Intontiti da un’overdose di politica interna, gli italiani potrebbero avere dimenticato che il loro futuro dipende da alcuni avvenimenti europei e internazionali più di quanto non dipenda dalle loro mediocri vicende nazionali.
Parliamo molto delle nostre elezioni anticipate (una prospettiva alquanto improbabile) ma relativamente poco di quelle che si terranno in Germania il 27 settembre. Non possiamo influire sul loro risultato, però il governo che uscirà dalle urne sarà, per quattro anni, il nostro principale partner economico e uno dei nostri maggiori interlocutori politici.
Non è irrilevante per noi che la Germania, nei prossimi quattro anni, sia governata da una coalizione tra la Cdu e il Partito liberale (come piacerebbe al cancelliere Angela Merkel) o da una nuova grande coalizione in cui i socialdemocratici verranno continuamente ricattati dalla sinistra massimalista della <em>Linke</em>.
Tre giorni prima delle elezioni tedesche si aprirà a Pittsburgh negli Stati Uniti il secondo G20, il nuovo organismo che comprende i maggiori paesi industriali del mondo. Non sarà forse drammaticamente importante come il G20 di Londra, convocato nel mezzo della crisi finanziaria, ma potrebbe essere l’occasione per un nuovo patto internazionale sulle regole che dovranno mettere le briglie d’ora in poi sul collo delle banche e dei servizi finanziari.
Sul fronte europeo l’avvenimento più vicino è la riconferma di José Manuel Barroso alla presidenza della Commissione europea. Ma «riconferma», in questo caso, può essere una parola fuorviante. Per restare in sella Barroso ha dovuto negoziare la sua elezione con i due maggiori gruppi parlamentari del Parlamento di Strasburgo e sarà probabilmente più europeo (vale a dire meno sottomesso alla volontà dei governi nazionali) di quanto sia stato durante il suo primo mandato.
Il 2 ottobre gli irlandesi andranno a votare, per la seconda volta, sul trattato costituzionale europeo. Se vinceranno i sì (come sembra oggi possibile) occorrerà scegliere il presidente del Consiglio dell’Ue e l’Europa avrà finalmente, per due anni e mezzo, qualcosa di simile a un capo dello stato. Se vinceranno i no, avremo una crisi molto più grave di quelle che hanno agitato le acque dell’integrazione europea nel corso della sua storia.
È difficile immaginare che i paesi fondatori della Comunità possano permettere all’Irlanda di mandare all’aria con un secondo no il lavoro e le prospettive di un intero decennio. Ci piacerebbe sapere se il ministro degli Esteri ha già cominciato a parlarne con i suoi colleghi.
Ho dimenticato l’assemblea generale dell’Onu, iniziata il 15 settembre. So che le Nazioni Unite non godono oggi di molta simpatia, ma il giorno in cui il Consiglio di sicurezza decidesse di cooptare, come membri permanenti, la Germania e il Giappone, l’Italia avrebbe una crisi di nervi e persino gli antirisorgimentali accuserebbero il governo di avere tradito l’interesse nazionale.
Non basta. A New York e in altre sedi si parlerà nei prossimi mesi di Afghanistan, Iran, questione palestinese, Libano. Con qualche migliaio di soldati dislocati nelle zone più calde del mondo, l’Italia deve avere le idee chiare sul suo ruolo e sulla sua politica. Suppongo che il ministero degli Esteri e quello della Difesa ne siano consapevoli. Ma sarebbe bene che ne fosse consapevole anche l’opinione pubblica, oggi apparentemente convinta che la querela di un leader politico contro un giornale sia più importante di quello che sta accadendo nel mondo.
- Lunedì 21 Settembre 2009























Commenti
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Il 29 Settembre 2009 alle 17:42 nhico ha scritto:
All’opinione pubblica della querela presentata dal premier “contro un giornale”, anche perché non è la prima volta e non sarà certo l’ultima, interessa men che meno . Semmai , è quel giornale, convinto com’è di essere l’unico vero ombelico del mondo, che va dicendo, chiamando a raccolta i sodali di sempre e tutti quelli che sono alla ricerca perenne di una vetrina nella quale trovare per un nanosecondo visibilità, che la libera stampa è sotto attacco. Sic. Ma la cosa veramente strana è che questa libera stampa, invece, di informare l’opinione pubblica di quello che bolle nella pentola terraquea , se ne sta attaccata al buco di certe serrature per cercare di vedere quello che succede sotto quelle lenzuola. Non per puro spasso casereccio, ma in combutta con ben noti giornali e giornalisti esteri che hanno proprio un unico obiettivo: riportare l’ Italia a quella marginalità in cui il consociativismo Dc/Pci l’aveva relegata nella cosiddetta Prima Repubblica.
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