Mulé: Come calpestare il popolo sovrano

Il Guardasigilli Angelino Alfano

Niente di nuovo sotto il sole. Il canovaccio è oramai stantio, ripetitivo. La bocciatura del lodo Alfano altro non è che l’ultimo tassello di una strategia che l’Italia conosce fin troppo bene. E allora cerchiamo di mettere gli eventi in ordine per ragionare.

Da quando Silvio Berlusconi ha stravinto le elezioni politiche lo scorso anno ci sono due Italie da osservare. Una è quella della politica e del consenso popolare (cioè del popolo, di cui parleremo più avanti) che fa i conti con l’unico metro di giudizio possibile: il voto dei cittadini. L’altra è quella delle chiacchiere, ma non solo. È quella cioè del tentativo, sistematico e addirittura pianificato, di distruzione e screditamento della persona di Silvio Berlusconi.

La prima Italia, quella reale, ha già consegnato in tutte le occasioni possibili (voto alle regionali, comunali, provinciali ed europee) un verdetto incontrovertibile: dall’aprile del 2008 la larga maggioranza di questo Paese sta e ha ribadito di voler stare dalla parte di Berlusconi, approvandone quindi la politica e sostenendolo anche con forza (come spiegarsi altrimenti i risultati in Sardegna e Abruzzo?). In una democrazia compiuta i test elettorali, specie se ripetuti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro in appena un anno di governo, dovrebbero essere l’unico faro di chi fa politica. E politicamente, tanto per fare alcuni esempi, gli elettori potevano giudicare «unfit» Berlusconi dopo averne pesato la capacità di resistere e reagire alla crisi economica o di gestire e neutralizzare alcune grandi emergenze come i rifiuti a Napoli o il terremoto in Abruzzo. E invece no: vittoria e ancora vittoria e ancora vittoria.

Chi perde, sempre in una democrazia compiuta, se ne fa una ragione: analizza gli errori e ci riprova. E siamo quindi arrivati alla seconda Italia. Quella che a perdere non ci sta e che sfrutta qualsiasi occasione, anche la più bieca, pur di attaccare l’avversario. Nel nostro caso l’avversario, ossessivamente, è Berlusconi. Ed eccoci alla campagna, ossessiva, sulla sua vita privata con le famose dieci domande. E quindi alla campagna, ossessiva, sulla libertà di stampa. Ora si aggiunge quella, ossessiva manco a dirlo, di natura giudiziaria. Prima è arrivata la sentenza del giudice di Milano che condanna la Fininvest a risarcire con 750 milioni la Cir di Carlo De Benedetti per la vicenda Mondadori, poi il verdetto della Corte costituzionale sul lodo Alfano.

Sulla sentenza di Milano vi rimando all’analisi di pagina 34, aggiungo solo un paio di considerazioni. Leggendo la sentenza a me è parso di giocare a Monòpoli o di essere un concorrente del quiz Chi vuol essere milionario di Gerry Scotti. Vi rendete conto che il giudice basa la sua decisione sulle «probabilità» che i fatti siano accaduti come li immagina? Vi rendete conto che anche l’ammontare del risarcimento (ripeto, 750 milioni di euro) è stabilito in base al calcolo delle probabilità che una certa sentenza fosse più o meno a favore di una parte?

Badate bene, non sto forzando le motivazioni e invito tutti a leggerle per smentirmi. Ma, secondo voi, è giustizia quella che si affida alle probabilità e abiura dichiaratamente le certezze?
Passiamo al lodo Alfano. Dopo mesi di martellamento con gli interventi – ossessivi, ovvio – di alcuni suggeritori mascherati da esperti indipendenti (vedasi Andrea Manzella, Vittorio Grevi, Giovanni Sartori) la Consulta lo dichiara illegittimo. Non bisogna essere insigni giuristi per capire che il pronunciamento dell’Alta corte è squisitamente politico: perché altrimenti, loro sì insigni giuristi, si sono spaccati nella votazione finale nove a sei? C’era cioè spazio per dare ragione o torto al lodo Alfano: se si è scelta la strada della votazione a maggioranza, significa che la via della dottrina non era univoca e quindi la determinazione finale è stata affidata anche a convincimenti politici.

O qualcuno è disposto a credere che i giudici della Corte costituzionale (scelti in maggioranza dalla politica, a meno che non si voglia considerare l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro super partes) siano delle crisalidi che si nutrono di pane e diritto?

Gli effetti pratici della sentenza non tarderanno ad arrivare. Mentre scrivo, mi giunge notizia che a Palermo sono state depositate alcune telefonate che in teoria avrebbero dovuto essere distrutte relative a un’inchiesta che coinvolgeva l’ex governatore Totò Cuffaro (l’accusa è concorso esterno in associazione mafiosa) e nelle quali il Cavaliere conversa proprio con Cuffaro. Ed è la prima pietra. Altre ne seguiranno a Milano sulle vicende Mills e diritti televisivi e presto si aggregheranno le procure siciliane e toscane pronte a rispolverare le indagini sulle stragi del 1992-93.
Il Cavaliere finirà sulla graticola e ci resterà a lungo. Giuliano Ferrara spiega da par suo a pagina 9 che, ancora una volta, rispunta il peccato originale: il condizionamento della magistratura nella politica. In Parlamento Antonio Di Pietro cavalcherà tutto nella maniera più becera a cui ci ha abituato. E così farà il gruppo De Benedetti con tutti i mezzi schierati alla bisogna. A proposito: Eugenio Scalfari al ritorno dalla manifestazione per la libertà di stampa (sic!) di sabato 3 ottobre ha avuto un’illuminazione definendo «popolo» quello che era presente in piazza. Ha scritto una bestemmia. Abbia rispetto per il popolo, che è cosa diversa dal popolino, e che invece è elemento costitutivo dello Stato. E, dal momento che dal suo giornale si cita spesso a sproposito la Costituzione, dovrebbe sapere che al popolo appartiene la sovranità. E che la esercita nei modi previsti dalla Carta: manifestando, certo, ma andando a votare, soprattutto. In quella unica e straordinaria occasione in cui tutto il popolo decide chi deve rappresentarlo. Piaccia o no, il popolo italiano ha scelto il Cavaliere. Se ne faccia una ragione pure lui e tutti quelli che amministrano giustizia in nome del popolo italiano e sono invece animati da fervore antigovernativo.
Bene, si presentino adesso le anime belle del Consiglio superiore della magistratura a lamentarsi e piagnucolare per l’attacco virulento all’indipendenza delle toghe. Stantii pure loro, ripetitivi fino all’ossessione. Inconcludenti.
Ci aspettano tempi duri. Tempi di veleni. In Rai continuerà il festival dell’ipocrisia, con nani e ballerine schierati a difesa di una finta libertà di informazione che non sopporta chi – come il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – non si allinea e prova a dire qualcosa non strettamente di sinistra. Avviso ai naviganti: turatevi per bene il naso, perché di schifezze ne sentiremo davvero tante nei giorni che verranno.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 12 Ottobre 2009 alle 19:37 indigesto ha scritto:

Al popolo sovrano interessa che governi lo shieramento che ha chiamato a governare. Lo schieramento ha indicato, assieme al popolo che lo ha indicato quale lieder del partito di maggioranza,l’attuale Premier. Poichè la sinistra, oltre che a non saper governare non sa nemmeno fare opposizione, bensì sedizione, trova e percorre tutte le vie possibili per discreditarne l’immagine. E’ la poilitica che ha sempre fatto il PCI e la continuano, e la continueranno, i suoi eredi: la politica contro, e mai propositiva di programmi seri, che non riecheggino quelli che hanno registrato fallimento, dopo tante sofferenze e versamenti di sangue, nelle nazioni che l’hanno subita. I metodi che perseguono per giungere all’eliminazione dell’avversario politico sono quelli di sempre, collaudati nel tempo ma dimenticati da tutti quelli che loro tengono bordone, che saranno poi i primi ad essere eliminati allo stesso modo. Sono i Franceschini e soci, che anche se integrati nei loro metodi, restano quelli che il PCI ha da sempre definito “utili idioti”. E le avvisaglie non si sono fatte attendere. E’ da sperare che il popolo sano e laborioso (non quello di Scalfari) faccia, a questo punto, davvero sentire la sua voce!

Il 14 Ottobre 2009 alle 10:32 nicksergio ha scritto:

tanta confusione e malafede è inpensabile in un commentatore politico di un settimanale come Panorama.Cosa centra il mandato popolare(indiscutibile)ottenuto dalle elezioni da Berlusconi con il lodo Alfano e il caso Mondadori?:gli eletti hanno il diritto/dovere di governare,non la libertà di fare quello che gli pare..Il lodo Alfano(ma non dovrebbe chiamarsi Ghedini-pecorella ?)è stato bocciato per motivi semplici:la costituzione attuale non ammette disparità davanti alla legge.Sulla sentenza Mondadori,che Metta fosse stato corrotto da Previti è già dimostrato da precedenti sentenze,il risarcimento per la parte lesa diventa cosa ovvia.Se Berlusconi si trova spesso nell’interesse della magistratura è perchè è stato(e continua ad essere,)un imprenditore “molto disinvolto”(a scanso di querele uso l’eufemismo)

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101