
Giornata mondiale del ricordo per le vittime della strada
Di Angela Giuliani, Teresa Giordani*
*madri di Alessio e Flaminia, uccisi da un pirata
Ci risiamo: un’altra tragedia, un altro dolore immane. Questa volta è successo a Tivoli: quattro morti, una donna incinta è in coma, un feto abortito. L’ultimo dramma della strada, il 27 settembre, ha rinnovato in noi, mamme lacerate, la sofferenza e la rabbia. Il 22 maggio dell’anno scorso i nostri figli Alessio e Flaminia, due ragazzi fidanzati di appena 22 e 23 anni, con la voglia di crescere insieme, sono stati stroncati, sulla via Nomentana, a Roma, da un uomo.
Si ripete un copione sempre uguale. Persone che uccidono altre persone: madri, padri, figli, figlie, anziani, bambini. Perché? Perché? Perché? La colpa non è della sfortuna, non ci sono incroci maledetti sulle strade. La causa dei lutti che hanno sfasciato le nostre famiglie e che continuano a devastare vite innocenti va ricercata altrove: nell’inosservanza delle leggi e delle più banali regole di vita. Si tratta di superficialità, arroganza, disprezzo dell’incolumità altrui, maturati da chi, abbrutito da droghe e alcol, trasgredisce la legge devastando innocenti. Spesso restando impunito. Lo ripetiamo: non è la sfortuna.
Queste persone non rispettano il Codice della strada, sanno che il loro comportamento forsennato può uccidere. Ma se ne infischiano. Anzi, quasi sempre scappano, cercano di occultare le prove del reato, senza esprimere disperazione o pentimento. Vorremmo dire a tutti coloro che si mettono quotidianamente alla guida di non scordare che l’auto è un’arma: se non si recupera il senso di responsabilità per l’incolumità della propria vita e di quella altrui, se non si rispetta il Codice della strada, se non si è pienamente padroni delle proprie capacità psicofisiche, la tragedia è sempre in agguato.
Ma non basta. Il nostro appello è indirizzato anche alle istituzioni perché provvedano a rendere più severe e certe le pene. Non è previsto il carcere per chi commette certi crimini. La legge vigente è ormai obsoleta, concepita all’interno di una società in cui le macchine erano poche e droga e alcol circolavano assai meno di oggi. Le cose sono cambiate e le istituzioni devono prenderne atto. Per questo il nostro secondo appello va a giudici, magistrati e politici perché abbandonino un atteggiamento troppo tollerante verso certi assassini che hanno rovinato per sempre l’esistenza di chi, come noi, rimane a piangere i propri cari.
- Mercoledì 30 Settembre 2009























Commenti
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Il 4 Ottobre 2009 alle 13:22 indigesto ha scritto:
Per questi crimini non ci può essere lassismo, sia da parte del legislatore che dalla Magistratura.
Appelli che vengono tradotti invece dai Comuni con l’istallazione di apparecchiature-trappola quando non truccati per spartire proventi e alimentare le clientele con assunzioni di massa. Oggi anche i piccoli comuni hanno organici da far invidia ai ministeri. E’ un’interpretazione all’italiana della sicurezza. E poi, grazie anche ai nostri criteri di accoglienza, questi crimini vengono compiuti in larga parte dagli “accolti”. E’ rivoltante, e chissà a cosa dovuto, l’evidenziare, quando il crimine è commesso da un italiano, in modo trionfalistico, da parte di quasi tutta la stampa, che si tratta di un nostro concittadino e non di un “accolto”! Cosa aspetta la magistratura ad indagare su questo tipo di “benevolenza”?
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