha avuto due effetti opposti.
Ha reso la Cina ancora più importante di quanto non fosse in passato, ma ha messo in maggiore evidenza le sue croniche debolezze. La Repubblica Popolare Cinese è ormai una superpotenza, membro insieme agli Stati Uniti di un potente G2. Ma è anche, come si usava dire una volta della Germania, un gigante dai piedi d’argilla.
È potente anzitutto perché è il maggiore creditore degli Stati Uniti. Washington sa che i cinesi non hanno alcun interesse a vendere i loro bond americani e a deprezzare drammaticamente il valore dei propri risparmi, tuttavia non può ignorare che gran parte del debito americano è nelle mani di un paese che può all’occorrenza creare al debitore seri fastidi. È questa la ragione per cui il segretario di Stato Hillary Clinton ha evitato, durante il viaggio a Pechino, di sollevare i temi (Tibet e diritti umani) maggiormente sgraditi ai suoi interlocutori.
Nulla di ciò che gli americani decideranno di fare nel corso dei prossimi mesi per raddrizzare le sorti della economia nazionale può essere fatto dietro le spalle di Pechino o contro i suoi interessi.
Ma la crisi ha avuto anche pesanti ricadute sull’economia cinese. Le industrie che vivevano di esportazioni hanno perduto buona parte dei loro mercati occidentali e molte di esse hanno dovuto chiudere.
Il numero di nuovi disoccupati creati da questa contrazione di attività produttive ammonta a circa 30 milioni.

Al malumore di questi ceti sociali occorre aggiungere quello endemico delle campagne, dove non passa mese senza che popolazioni rurali insorgano contro le autorità dello stato e del partito per rivendicare migliori condizioni di vita o protestare per la destinazione delle loro terre a nuovi distretti industriali. La Cina ha inventato una macchina che non può fermarsi, un sistema che crea inevitabili diseguaglianze sociali e può evitare di esserne travolto soltanto se distribuisce ogni anno un po’ più di ricchezza a tutti i suoi cittadini.

Oggi la ruota dell’economia gira più lentamente. La Cina è una grande potenza economica, però il suo sviluppo e la sua pace interna dipendono dalle condizioni dell’economia globale. Al recente Forum Ambrosetti di Cernobbio, un intervistatore ha chiesto a un cinese che è contemporaneamente uomo politico, professore e industriale, che cosa sarebbe accaduto se la crescita dell’economia fosse scesa al di sotto dell’8 per cento. Con un sorriso rassegnato Cheng Siwei ha risposto: «Siamo tutti nella stessa barca».
Voleva dire che dalla crisi si esce insieme o non se ne esce affatto.

Commenti

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Il 14 Settembre 2009 alle 09:41 nhico ha scritto:

L’automobile era rimasta ferma al sole e quella era una giornata da estate di San Martino. Rallo prese posto in macchina e abbassò il vetro del finestrino. Frattanto Antinoro stava sistemando sopra i sedili posteriori un pugno di orchidee bianche che gli aveva dato la vedova Priviteri per regalarle alla moglie.
Quando furono di nuovo in mezzo al traffico, Rallo, bucando la barriera dei suoi pensieri, gli disse:
«E’ una donna furba e intelligente. Non c’è che dire. Ma un paio di queste orchidee facciamole avere lo stesso al Ris, per esaminarle. Non è che speri in chi sa quale miracolo, ma non si può mai sapere.»
«Pensi di trovare le tracce di quello stesso insetticida?»
«Sì, no, non so! Però è, da dove la guardi guardi, una sfida! Mandiamo anche qualcuno al consorzio agrario. Voglio sapere se tra gli antiparassitari che trattano, o che hanno trattato, vi siano dei prodotti con gli stessi principi attivi di quella sostanza tossica.»
«Ma perché provocarci?»
Rallo si buttò ad indovinare.
«Forse perché ama il rischio, oltre ad avere una forte attitudine a delinquere. Telefono ad Elvira e, se già sa qualcosa, le dico di raggiungerci nella tua casa di campagna.»
«Ho capito! E’ arrivato il momento che mia moglie, con il consenso di mia figlia, mi butta fuori di casa.»

L’archeologa arrivò davanti al cancello qualche minuto prima di loro.
«Spiegami come hai fatto a precederci?», le disse Rallo rivolgendole un sorriso semplice.
«Ti ricordo», rispose lei, sfoderandogli un magnifico sorriso, «che siamo ai margini della zona archeologica. Quella di fronte a noi è la Montagna di Marzo. Per motivi di ufficio, conosco questo territorio come le mie tasche.» Si rivolse ad Antinoro. «Complimenti, Nino, è davvero un gran bel posto!»
«Grazie.»
Parcheggiarono le auto dietro un’alta siepe di giovani piante di alloro a ridosso del muro di recinzione e iniziarono, in fila indiana, a percorrere l’ultima cinquantina di metri di uno stretto viottolo.
«Mi piace, mi piace tutto qui!», esclamò lei, guardando il verde brillante di quella striscia di prato all’inglese che, come una macchia d’olio, si allargava verso quella parte della casa che ancora non vedevano ma che stavano per raggiungere. «Se non avessi questi tacchi alti!»
«Puoi sempre toglierti le scarpe!», le sussurrò Rallo.
La sfida le arrivò da dietro, mentre lui le ammirava le splendide gambe nude e quelle altre posteriori attrattive che lei gli rivelava ad ogni movenza.
«Non mi tentare!» Un bisbiglio senza voltarsi, mentre era alle prese con una nuvola erratica di moscerini. «Perché, come seconda cosa, mi ci vorrei sdraiare e rotolare. E ti ricordo che dobbiamo andare ad un funerale. Sarà per un’altra volta e da qualche altra parte.»
«Peccato che non sia possibile! Non mi sarebbe spiaciuto partecipare al gioco.»
Quando arrivarono, Nino e Nico lasciarono che fosse lei ad assumersi la responsabilità della conversazione, alla quale lei, dopo essersi guardata attorno, si dedicò di gusto.
«Che posticino delizioso! Un vero angolo di relax! Pace e silenzio e le comodità della civiltà moderna a portata di mano.» Si sedeva. «Lusso su lusso.» Lo sguardo di approvazione che si leggeva nei suoi occhi era sincero. L’enfasi con la quale aveva accompagnato quelle parole e tutte le precedenti, da quando aveva messo piede dentro quella proprietà, invece era un omaggio a Rallo. Per dargli una mano di aiuto a disboscare quei suoi pensieri neri. Anche se capiva che era un compito arduo. Li guardò. «Ma voi, signori, non vi sedete?»
I “signori” si sedettero e Rallo le fece la fatidica domanda.
«Sei riuscita a sapere qualcosa?»
«Sì. La Settembrino, per quanto ha potuto vedere la mia amica, ha ricevuto due visite: una maschile e una femminile. E l’una e l’altra, per come la vedo io, non di cortesia. Da dove comincio?»
«Dall’inizio. Cioè seguendo l’ordine stesso delle visite.»
«Il primo ad andarla a trovare è stato Dario Velardita, la sera di venerdì.»
«Lo dici come se lo dovessi conoscere? Chi è?»
«E’ l’unico figlio di Francesco Velardita, il già fattore della Russello», spiegò Antinoro. «Il padre lo vuole avvocato, ma lui sembra preferire le belle donne e le macchine di lusso ai testi di legge.»
«Senza sembra. Le preferisce di gran lunga.»
Domandandosi perché quella notizia gli provocasse una sensazione così negativa, Rallo le domandò.
«Dato per certo che in quella stanza una bella donna c’era, sicuro che non ci sia andato per vedersi con la tua amica?»
«Sicuro.»
«Cosa si sono detti?»
«Di quel loro pio pio non ha potuto sentire una sola parola. Però lei sembrava molto contrariata per qualcosa che lui non aveva fatto o non aveva intenzione di fare.»
«Contrariata? Quali interessi comuni potevano avere quei due? Ma, ti prego, vai avanti.»
«Invece sabato, poco prima che arrivaste voi, a farle visita è stata Rita Lupo. Altro però non posso dirti, perché anche questa è stata una visita brevissima e bisbigliata.»
Intervenne di nuovo Antinoro.
«Ci chiedevamo come avesse fatto la Settembrino a sapere di Lulù? Ecco la spiegazione! Ma come faceva la Lupo a sapere del suo ricovero, se a noi non ha saputo dire né il numero di telefono, né l’indirizzo, né alcun’altra indicazione su di lei? E perché è andata a trovarla?»
«Ottime domande, Nino! Ottime domande, davvero! Più tardi l’andremo a spremere. E pazienza se prima di noi ci potrà arrivare Salemi.»
«Non ti devi preoccupare da questo lato. Salemi sconosce questo particolare. Lei, che ha iniziato ad avvertire una certa stanchezza nella loro relazione, per evitarsi altri motivi di preoccupazione, l’ha voluto mantenere lontano da quella fonte di tentazioni.»
«Le donne! Quanto siete complicate!»
Lei sospirò con aria afflitta.
«D’accordo, siamo dannatamente complicate. Ma tanto quanto voi. Ora, però, è meglio che ci avviamo per il funerale.»
«Non sono più tanto sicuro di volerci andare.»
«Volentieri, ne farei a meno anch’io. Ma ho preso questo impegno con il mio capo.»
«Allora, vai. Non voglio metterti contro il tuo capo, né sottrarti agli sguardi dei tuoi ammiratori…»
Quell’impensabile pizzico di gelosia, perché gelosia era quella, la intenerì come una calda pioggia fuori stagione fa con i pascoli assetati. Allora, si alzò. Si tolse le scarpe. Con gli occhi fissi al prato, si rivolse al padrone di casa.
«Nino, posso?»
«Certo. Ma stai attenta perché non è uniformemente così soffice come può sembrare.»
Si scambiarono un’occhiata piena di cospirazione e collaborazione e, in quella reciproca cresciuta considerazione, stipularono la loro alleanza. A quel punto, lui si inventò una scusa e li lasciò al loro rito apotropaico.

Il 14 Settembre 2009 alle 16:57 jane55 ha scritto:

Ho avuto qualche problema con l blog quindi spero di riuscire ad inserirmi sull’articolo del signor Romano sulla Cina.Secondo me la situazione paradossale della Cina è che da un paese di dotrina e ispirazione comunista si è trasformata in un paese di ispirazione prettamente e grettamente capitalistico.Scusate tanto ma la Cina mi ricorda un pò il periodo del primo sviluppo capitalistico,quando, tanto per capirci le operaie venivano bruciate vive solo per aver protestato contro l’ingiustizia padronale.Non è che la Cina moderna bruci i suoi operai ci mancherebbe altro, ma mette in campo una forma di assoluta repressione nei confronti di chi non accetta le posizioni governative.Pensiamo alle campagne ora più che mai trascurate nei loro fondamentali diritti civili,o ancora a quella ridicola cosa di far rieducare in scuole apposite chi viene considerato un drogato del compiuter.Cosa ridicola ho detto ma anche tragica visto che non molto tempo fa un ragazzino è stato ucciso a bastonate da uno dei suoi rieducatori,naturalmente il tutto per fini pedagogici.Non parliamo poi delle ancora più ridicole e opprimenti campagne di disinfestazione della capitale in vista di grandi avvenimenti pubblici.Perchè c’è da chiedersi, ma che in Cina la gente ha diritto a vivere senza topi e scarafaggi solo quando si festeggiano i vari anniversari della repubblica?E ancora parliamo degli orari pesantucci nelle industrie cinesi,e ancora il disinteresse del governo per tutti i problemi riguardanti la salvaguardia dell’ambiente in Cina.Ritengo queste cose insieme al disprezzo per i diritti civili in Tibet e all’interno della stessa Cina,cose gravissime,che andrebbero condannate.Andrebbero, ma gli Americani debbono stare attenti a non mettersi contro la Cina, e così i vari governi europei, che sono legati a questa nuova potenza del capitalismo mondiale da affari milionari.E allora…restiamo così in silenzio come al solito, con qualcuno che qua e là protesta tramite internet,e aspettiamo tranquillamentre come per l’iran o per tutte quelle situazioni di severa repressione e ingiustizia nel mondo, che accada qualcosa…di buono si spera.

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