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	<title>Opinioni &#187; Vespa: Il Cav è il nemico, ma il suo avversario chi è?     </title>
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	<description>Le opinioni di Panorama</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:32:08 +0000</pubDate>
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		<title>Vespa: Il Cav è il nemico, ma il suo avversario chi è?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Vespa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non Di Pietro, né Franceschini, solo un insieme di poteri diversi e trasversali che da 15 anni hanno in comune un unico progetto: abbattere il Berlusconi politico.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/gallery/politica_facce_da_pd/179163_il_segretario_del_partito_democratico_dario_franceschini.html" title="Il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/07/17/4a603ace2c554_zoom.jpg" width="500" height="" alt="Il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini" border="0" /> </a>   </p>
<p><strong>Quali sono stati in 15 anni gli avversari di Silvio Berlusconi?</strong> <strong>Achille Occhetto</strong> nel 1994, <strong>Francesco Rutelli</strong> nel 2001, <strong>Walter Veltroni</strong> nel 2008. Con loro ha vinto. Con<strong> Romano Prodi</strong> ha perso nel 1996 e ha pareggiato nel 2006. Nell’arco del quindicennio suoi avversari sono stati anche <strong>Massimo D’Alema</strong> e <strong>Giuliano Amato</strong>. Negli ultimi mesi leader dell’opposizione a Berlusconi è stato<strong> Dario Franceschini</strong> e il 25 ottobre sapremo se sarà scalzato da <strong>Pier Luigi Bersani.</strong> </p>
<p>Ma se oggi fermate qualcuno per strada e gli chiedete chi è l’avversario di Berlusconi, difficilmente avrete una risposta univoca.<span id="more-568"></span> Non tanto e non solo perché con le sue provocazioni ben meditate<strong> Antonio Di Pietro </strong>ha stretto nell’angolo il Pd, quanto perché oggi (come, a ben vedere, nei 15 anni precedenti) il vero avversario di Berlusconi è un altro. Un avversario, spesso, anzi, un nemico, del tutto trasversale, fatto della somma di quelle persone e di quegli ambienti che hanno sempre considerato la presenza del Cavaliere in politica nel migliore dei casi come un’aberrazione stilistica e nel peggiore come una lesione democratica. </p>
<p><strong>Oscar Luigi Scalfaro</strong> ed <strong>Enrico Cuccia</strong>, i pubblici ministeri di Milano e Giovanni Bazoli dell’Intesa Sanpaolo, <strong>Carlo De Benedetti</strong>, Valerio Onida, già presidente della Corte costituzionale, e Alessandro Profumo dell’Unicredit, personalità eminenti nei rispettivi settori d’interesse, hanno poco in comune e sarebbe ben difficile immaginarli intorno a un tavolo da Ku Klux Klan che decide la soppressione del Cavaliere Nero. Ma la somma di questi e di tanti altri poteri ha esercitato dal ’94 a oggi una influenza gigantesca sulla politica nazionale.<br />
Se<strong> Silvio Berlusconi</strong> non fosse stato considerato ancora all’inizio degli anni Novanta il figlio d’un dio minore,<strong> a Giovanni Agnelli non sarebbe saltato in mente di farne il nome al povero Giuliano Urbani</strong> che bussava inutilmente a tutte le porte della Confindustria per segnalare che, con la nuova legge elettorale, <strong>nel ’94 il Pds di Occhetto avrebbe conquistato il controllo del Parlamento con il 30 per cento dei voti. </strong>«Perché non prova con Berlusconi?» disse l’Avvocato. Andò come andò, ma è significativo il suggerimento: solo un disperato senza pedigree come il Cavaliere avrebbe potuto imbarcarsi nell’avventura di fermare la «gioiosa macchina da guerra» del segretario postcomunista con il quale gli altri erano già scesi a patti.</p>
<p>Come tutti i grandi imprenditori, <strong>Berlusconi non ha la purezza di San Francesco</strong>. Ma è certo un record mondiale che dalla fine del ’93 a oggi non ci sia stato un giorno in cui alcuni magistrati non si siano occupati di lui. Com’è un record il risarcimento di 750 milioni di euro chiesto alla sua Fininvest per De Benedetti. Sullo sfondo del processo Mondadori c’è un verdetto pronunciato da tre magistrati della Corte d’appello di Roma che dettero l’azienda al Cavaliere: il corrotto fu uno, gli altri due dicono tuttora che avrebbero votato a favore di Berlusconi, De Benedetti rinunciò al ricorso per Cassazione, si dichiarò soddisfatto dell’accordo patrocinato da Giulio Andreotti e gestito da Giuseppe Ciarrapico, vecchio amico di Carlo Caracciolo, socio di De Benedetti, riebbe indietro tutto il gruppo Repubblica-Espresso… </p>
<p><strong>E adesso la botta al lodo Alfano.</strong> No, non se ne viene a capo. Il 25 aprile Berlusconi pronunciò un discorso sulla Resistenza che gli procurò il consenso più alto. Dall’indomani e fino a oggi, grazie a <strong>Noemi</strong> e a <strong>Patrizia</strong>, si parla di lui solo a proposito di donne e per questo la campagna italiana straripa sui giornali del mondo con conseguenze pesantissime per la nostra immagine. <strong>Berlusconi ha commesso leggerezze imperdonabili</strong>. Eppure, il suo consenso resta sorprendentemente intatto. Ma non conta: quando vince lui, il risultato elettorale è frutto d’ignoranza e arretratezza.   </p>
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