Assurdo ma vero: Silvio Berlusconi è un editore televisivo di sinistra, un padrone della tv che non riesce a impadronirsi del linguaggio della tv.
Sbaraccare i palinsesti e fare posto al capo del governo che adempie le sue promesse e taglia nastri non è il massimo dell’eleganza.
È una provocazione. Ma Berlusconi dell’eleganza se ne infischia, è un uomo pratico, bada al sodo, e delle provocazioni, specie delle sue, non ha alcuna paura.
La storia del terremoto e della grande impresa di umanità e solidarietà della ricostruzione lampo è in effetti una bella storia, che un Bruno Vespa abruzzese può raccontare con la necessaria simpatia umana, e il governo e il suo capo si sono dati parecchio da fare sotto la guida tecnica di Guido Bertolaso, il guru infallibile della Protezione civile.
Ma è anche politicamente efficace, questa provocazione a freddo che spazza via l’informazione concorrente di Raitre e perfino quella di Canale 5, rilanciando l’immagine di un magnate dei media fattosi politico in conflitto di interessi, ipoteca vivente sull’autonomia del giornalismo e perfetta testa di turco per la grande manifestazione democratica in difesa della libertà di stampa? Io non sono un radical chic, caro Cav, e non sottovaluto il vantaggio che lei si è preso con questa comunicazione popolare di cose fatte, le case, le famiglie, il frigorifero «pieno di ogni bendidio» come lei ha detto, figuriamoci.
Anzi vorrei spiegare al boy scout Dario Franceschini che ha scelto il momento peggiore per litigare con Vespa, suo mentore e sponsor in mille trasmissioni Raiuno, perché alla fine la gente preferisce la commozione universale, il vedere un problema umanitario risolto rapidamente in nome dell’interesse comune, sia pure con il commento un po’ egotico di un Berlusconi che si dice più longevo e dunque più utile alla nazione di un Alcide De Gasperi, all’ennesima bega libertaria sul rinvio di un Giovanni Floris o di un Alessio Vinci.
Non sottovaluto la potenza di fuoco di un dominio pieno e incontrollato sulla tv, roba vagamente orwelliana secondo Michele Serra. Ma è davvero possibile realizzarlo, nel XXI secolo, in Italia, in Occidente? No, non credo proprio. Ci sarà stato un momento inaugurale di gloria totalitaria vecchio stile, all’inizio di questa stagione televisiva, ma all’affacciarsi della prossima estate, quando la maratona Raiuno Raidue Raitre sarà finita, ci guarderemo indietro e dovremo paradossalmente constatare che ancora una volta, settimana dopo settimana, le reti pubbliche saranno state occupate dalla tv faziosa e di sinistra, da un’idea guruesca del giornalismo politico dominatore delle coscienze, dagli applausi a comando di un pubblico artefatto, e dallo stile giornalistico-giudiziario degli ospiti in studio, quelli sì spettacoli orwelliani concepiti in nome del contropotere giornalistico, che poi è un potere fra gli altri.
Non è la dittatura commissaria e provvisoria sui palinsesti, il fare slittare di due giorni un Ballarò, che può ripristinare condizioni civili e plurali di informazione critica. La tv non si può imbavagliare, anche perché è un mezzo tra i mezzi, medium tra i media, e le notizie e le idee circolano comunque. Bisogna invece farla, la televisione non conformista, produrre una pluralità di idee impadronendosi dei suoi linguaggi e aumentando il tasso di libertà del sistema. Il grande problema della destra di governo è che in tanti anni non è riuscita in questa impresa. E non ci è riuscita per un notorio paradosso: perché Berlusconi è un presidente del Consiglio e un capo del centrodestra, ma è ed è sempre stato un editore di sinistra (Ricci, Mentana e tutto il resto dei palinsesti).
- Lunedì 21 Settembre 2009























Commenti
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Il 29 Settembre 2009 alle 16:37 nhico ha scritto:
Più che un editore di sinistra, Berlusconi è un editore che non chiede di vedere quale tessera di partito uno ha nel portafoglio prima di assumerlo. Questo invece continua a farlo la Rai, che poi pretende ed ottiene un servilismo fin oltre il pensionamento. Ma ciò non ha mai fatto suscitare riprovazione né nei paganti canone , né nella Commissione di Vigilanza Rai e neppure tra le penne di punta della libera stampa. E’ una anomalia elevata a normalità. Un’ ipocrisia da tutti accettata e mai contestata(finora). L’ideologia microfonata così può addomesticare la verità o, addirittura, fare disinformazione a suo piacimento. E non è sufficiente dire che al telespettatore, in ultima analisi, resta la libertà di cambiare canale. Perché, se è vero che uno può scappare da quel programma, è anche vero che così facendo l’utente subisce violenza. Inoltre si trova costretto a pagare per un servizio dal quale deve sfuggire tutte le volte che i predicatori di odio travestiti da giornalisti o comici o presentatori prendono la parola. E sono una selva.
Il 1 Ottobre 2009 alle 15:41 jane55 ha scritto:
Sono una di quelle tante persone che modestamente e nelle sue possibilita’ ha dato un piccolissimo contributo per la ricostruzione dell’Abruzzo.Sono sincera lo feci con scetticismo, pensando,qui va a finire come in Umbria, Molise e in tutti quei posti in cui la gente dopo alluvioni e terremoti sta ancora a soffrire per la casa.Seguii con scetticismo tute le varie promesse del governo Berlusconi,ma ho seguito con grande gioia la trasmissione serale dedicata alla consegna delle case.Mi sono detta,meno male finalmente qualcuno ha fatto e sta facendo qualcosa, Oddio ci saranno ancora dei problemi, ma almeno si sta cominciando a dare casa alla gente.E non fa nulla se sono prefabbricati, l’importante che lo stato sta dimostrando per una volta di non chiudersi in pure recriminazioni politiche,e cosi’ io che seguo con grande attenzione ed entusiasmo rai tre quella sera sono stata a guardare il Cavaliere,e personalmente non me ne frega niente se non hanno trasmesso Ballaro’,tanto poi l’hanno fatto dopo 2 sere, ne’ mi frega se non ho visto qualche altro programma, quella sera era una sera in cui non si celebrava solo il trionfo del berlusconismo in cerca di voti, cosi’ come afferma una certa sinistra, quella sera si parlava solo di gente che aveva bisogno di aiuto e che, forse per la prima volta, e’ stata aiutata non dopo 20 anni o giu’ di li’, ma subito.Quindi evviva la televisione che ci fa vedere quando e come viene aiutata la gente, perche’ della cosiddetta tv che mi insegna a pensare, ma non ad agire con tempestivita’ in caso di bisogno,io non so che farmene.
Il 3 Ottobre 2009 alle 16:13 indigesto ha scritto:
L’articolista implicitamente ci dice che la sinistra sa fare televisione, anzi, riferendosi a Ballarò, informazione. Cosa, se ho ben capito, che non sarebbe nelle corde della destra, vincolata in qualche modo dal come farebbe editoria Berlusconi. Che non si raggiungano risultati di rilievo, spostando i palinsesti, a parte l’interessamento, anche personale mi pare, dichiarato per la trasmissione sulla ricostruzione dell’Abruzzo da Jane55 nonostante segua con “grande attenzione ed entusiasmo rai tre” non limitati certamente alle previsioni del tempo, mi trova perfettamente d’accordo. Credo, oltre alle ragioni esposte da nhico, che una risposta, complessiva quanto generica, a tuttoquesto la si può trovare nel “doppiopettismo” di cui si è sempre fregiata la destra in tutte le sue espressioni, nel mentre la sconnessa,satirica(a modo loro), scandalistica e, nel recente, pruriginosa opposizione, che è sottesa in tutte le attività editoriali della sinistra(TV compresa), attira ancora oggi le speranze e le illusioni, che ancora trovano posto in certe ideologie di giustizia ,uguaglianza e libertà, di cui abbiamo storicamente costatato il misero fallimento, e nonostante che,qui da noi,si abbia avuto modo di verificare la versione che una certa nomenklatura ne ha dato nel periodo del consociativismo, lasciandoci uno spaventoso debito pubblico, e, ancora, con le esperienze più recenti di governo, di cui dovremmo ben ricordare i risultati. E’ fatale che la filosofia del dire debba avere prevalente diffusione rispetto alla filosofia del fare! Questo, un buon editore lo sa e bada al bilancio della sua impresa, assecondando il vento. Quanto alle televisioni si fa già tanto il can-can su di esse, nonostante Ricci,Mentana,a suo tempo,le Jene ed altri. Che la sinistra sia poi diventata il principale editore della RAI,questo è altro discorso.
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