Ferrara: Rassegniamoci, l’omofobia è insopprimibile

Photostream - Omofobia: la Camera boccia la legge

Cari amici della gay culture, cari progressisti più o meno immaginari, sappiate, e ve lo dico senza supponenza, senza acrimonia, con dolcezza, che l’omofobia, intesa come rigetto di un comportamento sessuale omofilo, è storicamente insopprimibile nel breve, nel medio e nel lungo periodo (come dicono gli economisti).

L’omofobia può essere circoscritta, possono essere sradicati e socialmente condannati nel modo più rigoroso gli atti di disprezzo e di violenza verbale o fisica, ma il retroterra omofobo ha tali radici nella storia e nell’antropologia universali (ebrei, cristiani, islamici, buddisti, indù, non confessanti) che nessuno è in grado di spazzarne via con radicalità egualitaria, illuministica, libertina, gli effetti nel linguaggio e nel comportamento collettivo. Due secoli fa ci provò l’utilitarista Jeremy Bentham, a smantellare il pregiudizio della discriminazione legale contro gli omosessuali, ma con scarsi risultati.

Avrei votato no all’affossamento della legge Concia, disegnata come aggravante giudiziaria delle violenze discriminatorie che colpiscono i froci e le lesbiche e i pastiche sessuali più vari; lo avrei fatto senza problemi, con la Perina, i Della Vedova, i Bocchino, cercando di uscire con un gesto di buona volontà dall’imbroglio parlamentare in cui si erano ficcati i deputati, di destra e di sinistra; ma lo avrei fatto senza illusioni.
I leader della comunità gay devono mettersi bene in testa che la legge Zapatero di equiparazione del matrimonio omosessuale al matrimonio tout court, quello tra uomo e donna, è stata giustamente, sensibilmente percepita come un attacco ideologico immotivato, particolarmente grave, capace di dispiegare effetti generali perniciosi su una istituzione privata e pubblica cara a molti uomini e donne.

Cosicché l’appello un po’ irriflesso del Vaticano, che in questa materia si districa con affanno dagli spalti dell’Assemblea generale dell’Onu a quelli del Parlamento europeo, una volta raccolto con un tanto di buona fede e di strumentalismo dall’Udc e dalla destra più tradizionale, non poteva che sortire quell’effetto, nonostante l’anarchia etica delle traballanti famiglie del centrodestra e della vasta multiforme famigliola dei conservatori italiani.

Una piccola autorevolezza specifica mi deriva forse dal fatto di aver lanciato, per tempo e con insistenza, allarmi etici e politici e civili su svariate questioni, compresa la cultura gay che offese il diritto di un cattolico come Rocco Buttiglione a esercitare il mandato di commissario europeo anche solo menzionando la parola peccato, compreso lo zapaterismo d’assalto, almodovariano, postmoderno, frivolo e tragico, e il suo irradiamento negli Stati Uniti. Lasciate che usi questo irrisorio bonus per invitare la destra di maggioranza, i commentatori come gli eletti in Parlamento, a condurre le sue battaglie in modo chiaro, e con un certo buonumore che non guasta mai.

Non deve esserci alcun dubbio o residuo di dubbio che un essere umano di orientamento conservatore abbia, come il più militante dei progresissti, un robusto e vivo sentimento di solidarietà, di compassione, di amicizia fraterna verso chiunque si trovi in pericolo di fronte a violenze fondate sulla discriminante della propria sessualità (così come su altre discriminanti che segnalano esposizione debole alla cattiveria e al pregiudizio e alla boria del più forte). Quando un residuo di dubbio invece resti, si è sbagliato qualcosa, qualche tono, qualche accento, qualche gesto.

Commenti

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Il 18 Ottobre 2009 alle 20:51 jane55 ha scritto:

Lo strupatore della Caffarella e’ stato condannato con 6 o giu’ di li’ anni di carcere.Non sto a citare le purtroppo centinaia di persone che al volante, sbronzi o drogati o perfettamente coscienti investono e feriscono o uccidono altri esseri umani, cavandosela con il ritiro della patente e qualche anno di carcere poi puntualmente condonato. Non cito neanche lo strazio di genitori, parenti, amici, di vittime innocenti dell’altrui stupidita’. E mi chiedo davanti al dramma quotidiano di tanti fatti di cronaca nera, e’ giusto sollevare il polverone dell’omofobia dei diritti gay, lesbici ecc.?Mi spiego non ho nulla contro queste persone, e sono d’accordo nella dura condanna di atti di violenza perpetrati nei loro confronti,condanna che deve senza dubbio essere seguita da una giusta pena…Ma che facciamo difendiamo solo gli omosessuali? e le altre vittime della violenza altrui che fanno?Recentemente la signora Mussolini ha fatto notare in televisione, proprio questo fatto, e cioe’ che la legge cosi’ com’e', non e’comprensiva di tutte le forme di violenza.Quello che voglio dire e’ che le leggi non si fanno per guadagnarsi i voti degli omosessuali, che peraltro rispetto moltissimo, ma si debbono fare per salvaguardare la vita di tutti i cittadini, siano essi omosessuali e non, siano essi perseguitati da forme di omofobia o altre forme di violenza.Le leggi debbono essere fatte per tutti e non solo per certi settori della societa’, e soprattutto quelle contro la violenza debbono essere mirate a colpire in modo giusto chi si macchia di quello che non esito a definire un crimine contro gli esseri umani a qualsiasi sesso legalmente riconosciuto e non, essi appartengano.

Il 19 Ottobre 2009 alle 12:30 indigesto ha scritto:

Perfetto jane55, non avrei saputo trovare parole migliori! Il fatto è che gli omosessuali sono da tempo una lobby, in tutti i paesi, e tendono ad acquisire privilegi in ogni espressione del vivere civile. Capisco che può essere una condizione della natura. Ciò che non capisco è la promozione che se ne fa. Quanto a condizione va rispettata, quanto ad emulazione o vizio acquisito va contestata. All’emulazione va soggetta soprattutto l’età incerta, per cui la promozione, con la visibiltà che concedono i comportamenti, le manifestazioni e i mezzi di informazione, soprattutto le TV, possono rientrare nell’ambito della corruzione di minori, figuriamoci le Leggi ad hoc! I vizi acquisiti vanno condannati tutti, in una società che si dice civile, comunque e senza appello! Ma in una società impazzitia, in cui si sovvertono anche i più elementari dettati della natura, tutto può accadere, e ce ne staiamo rendendo conto! Credo che della propria sfera sessuale ognuno dovrebbe essere geloso e affrontare le proprie problemantiche nell’ambito dello strettamente privato. Quando ciò non accade le ragioni vanno ricercate altrove. E in questo le politiche becere non ne escono certamente indenni!

Il 19 Ottobre 2009 alle 21:19 laofa ha scritto:

La maggior parte delle persone che ha seguito la discussione in Parlamento sulla legge contro l’ “omofobia” ha probabilmente avuto la percezione che la cosa riguardasse la richiesta di gay, lesbiche e transessuali ad avere il diritto di non essere molestati, aggrediti o discriminati. La reazione di molti potrebbe essere stata quella di considerare coloro che hanno affossato la legge, come appartenenti alla destra “retriva, conservatrice, antiprogressista e clericale” non riuscendo a scorgere altri motivi per non salvaguardare il diritto anche degli omosessuali alla sicurezza. Nè i giornali, come al solito, hanno speso una parola per spiegare chiaramente che cosa stia avvenendo nelle società occidentali all’insaputa dei più, spesso con il tacito consenso delle istituzioni, trincerate dietro il “politicamente corretto”.
Solamente su “ilGiornale” è apparso, il 12.10.09 un articolo di Luca Volontè (tra l’altro abbastanza defilato) puntante finalmente al nocciolo della questione, ossia il tentativo di far passare subdolamente, con la legge contro l’omofobia, il “gender” (”ideologia di genere”) nell’ordinamento italiano, così come è già stato fatto in altri Paesi occidentali e anche, all’oscuro dei cittadini (sempre volutamente disinformati) in alcune regioni italiane: vedi Toscana ed Emilia. La reazione di molti lettori all’articolo di Volontè ed i loro commenti che lo qualificavano “esagerato” confermano che la disinformazione in materia di spinte a “scegliere” l’orientamento sessuale (”gender” appunto) sia praticamente totale.
Per farla breve, con l’approvazione della legge “contro l’omofobia” si sarebbe inserita una circostanza aggravante inerente l’orientamento e la discriminazione sessuale: un omosessuale che subisse violenza a causa del suo orientamento sessuale verrebbe protetto in modo maggiore rispetto ad un eteroessuale che subisse violenza ma non per ragioni di orientamento sessuale. Quindi potrebbe essere incolpato di essere “omofobo” (come già accaduto nei Paesi scandinavi)anche chi, pur non avendo nulla contro gli omosessuali, si battesse per evitare l’incoraggiamento all’omosessualità e i condizionamenti sulle giovani menti nelle scuole dove l’ideologia di genere è propagandata. In Germania, per esempio, ciò è già di pratica attuazione con programmi pianificati da un gruppo di lavoro interministeriale per il Gender Mainstreaming (genere sociale, considerato di interesse primario) che si avvale, con ingente finanziamento da parte del Ministero della Famiglia, della consulenza dell’Università di Berlino per impartire ai bambini l’istruzione sessuale dagli asili nido alle scuole, sottraendola ai genitori. Dai dieci anni in poi vengono adottati nelle scuole gli strumenti di propaganda e addestramento all’omosessualità, alla bisessualità e alla transessualità. Tale tipo di istruzione inculca negli studenti idee come quella che l’aborto sia una semplice opzione senza impegno etico, che la promiscuità sessuale sia cosa positiva, proponendo anche materiale informativo nonchè contatti con la rappresentanza omosessuale locale; inoltre si invitano omosessuali a prendere parte alle lezioni con proiezioni cinematografiche e giornate di studio sul tema. Per i giochi di ruolo, durante le lezioni, vengono fornite sollecitazioni di questo tipo (dalla rivista “Tempi” del 30.08.2007): “Tu sei Peter, 29 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con il tuo amico Kemal. Oggi volete raccontarlo a sua madre.” Oppure: “Tu sei Evelyn Meier, 19 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con la tua amica Katrin. Andate dal pastore evangelico, la signora Shulz, perchè lei volentieri vi vuole sposare in chiesa…”
Risultato, l’omosessualità è spinta ad essere vista come possibile opzione da “provare” senza remore e il numero di omosessuali dichiarati è cresciuto esponenzialmente. Tutto questo sotto la spinta dell’EU che cerca di togliere l’incombenza dell’educazione dei figli ai genitori per passarla allo Stato e per plasmare le giovani menti indirizzandole verso il “gender”: si può benissimo parlare di “lavaggio del cervello” pianificato dalle Autorità statali
In Italia c’è già un accordo fra il presidente dell’Arcigay con Carfagna e Gelmini per introdurre l’aggravante della discriminazione di orientamento sessuale e le informazioni scolastiche sul gender. Sanno le nostre ministre quello che ciò significa? No? Da non credere! Si? Allora c’è da allarmarsi perchè siamo di fronte ad un evidente tentativo di imporre un indirizzo educativo che potrebbe avere effetti catastrofici per le generazioni future e senza che sull’argomento l’opinione pubblica sia informata e i genitori possano dire la loro con cognizione di causa!

Dunque, sarebbe ormai ora di cominciare a spiegare bene quanto perniciosa sia l’ideologia gender, fortemente appoggiata dalle forze che si definiscono “progressiste”, spesso forse inconsciamente da parte dei semplici elettori simpatizzanti ma certamente non dai capi (e cape) che fini e strategie conoscono benissimo! Ideologia che ha avvolto nelle sue spire l’intera società occidentale all’insaputa dei cittadini (che la credono ancora come una semplice politica per raggiungere l’uguaglianza dei sessi). E queste non sono parole grosse dette a caso!
Il gender è un’ideologia di origine comunista (engeliana, considerante la donna come genere oppresso, mentre Marx puntava sull’oppressione dei lavoratori) evolutasi cammin facendo inglobando malthusianesimo e libertinismo postsessantottino. Come conferma Lucetta Scaraffia (femminista moderata): “La rivoluzione sessuale in USA e quella studentesca del ‘68 hanno creato un femminismo antimaschio (l’uomo visto come nemico), antimatrimonio (matrimonio come luogo di schiavitù per la donna), antimaternità (gravidanza come condanna che causa svilimento del corpo femminile e figli che sono ostacoli nella realizzazione di se stessa).” La promiscuità dei matrimoni e la “scelta” del genere cui appartenere sono altri punti di forza di questa ideologia.
Alessandra Nucci, ex femminista antagonista, così si esprime in proposito: “Partito da legittime rivendicazioni per una migliore condizione di vita delle donne, questo pensiero si è spinto poi a chiedere la parità dei diritti, fino all’eguaglianza fra i sessi. E si spinge ora a chiedere l’uniformizzazione, l’intercambiabilità di uomo e donna, come se le differenze anche biologiche non esistessero. La creazione dell’essere androgino in definitiva.
Ancora la Scaraffia: “E’ chiarissimo che l’ideologia gender non ha nessun rapporto con la natura nè con la vita delle persone. Essa è pericolosissima perchè non riconosce la realtà e come tutte le ideologie di questo mondo può trasformarsi in un mostruoso inganno per gli esseri umani.”
Una efficace definizione di “ideologia di genere” è fornita dal libro di Alessandra Nucci: “La donna a una dimensione”. Da un’intervista all’autrice curata da Roberto Persico si legge che l’autrice traccia la genesi e la sintesi di questo nuovo femminismo, elaborato a tavolino da un’elite intellettuale e diffuso nel mondo da istituzioni e associazioni tese a promuovere una società pianificabile, fatta di una moltitudine atomizzata di persone poco interessate ad appartenersi l’un l’altra e dunque poco interessate a riprosursi. “Il gender comporta l’incoraggiamento di nuovi stereotipi, inculcati con l’educazione a scuola e con le immagini dei media, in cui la donna è conformata a un modello per il quale la carriera e il lavoro fuori casa non sono una scelta ma l’esigenza unica per realizzarsinella vita: l’uomo non è più tanto da eguagliare quanto da soppiantare e la maternità diventa un’opzione residuale di second’ordine. La meta a cui puntano i movimenti femministi è un via libero planetario alle pratiche di pianificazione familiare (che la Nucci chiama “imperialismo contraccettivo”) alla banalizzazione della promiscuità sessuale con matrimoni di tutti i tipi (e chi contrasta quelli fra omosessuali viene bollato di omofobia)all’universalizzazione dell’aborto libero e garantito, a una ridefinizione della natura umana che annulli la famiglia annegandola nel mare dei generi intercambiabili: tutte cose che vanno nella direzione della dissoluzione della famiglia monogamica auspicata d Friedrich Engels e dalla schiera di socialisti prima di lui.”
Tutte cose queste in avanzata fase di attuazione all’insaputa dei cittadini ignari, per volontà di ONU e EU che cercano di diffonderle a tutto spiano.

Come conseguenza, è nato un femminismo che si è affermato adagiandosi sul ruolo maschile, trasformando le donne in uomini, per la contentezza del prof. Veronesi, della on. Anna Finocchiaro, delle giornaliste femministe che pullulano su quasi tutti i giornali, per non parlare de “laRepubblica” e “l’Unità”, e della moltitudine di “maschi penti, veri eunuchi nel cervello (e forse non solo) lavato da decenni di cultura omologante, portatori amorfi di tale pericoloso (per l’intera società) virus e incapaci ormai di intendere A CHI STIANO EFFETTIVAMENTE SPIANANDO LA STRADA!

Più semplicemente, l’ideologia “gender” afferma che se un bambino gioca con le automobiline e una bambina con le bambole ciò è solo perchè la società impone loro questi atteggiamenti comportamentali mentre invece i ruoli e le funzioni sarebbero perfettamente intercambiabili tanto che tutti “possono allegramente scegliere, a piacere, che genere “indossare” e la donna è considerata poter fare tutto ciò che può fare l’uomo (ciò è continuamente suggerito da spot pubblicitari, film, programmi televisivi ecc, che continuano a lavare il cervello proprio per convincere della cosa). Per mia esperienza potrei assicurare invece che, in trent’anni di lavoro all’estero in zone disagiate, dentro i tunnel o sopra ponti in costruzione non ho mai visto una delle “femmine aggressive e trionfanti” di cui parla con tanto orgoglio la Finocchiaro, venire a reclamare le “pari opportunità” nè le “uome” di Veronesi, destinate, secondo lui, a soppiantare gli uomini in ogni dove.
Comunque, secondo tale teoria, uomo e donna possono scegliere il genere preferito come se fosse un vestito e, naturalmente, la “scelta” omosessuale diventa un’opzione come le altre!
Insomma, la differenza corporea, biologica, chiamata sesso, è considerata trascurabile e va sostituita da una sessualità “poliforme” dove la scelta del genere (non più del sesso) dipende dall’opzione o dal capriccio individuale…

Questa bislacca ideologia è stata sputtanata da esperimenti compiuti su scala ventennale persino nei Kibbutz israeliani e fra le scimmie. In Israele, le bambine che dovevano servire , da grandi, a dimostrare la fondatezza della teoria, dopo venti anni sono state trovate, con grande scorno dei ricercatori, tutte madri felici avendo assecondato la loro natura che le portava ad allevare la prole e accudire i mariti presso il focolare domestico, mentre gli esperimenti sulle scimmie hanno dimostrato che pure queste,lasciate libere di fronte a giocattoli e strumenti, vedono i maschi giocare con le macchinine e la palla e le femmine con i bambolotti; le matite colorate sono gradite ad entrambi i sessi.
Una teoria ridicola, il gender, che rinnega la “differenza” e alla cui diffusione hanno contribuito il radical femminismo, pseudointellettuali annidiati in ogni dove con le loro teorie bislacche osannanti la “donna trionfate” (e affibbiando agli uomini tutti gli epiteti possibili e immaginabili)e il genere (gender) fai da te, tutti i media “progressisti” con il loro attivismo subdolo che nasconde la verità “vera” e quelli non progressisti con il loro silenzio che sa di ignavia e, soprattutto, potenti gruppi di potere sfruttanti pesantemente questo vecchio attrezzo comunista rspolverato e oliato col ‘68. Così,mentre le femministe radicali vedono nell’ideologia la soluzione del loro problema, cioè la cancellazione della differenza femminile e gli omosessuali della loro differenza omosessuale (pensando tutti che in questo modo possano raggiungere molto più facilmente quella eguaglianza che secondo loro può garantire la felicità nella vita) i ricchissimi “filantropi” manovranti con i loro immensi capitali le agenzie internazionali (ONU e EU,ma non solo) vi vedono la possibilità di portare a termine i loro enormi, egoistici piani esclusivamente mercantili, alla faccia dei “progressisti” femministi che diventano così portatori di interessi enormi legati al capitalismo selvaggio teso ad omologare e dominare l’intero pianeta, trasformandolo in pollaio dell’umanità.
Anche Lucetta Scaraffia mette in guardia dall’ideologia ormai imperante: “Purtroppo, i fautori e finanziatori del “gender” e della sua cultura abortista e antifamiliare, pur se di derivazione comunista, sono diventati pericolosi gruppi di potere, fondazioni prevalentemente americane con nomi altisonanti come Hewlett Packard o Rockfeller e lobbies potentissime nel seno delle organizzazioni internazionali che sono riusciti a condizionarne le scelte, soprattutto in campo culturale ed educativo. In particolare l’Unione Europea e l’ONU che hanno destinato notevoli fondi per diffondere l’ideologia “gender”. Qualsiasi progetto che contenga tale parola riceve soldi. Ma siccome la maggior parte della gente che usa il termine “gender” non sa che tipo di ideologia si nasconda dietro, è stata una diffusione inconsapevole”.

Il 20 Ottobre 2009 alle 12:29 indigesto ha scritto:

Iaofa,la tua espozione mi è stata utilissima! Ho appreso cose che ignoravo nel dettaglio ma che ho avuto modo di chiedermi, non riuscendo a capire cosa ci fosse dietro alla contnua campagna di promozione, in corso sui nostri media, dell’omosessualità in genere! Che vi fossero fondamenta filosofiche d’un certo tipo doveva essere messo in conto, ma che venissero sostenute da Istituzioni internazionali con tanto impegno non c’ero francamente arrivato. In pratica, a parte i prevedibili coinvolgimenti in queste “battaglie” di personaggi squallidi e supponenti che impervesano sulle nostre TV, particolarmente su quella pubblica, è anche, e soprattuto direi, questione di danaro! A questo punto penso a questa mammella si attacchino un pò tutti, a giudicare, almeno, da certe politiche proposte da alcuni addetti ai lavori, a mio modo di vedere insospettabili!

Il 20 Ottobre 2009 alle 20:47 laofa ha scritto:

Caro Indigesto, una disinformazione costante a livello mediatico accompagna la rapida diffusione del “gender” (nel cui alveo scorre pure la corsa alla promulgazione di leggi antiomofobia) nascondendone i nefasti fini di cui si è detto sopra. Tale disinformazione accompagna quella della classe politica che ritiene questo un argomento molto scomodo, in quanto implicherebbe la chiamata in causa di uno dei miti intoccabili della società occidentale a questo punto di involuzione: il donnismo, anche se le più accanite avversarie dell’ideologia sono proprio le donne, che vi vedono un attacco diretto e umiliante al concetto stesso di femminilità!
Nella presentazione al citato libro di Alessandra Nucci(”La donna a una dimensione”) il recensore Paolo Gambi (da “La Voce di Romagna” del 12.11.06) dice che esso fa giungere finalmente anche in Italia una voce femminile che svela trame e intrighi sconosciuti e mette in mostra tutto l’odio di cui è intriso il pensiero unico femminista che tutti noi portiamo nelle nostre teste in maniera spesso inconsapevole e che sta portando il mondo in una direzione ben definita: la dissoluzione dell’essere umano come lo abbiamo conosciuto da qualche millennio a questa parte. “Chi di noi infatti non è mai stato indotto a pensare che la società “patriarcale”, ossia fondata sulla famiglia tradizionale, sfruttasse le donne e le condannasse a un ruolo di subordinazione? Chi non ha il dubbio che in fondo è giusto che le donne si sforzino nella carriera, magari sacrificando il proprio ruolo materno e che magari sono pure migliori degli uomini? Bene, questi sono alcuni capisaldi di questo pensiero impostoci in modo subdolo dall’alto, da lobby potentissime e piene di danari per loro esclusivi interessi mercantili e assolutamente disinteressati dei problemi delle donne e degli uomini.”

Interessanti due libri che denunciano i metodi adottati dai grandi organismi internazionali. Il primo è quello di Michel Schooyans: “Il volto nascosto dell’ONU - il governo mondiale”. Una sintesi del pensiero dell’autore si legge dall’intervista allo stesso di W. Redzioch (”Il coraggio di dire no”). Si parla di un processo, in fieri, di globalizzazione economica basato sul capitalismo selvaggio, sul relativismo dei valori, sul pensiero debole, sul rifiuto del “dogmatismo” delle religioni e sul tentativo di trasformare l’ONU in un governo mondiale. Lo scopo è quello di realizzare due progetti di matrice comunista: la distruzione delle nazioni e quella della famiglia. Alla domanda su come mai le élite intellettuali, economiche, politiche dell’Occidente vanno d’accordo con gli ex-comunisti dei Paesi dell’ex-blocco comunista, la risposta è stata: “Perchè li unisce l’idea di lotta o se qualcuno preferisce, di selezione. Il concetto della ragione del più forte, dell’eliminazione del debole, si trova anche nella pura ideologia liberale: darwinismo sociale, lotta per la sopravvivenza tra gli individui e anche tra le nazioni…l’uomo conta solo se produce e se consuma (nasce l’eugenismo: la selezione degli esseri migliori secondo le esigenze della produzione e del consumo). La morale cristiana è da abbattere poichè su posizioni diametralmente opposte. Inoltre poichè l’uomo è il risultato dell’evoluzione è destinato a sparire, per cui deve rispettare la natura e controllare le nascite per controllare la popolazione mondiale. Nel mondo di oggi è vietato manifestare le idee che non coincidono con la filosofia liberal-libertaria imperante: l’omologazione universale. Si tenta di imporre a tutti certe idee, per esempio l’idea che l’aborto e l’eutanasia sono diritti umani, che la coppia omosessuale è la stessa cosa del matrimonio eterosessuale…Quello che occorrerebbe fare è il resistere ai tentativi dell’Unione Europea e dell’ONU di introdurre i “nuovi diritti” dell’uomo.”
Su come il “gender” sia diffuso, assieme alla distruzione della famiglia tradizionale e dei principi etici e religiosi che la difendono,è interessante il libro della Date O’Leary: “Maschio e Femmina? - La guerra del genere”. L’autrice,pro-life, denuncia senza mezzi termini le ampie complicità di cui le associazioni femministe radicali godono all’interno del Palazzo di Vetro e il modo sconcertante con cui l’ONU e la Comunità Europea gestiscono i problemi legati ai temi etici, come aborto, sessualizzazione dei ragazzi fin dalla tenera età (”così che possano esplicare la scelta della loro reale identità”), empowerment della donna, pestaggio antimaschile, legalizzazione dell’eutanasia, sterilizzazione di massa, ecc: “All’interno delle burocrazie del Palazzo di Vetro, finanziamenti vengono favoriti da oscuri burocrati con la complicità di associazioni femministe che hanno la possibilità, per esempio, di condizionare i lavori programmando tendenziosamente l’ordine degli interventi,preparando tesi e traduzioni ad hoc su cui i delegati sono chiamati a votare.” Ciò con il deliberato intendimento di speculare anche sulle difficoltà legate alle sfumature di traduzione linguistica, sfruttando, ad esempio, la diversa portata della sostituzione della parola “sesso” con “genere”, così da condurre acqua al mulino dell’ideologia, inducendo i delegati a votare testi a cui essi attribuiscono significato diverso. Lo scopo è quello di ottenere ben finalizzati finanziamenti. “I finanziamenti favoriscono politiche abortiste, di contraccezione o sterilizzazione o di diffusione del “gender” da trasformare in trattati internazionali e, dunque, leggi dei singoli Stati.” La O’Leary sta conducendo un’azione tenace contro le femministe radicali e i loro sostenitori all’interno dell’Organizzazione, assieme a gruppi di minoranza contrari a questo stato di cose e ai politici disposti a dare loro una mano nel tentativo di arginare il dilagare del linguaggio e dei deliberati femministi”.

In Italia, l’ideologia “gender” è diffusa generalmente da intellettuali o aderenti alle idee di sinistra. Sconcertante il caso del prof. Veronesi (manco a dirlo, scritte per laRepubblica) con frasi che possono essere classificate solo come deliranti: una specie di adulazione massima del femminile fino ad auspicare che un giorno il mondo sia popolato e governato da “uome”. Un articolo che ha suscitato lo sdegno maggiore proprio fra le donne, una delle quali gli ha scritto dicendo: “professore, perchè non dovremmo appoggiarci alla spalla del nostro compagno?”
Qui siamo alla cronaca di tutti i giorni, con i media, i deleteri maschi pentiti e quel che è peggio, le istituzioni che lasciano propagandare a tutto spiano l’immagine della donna che “ha una marcia in più” e che viene definita dai femministi e femministe persino come “più capace in tutto, più forte, più intelligente e così via”. Fa tutto parte del processo di propaganda del “gender”; infatti vi si ritrovano tutti gli elementi tipici dell’ideologia.
Negli spot pubblicitari pochi sono quelli in cui il maschio non faccia la figura dell’imbecille e dell’imbranato, mentre lei risolve ogni problema con la sicurezza da “uoma”. I film esaltano modelli di donna grottesche e comiche piene di takane e armi da guerra e con volti truci mentre i telegiornali non possono fare a meno di far vedere comandanti che a denti stretti debbono dire che “le donne militari sono più motivate dei colleghi maschi” (sic) mentre pettorute ufficialesse impartiscono ordini a sciabola sguainata (non c’è che dire, un tipico attrezzo femminile!) urlando con voce fessa ordini marziali. Durante il rientro delle salme dei nostri ragazzi uccisi in Afghanistan, le inquadrature erano fatte in maniera tale che la “Folgore” pareva composta esclusivamente da donne. A parte una ridicola recita al TG1 con una “soldatessa” che, fatto un saltino indugiante dall’elicottero, viene intervistata “a lei piace la guerra?” E quella, chiamata a recitare, faceva capire che soldato non era e che il tutto era un grottesco trucco tutto teso a propagandare il solito clichè della donna che può fare anche l’uomo. Fa parte sempre della propagazione del “gender” la diffusione delle cifre sulla violenza alle donne: i dati veri dicono che gli episodi di violenza sono ai minimi storici negli ultimi tre secoli (meno quella femminile, in rapido aumento, specialmente per quanto riguarda gli infanticidi). Nonostante ciò il “malebashing” (altro strumento femminista per abbattere l’autorità maschile = pestaggio del maschile) deve propagare la fola che “la violenza è di genere” (ossia dell’intero genere maschile e non di pochi balordi). Ma non basta: sono state agglomerate, alle cifre sulla violenza vera, anche le critiche del coniuge sull’acquisto del vestiario, per poter arraffare i milioni delle finanziarie e distribuirle ai movimenti femministi e alle filiali del Ministero Pari Opportunità (costituito al 100% da donne)perchè continuino a pestare sugli uomini. Questa si chiama truffa aggravata ai danni dello Stato e dei cittadini. Così come l’assunzione a ruota libera, soprattutto per ruoli pubblici, di donne per quote rosa, spesso rimuovendo (dai primari ospedalieri ai poliziotti ai giornalisti, eccetera) gli uomini per sostituirli con donne o favorendo comunque l’assunzione femminile in ogni campo. Per poi poter dire nei telegiornali che le donne fanno meglio i chirurghi i poliziotti, eccetera. Tutto questo fa parte della diffusione del “gender”. La scuola è in totale mano femminile, con programmi e libri che debbono avere l’imprimatur del Min. Pari Opp. (novello MINCULPOP) adatti al cervello femminile, ma non dei maschi che, nelle scuole inferiori, faticano di più delle femmine. I ragazzi (e ragazze) hanno perso ogni riferimento maschile (il padre, l’uomo sono stati allontanati dal processo educativo) e non riescono a troncare il cordone ombelicale con la madre neanche dopo l’adolescenza. Non c’è più nessuno a dire loro che la vita non è solo permissivismo e diritti ma che occorre rimboccarsi le maniche e rispettare i doveri. Ma per le giornaliste di laRepubblica va bene così, anzi, è segno di evoluzione se un ragazzo delle elementari dice sfiduciato che vorrebbe essere una femmina perchè “hanno una marcia in più”. E lapsicologa che ha esaminato il caso giù ad applaudire, anzichè essere sbattuta fuori a calci dall’albo professionale! Tutto questo è “gender”. Purtroppo, molto,molto,molto altro ancora! Ma nessuno si muove per contrastare l’andazzo.
Nei programmi televisivi parlano solo donne, di problemi femminili, enfatizzando il vittimismo femminista ma nascondendo sempre l’eccesso di privilegi anticostituzionali di cui ormai godono! Ma non è poi vero che nessuno ne parli. Finalmente, un articolo sul ilGiornale del 13.10.2009 rompe il muro del “politicamente corretto”:
Di Massimiliano Parente: TITOLO: “Se noi uomini siamo a pezzi la colpa è solo delle donne”. “A questo punto propongo un appello per la dignità dell’uomo in quanto maschio…Concita De Gregorio, direttrice di un quotidiano di cui si è impossessata spadellando fuori Padellaro, un maschio (infatti lo spot diceva l’Unità è femmina)…Avendo licenziato Concita, a suo tempo, anche Fulvio Abbate, scrittore maschio …il quale Abbate però travestito da Fulvia Abbate in parrucca verde acido, nel difendere le donne, come molti a sinistra, tira fuori la cultura della Chiesa e del fascismo, come se l’Islam fosse femminista (lì no, c’è il rispetto delle culture). C’è anche Ged Lerner, a prendersela con Ricci e le veline troppo svestite…Non possiamo più guardare niente. Non possiamo desiderare. Gonnellone lunghe, tacchi bassi, tra poco adotteremo il burqa…Io poi, in quanto scrittore, a ripensarci, sono stato cacciato dalla Bompiani perchè il direttore editoriale era una donna e, anni prima, rifiutato da Einaudi, in una collana diretta da una donna. Anni prima decisi di andare in RAI con un progetto di una trasmissione letteraria e una “raccomandazione” di Gianni Letta entusiasta all’idea e tuttavia fui rimandato a casa non perchè, come si crede, con Berlusconi al governo, piuttosto perchè, ora ho capito, ero un uomo, un maschio…Basti pensare a tutti i maschi che scrivono libri da femmine…quanto all’aborto, il figlio è solo della donna, lo partorisce lei e decide lei, tu non puoi decidere, lei lo tiene o meno, lei abortisce o meno, però appena sposati eccole con “occupati di tuo figlio”, ma come, non era solo tuo, brutta stronza? Inoltre, anche a letto, ci stanno umiliando in quanto uomini, rispolverano il freudismo e l’uteranesimo del “me la gestisco io”, sono loro che “la danno” o non “la danno” e quando prendono loro sei tu che prendi, l’egoismo è sempre dalla parte del maschio. Però poi sono esigentissime, e sui giornali femminili si lamentano se l’uomo è o non è più abbastanza uomo, e quindi se sei dolce sei troppo dolce, se sei duro sei troppo maschio, se non sei abbastanza duro ti portano dal sessuologo per farti visitare, come se l’erezione dovesse conciliarsi ogni volta con le pari opportunità. Riviste dove ogni settimana, da anni, parlano del calo del desiderio maschile, riviste dove ci sono rubriche dove le donne si lamentano che a lui il simbolo fallico non funzioni come dovrebbe, riviste dove ogni giorno ci umiliano e ci prendono in fallo, tanto il loro calo del desiderio mica si vede, mica si misura, e insomma, mica è giusto”.

Ebbene, tutto questo presunto strapotere femminile in tutti i campi di cui giurano e spergiurano i femministi, creato ad arte con quote rosa, riviste femminili e privilegi anticostituzionali (ma guai a dirlo) e facilitazioni di ogni genere nel campo delle assunzioni è nato proprio quando i famosi “filantropi” di cui parlavamo sopra si sono accorti che, nei supermarkets, era la donna a sostare più volentieri e a spendere di più! Esaltarne le potenzialità spenderecce, spingendola a lavorare e guadagnare senza impedimenti (marito e figli) sarebbe stato quindi vantaggiosissimo per loro in termini economici. Come raggiungere tale scopo? Ecco, bello che pronto proprio il “gender” radical femminista che spinge la donna a realizzarsi al di fuori della famiglia e della maternità. Pur se di matrice comunista (ma i “filantropi” non sono schizzinosi), fu trovato lo strumento perfetto per i loro scopi egoistici. Più donne al lavoro avrebbero anche significato riduzione del numero di maschi al lavoro, con conseguente risparmio sui salari non avendo inoltre le donne le stesse capacità degli uomini quando si tratta di affrontare attività richiedenti resistenza, flessibilità per assoggettarsi ad orari e sedi di lavoro scomodi o a lavori usuranti e pericolosi.
Altro che la “Donna superstar” dei femministi dal cervello lavato da decenni di cultura sinistrese e dagli “esperti” e “intellettuali” di laRepubblica: si tratta della più colossale presa per i fondelli nei confronti delle donne mai attuata nella storia del genere umano!

E così, in conclusione eccoci al giorno d’oggi con donne e uomini del tutto condizionati dalle pressioni culturali e dagli egoistici interessi capitalistici (del capitalismo selvaggio). Nell’ambito del “gender”, ormai dilagato, lo scopo rimane per ora quello della diffusione dell’ideologia, nell’illusione di creare una nuova natura umana libera di scegliere fra orientamenti sessuali diversi e, soprattutto, libera di non riprodursi. Si afferma l’ecologismo ideologico che considera l’uomo come un parassita che infesta la “dea Madre Gaia” che pertanto deve essere eliminato con campagne mondiali di sterminio di massa nei ventri materni. Il grottesco Nobel ad Al Gore,propugnatore dei riti pagani di Gaia dimostra come anche l’istituzione del Nobel sia asservita a questi movimenti mondialisti. Il nobel all’Obama che promette abolizione dei limiti all’aborto ne costituisce conferma, così come quello concesso ai propugnatori del Global Warming, rifiutato con sarcasmo dall’unico vero scienziato del gruppo, critico contro tali teorie senza fondamento certo,ma ricondotte ormai anch’esse al modello ideologico panteista del pianeta insofferente del parassita umano.

Ancora dalla presentazione di Paolo Gambi del libro sopra citato della Nucci: “Il disegno culturale ben preciso è dunque quello di soppiantare gli archetipi sociali occidentali come li abbiamo sin qui conosciuti: la famiglia, la donna madre,la religione, tre nemici da distruggere.La condizione di madre è una schiavitù della donna e la famiglia una gabbia in cui l’uomo la vuol rinchiudere. Quindi, per affrancarsi,l’arma è quella dell’antagonismo di genere. Mettere la donna contro l’uomo facendoglielo odiare. Alla donna si rivela di essere stata sempre e a tutti i livelli vittima e suddita del patriarcato, si propone di scandagliare costantemente il passato e accumulare ovunque le prove delle ingiustizie subite, per poi farne i capisaldi di una “cultura delle donne” Perchè le donne non si facciano strumentalizzare, ma prendano in piena libertà le decisioni delle proprie vite, occorre portare alla luce gli scopi e i meccanismi di persuasione messi in campo da quella che è diventata oggi una filiera educativa mondiale, sempre più potente, ramificata e coesa,”
Sarebbe ora di parlare apertamente di questo pericolo, vincendo l’ignavia dei politici che traggono vantaggio in termini di voti e consensi da tutto ciò che viene promosso ipocritamente in favore delle donne, abbattendo finalmente il muro del “politicamente corretto” che ha consentito la metastasi di questo cancro sociale al riparo delle sue ben protette mura.
LUIGI FARINELLI

Il 21 Ottobre 2009 alle 12:40 indigesto ha scritto:

Carissimo Farinelli,hai schiuso uno scenario orrendo, in cui i disegni socioeconomici di un certo tipo si intrecciano con le immancabili filosofie relativistiche, proprie del neopaganesimo strisciante. Comprendi facilmente dal mio linguaggio che non ho le basi giuste per poterne parlare dottamente. Ma nel continuare, imperterrito, a pormi domande generiche, mi si aggrovigliano le idee, la cui esposizione non può essere che confusa ed approssimativa. Di questo mi scuso, non potendo fare di più, e abuso ancora della tua pazienza. Orbene, noto, almeno da noi, che le stesse esponenti di questo movimento femminista, soprattutto nella sinistra, certamente consapevoli della matrice, diciamo, americana del disegno criminoso, di cui anche, ponendovi attenzione, i meno informati hanno potuto nel tempo cogliere segnali significativi.. le stesse esponenti, dicevo, e parlo al femminile, sostengono strenuamente la causa dell’immigrazione; cosa che, per i costumi delle popolazioni prevalentemente immigrate, mal si concilia con una campagna subdola tendente ad esaltare il ruolo femminile nella società. In breve, ci troviamo di fronte a vittime e carnefici nel contempo? o a direttive dove l’afflusso di “sovvenzioni”, per l’una e l’altra “occorrenza”, è ragione dominante? Forse la mia è una considerazione “a prima vista”, ma mi fa pensare, anche alla luce di quanto molto chiaramente hai esposto. Se c’è una risposta ti prego di darmela e te ne ringrazio. Molto cordialmente. Nicola RUSSO.

Il 23 Ottobre 2009 alle 02:29 laofa ha scritto:

Caro Nicola, per chi sia stanco di ascoltare continuamente il “verbo” di Santoro o di Concita de Gregorio o, comunque, di chi contribuisca a propagandare pensieri omologati (e se non sei d’accordo, passi nel girone dei sottoculturati privi di sensibilità progressista che, ovviamente, odiano le donne e per usare un termine imposto dalla moda, sono omofobi).
Sicuramente oggi Internet offre immense possibilità, permettendo di radunare dati, conoscere i fatti da vari punti di vista e di aggregarli usando la propria testa. Il mosaico a poco a poco si ricompone, magari con qualche tassello ancora mancante qua e là ma non tanto da non iniziare a far capire le cose come stanno. La prima cosa che si impara a capire è che ci stanno facendo il lavaggio del cervello con scopi ben precisi imbombendoci di messacci mediatici (in USA sono ammessi pure quelli subliminali!).
Anche il problema dell’immigrazione ha aspetti che possono essere ricondotti entro l’alveo dei discorsi fatti sopra. Ho dei dati (che non riuscirò a inserire oggi) riguardanti i Paesi scandinavi (la Norvegia soprattutto)Paesi dove un tempo vivevano i coraggiosissimi e virilissimi Vichinghi. Si, ma molto, molto tempo fa!
Paesi dove stanno arrivando i nodi al pettine di una irresponsabile politica voluta dal femminismo radicale che ha imposto una immigrazione senza regole con scopi ben definiti.

Prima di affrontare il discorso, però, debbo aggiungere che il problema dell’immigrazione io posso vederlo da un punto di vista, diciamo così, privilegiato, avendo vissuto per trent’anni all’estero (sono ingegnere) a contatto diretto anche con i Popoli (Africa, Medio ed Estremo Oriente, Sud America) che alimentano i flussi migratori. Debbo quindi dire che un Cinese, un Cingalese, un Saudita, un Peruano, per me non sono degli alieni perchè sono abituato a vivere con essi. Ho conosciuto usi e costumi di molte nazioni (musulmane e non) dal di dentro. Credo anche di poter affermare di non essermi mai sentito a disagio, fatto oggetto di avversione, respinto o in pericolo (a parte qualche periodo travagliato da rivolte sociali). Posso quindi distinguere un Arabo wahabita (ho vissuto dieci anni in Arabia) da un seguace di scuole coraniche meno rigide (in Burchina Faso la cattedrale cattolica, con tanto di vescovo, sorge accanto alla moschea). Sempre ho trovato un’umanità di fondo, indipendentemente dal grado di ricchezza o cultura, che sarebbe un bene prezioso preservare.
Proprio per questo sono favorevole alla regolamentazione dei flussi migratori, purchè si agisca senza mai dimenticare lo spirito di solidarietà e accoglienza (io vedo la cosa anche dal punto di vista cristiano) ma evitando i pericoli dei sincretismi o di una dissennata frammistione senza integrazione o, al contrario, un’omologazione delle tradizioni culturali così come si propongono, studiando le strategie a tavolino, quelle élite intellettuali e fondazioni e lobbies ricchissime che vogliono imporre un nuovo ordine mondiale basato sul darwinismo sociale: ossia sulla lotta per la sopravvivenza tra gli individui e tra le nazioni perchè avvenga la selezione degli esseri più adatti secondo le esigenze della produzione e del consumo.

I Paesi scandinavi sono oggi all’avanguardia nel propagandare le ideologie del femminismo radicale, propugnatore non solo del “gender” ma dell’apertura ad una immigrazione soprattutto musulmana che, in alcune regioni ha permesso di raggiungereo la maggioranza della popolazione, tanto che i Norvegesi sono divenuti quasi un’etnia non delle più numerose frammista ad altre di importazione che le sovrastano. Il “bello” è che l’atteggiamento di fondo delle femministe, “oppresse” sempre e comunque dal maschio occidentale, fonte secondo loro di tutti i mali e di tutte le violenze, si sono adattate al velo e alle restrizioni per le donne che una società islamica sempre più rappresentativa porta con sè per tradizione. E si trovano ormai senza la difesa dei maschi locali, svirilizzati e ridotti realmente ad autoconvincersi (come i maschi pentiti nostrani) di meritare tutti quegli epiteti che le femministe gridano continuamente loro (ma non agli immigrati musulmani da cui proviene la percentuale maggiore degli episodi di violenza). Un vero laboratorio di studio sulle balordaggini, l’idiozia ed i pericoli che il radical femminismo (ma non solo) è riuscito a creare, provocando un punto di debolezza consistente in un’Europa che pare già decisa a seguirne le orme, imponendo diktat alle nazioni componenti per favorire l’appiattimento di culture e tradizioni, con imposizioni, per esempio, di rispettare una data curvatura dei cetrioli; di diffondere la buonissima cacca in scatola delle Swalbard ma di vietare la vendita del formaggio di fossa; imponendo leggi antiomofobia, per la liberalizzione dell’eutanasia e dei matrimoni fra padrone e animale. E che permetterà domani ai bambini degli asili nido (forse ancora no, si comincerà da quelli delle elementari per poi “progredire” gradualmente) di “scegliersi” il genere preferito(maschile, femminile, neutro leggero, neutro spinto, trans, ecc.)

Il 25 Ottobre 2009 alle 15:55 indigesto ha scritto:

Caro Luigi,non so davvero da che parte cominciare.
La tua lucida esposizione dei rischi che sta per correre il genere umano è condivisibile alla virgola, almeno da chi,come me,cattolico di estrazione,è appassionato estimatore delle leggi della natura, e di conseguenza estimatore delle razze tutte e dei valori femminimili che ne assicurano il perpetrarsi. Non ho spinto le mie conoscenze nel sociale, non avendo avuto le tue opportunità, ho operato nel settore tecnico, pertecipando alla realizzazione di Centrali nucleari nonchè alla progettazione delle parti convenzionali, e pertanto conosciuto un pò di gente di altri paesi, ma non fino all’indagine, in modo generico s’intende, sulla loro indole o sui loo costumi. Ma erano comunque altri tempi e ancora acerbi per questi discorsi.
Questo per dire, ancora una volta, che le mie considerazioni nascono da osservazioni del vivere comune e dall’informazione,per così dire, superficiale. Dunque siamo proprio nel macroscopico!

Si,Internet fornisce questa possibilità di informarsi, ma
pure di notare una certa manovra a tenaglia nei confronti della nostra cultura e tradizione cristiana; parlo del nostro Paese, ma posso immaginare che sia un fenomeno europeo voluto da poteri oltre Atlantico, soprattutto alla luce della tua esposizione sul fenomeno. Ho colto anche qualche appello che fai ad un quotidiano dove citi anche qualche testo utile a chiarirsi le idee. Ma, detto in spiccioli, può bastare? Sono battaglie nelle quali la Chiesa è impegnata; ma pare che non basti, anche perchè è un punto di vista confessionale, e tira aria che tuttociò che è confessionale è da sconfessarsi a priori! Penso poi che questi discorsi dovrebbero trovar larghissimo spazio anche in campo laico, proprio per combattere quel laicismo subdolo, causa ed effetto di tale disegno criminoso.
Nel nostro Paese, dove tutto passa al vaglio della Politica, spesso becera e portata ad inserire interessi di bottega per raccattare consensi in nome di una malintesa democrazia, è possibile che non vi sia un movimento indipendente, un mecenatismo socioeconomico ad ispirazione morale, un femminismo sano, che valorizzi e porti avanti un’idea di equità, anche per quanto concerne realtà quali l’immigrazione, che, per come stanno le cose, crea disordine nei nostri pensieri, oltre che nel nostro quotidiano?
Siamo proprio ridotti a dover subire passivamente, da noi come altrove, questa immane violenza sulle coscienze? Vorrei, su questo, se c’è, una parola di speranza. Molto cordialmente. Nicola

Il 27 Ottobre 2009 alle 01:48 laofa ha scritto:

Caro Nicola, l’Europa è colpevole quanto l’America dell’innesco dei fenomeni di cui stiamo trattando. Anche se mode e rivoluzioni sono partite spesso dalla seconda, la prima ha imposto un modello assorbito dalla parte della cultura americana predisposta a riceverlo mentre, nel contempo, ne approfittava la casta “illuminata” dedita a costruire la società del consumismo senza limiti.

Per esempio, rimanendo nel campo della spinta a varare leggi contro l’omofobia e risalendo a monte del problema, si può vedere che ormai dal 1999 l’omosessualità è stata derubricata come malattia pure nei prontuari italiani ma la cosa si era già avuta in precedenza in America, addirittura dagli anni ‘70 con le conseguenze ben rappresentate dal caso del professor Robert Spitzer (Columbia University di New York) uno psichiatra americano che, tramite le sue cure, era riuscito a trasformare l’orientamento da omosessuale a eterosessuale di circa duecento pazienti (maschi e femmine). Ciò aveva scatenato polemiche violente da parte di venti milioni di omosessuali americani appoggiati dalle femministe che, in pratica, lo accusavano di non essere…”politically correct”, in quanto già all’epoca l’omosessualità era stata cancellata dalle liste delle malattie riconosciute dall’Associazione degli psichiatri americani (fra i quali gli omosessuali abbondavano). In pratica lo contestavano dicendo: “Che senso ha il volersi ostinare a curare un atteggiamento che non è patologico?”!!(come a dire, cancelliamo gli orecchioni dalla lista delle malattie così non ci sarà bisogno di curarli). Alla fine il professor Spritzer fu costretto, minacciato anche di morte, ad abbandonare la sua opera, così giustificandosi: “Continuare in questa maniera sarebbe per me un suicidio professionale”.
Del resto, in Italia, non troppo tempo fa, durante la precedente discussione parlamentare per introdurre il reato di omofobia, Veltroni disse alla on. Binetti, psichiatra, impegnata in pratica a fare ciò che faceva Spritzer, curando anche omosessuali: “E’ pericoloso e sbagliato dire che gli omosessuali si possono curare”! E la Binetti aveva risposto: “Guarda che sono loro che chiedono a me di essere curati!” A conferma che Il “politicamente corretto” non deve essere minimamente attaccato, soprattutto da sinistra!
Non occorre meravigliarsi se il Parlamento Europeo cerca di inculcare nei cervelli dei cittadini (sempre inconsapevoli sulle conseguenze degli atti)la spinta a “sradicare l’omofobia” (Risoluzione del 18.01.2006).

Anche la liberalizzazione dell’aborto è nata in America.
E qui si incontra uno dei “filantropi” che ne permise la pianificazione su acala mondiale una volta rovesciata la legge americana contro l’aborto in vigore dal 1828.
Significative le parole di John David Rockefeller III (co-fondatore del cosiddetto “Gruppo di Bilderberg”, nel 1954, assieme al principe Bernardo d’Olanda) ai direttori delle principali testate giornalistiche americane: “Siamo grati ai direttori di tutti i grandi editoriali che hanno assistito alle nostre riunioni e rispettato le loro promesse di discrezione per ben 40 anni. Ci sarebbe stato impossibile sviluppare i nostri piani per il Mondo se questi fossero stati svelati al grande pubblico durante tutti questi anni. Ma oggi il Mondo è più sofisticato e finalmente pronto ad entrare in un Governo Mondiale: la sovranità internazionale di una élite intellettuale e di banchieri mondiali sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli scorsi.” Il 5.06.2002, il figlio J.D. Rockefeller IV così si esprimeva, nel celebrare il 50mo anniversario della fondazione del Population Council (fondata dal padre), nel celebrare il progresso ottenuto nella “Battaglia Antinatalista”: “Mio padre non voleva far altro che cambiare il mondo e a questo scopo ha dedicato la sua vita e la sua fortuna…Quando iniziò il suo impegno, il controllo delle nascite era nella sua prima infanzia…Voi avete studiato la demografia, delineato il controllo delle nascite e COSTRUITO IL CONSENSO INTELLETTUALE…La vostra influenza ed efficacia ha raggiunto la vetta su cui ora siete seduti, il movimento leader, attivo in 70 nazioni, rispettato nei Circoli politici, scientifici e accademici del mondo intero.”
Si tratta, come si vede, di ben definite strategie per “cambiare il mondo” e che vedono impegnate, come detto, ONU, OMS UNICEF, UE e molte Organizzazioni non governative, utilizzanti la ben collaudata frase di dichiararsi “A difesa delle donne e dei bambini”.

Uno dei fondatori della Lega d’azione per il diritto all’aborto (così ben programmato nelle strategie) fu Bernard Nathanson che, assieme al suo gruppo fu incaricato di convincere la stampa americana dell’utilità dell’aborto. Così egli racconta oggi: “Utilizzammo (nel 1968) la tattica poi usata in tutto il mondo occidentale (oggi rimessa in atto quando si parla di violenza contro le donne)…indicammo una sondaggio fittizio ai mass-media e al pubblico secondo il quale un 50-60% degli Americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto…Inventavamo dati frutto di consultazioni popolari inesistenti…il pubblico mutò opinione…falsificammo i dati sugli aborti clandestini: sapevamo che erano circa 100.000 e noi dicemmo che erano un milione…Sapevamo che la mortalità era di 200-250 donne. Noi dicemmo che ne morivano 10.000 l’anno. Evitando di attaccare il Papa per non alienarci le simpatie dei cattolici combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass-media della sua influenza negativa sul problema della legalizzazione dell’aborto. Citammo sondaggi d’opinione fasulli dicendo che la maggioranza dei cattolici desiderava una riforma di legge e che molte donne praticavano l’aborto; che gli antiabortisti erano cattolici sottomessi alle gerarchie mentre i difensori dell’aborto erano colti, liberali, intellettuali, progressisti e che, a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.
Il numero di aborti il primo anno dopo la liberazione salì a 750.000; nel 1980 a 1,55 milioni…
Nathanson, direttore poi della più grande clinica abortiva del mondo confessò di avere attuato privatamente 15.000 aborti essendo responsabile in tutto di 750.000. Ma quando iniziarono ad essere usate nei parti le nuove tecnologie (ultrasuoni, cardiotopografia, amniocentesi) cambiò completamente opinione: “Fu la scienza a convincermi della falsità dei miei argomenti ,mostrandomi la vera natura del feto…La vita inizia dal concepimento, dalla fecondazione e, a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell’utero materno nel quale da una “non-persona” un essere diventa “persona”…la vita è un filo continuo, non esiste una mutazione subitanea durante la gravidanza…credo che l’aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana.”

Significativo, in questo coinvolgimento Europa-America, quanto avvenuto nel 2001 quando con la sospensione dei finanziamenti americani (governo Bush) a progetti aventi come finalità la diffusione dll’aborto (Global Gag Rule) l’IPFF (Planned Parenthood Federation),multinazionale dell’aborto che equipara una vita abortita ad un esercizio del diritto della donna “a scegliere cosa fare del proprio corpo” trovatasi in condizioni di ristrettezza di bilancio, così si espresse attraverso il suo direttore uscente Ingae Brueggman: “…ci sono però raggi di luce: la Commissione Europea è vicina alle nostre ristrettezze finanziarie ed ha promesso 10 milioni di Euro per i prossimi quattro anni” E Prodi (il cattolico Prodi che dice di andare a messa tutte le domeniche) stanziò la cifra permettendo la continuazione dello sterminio dei non-nati nel grembo materno.
Come vedi, caro Nicola, dopotutto, Europa e America sono pur sempre l’ “Occidente” e la loro storia è sempre allacciata.

Molto utile a chiarire il dilemma su chi debba ricadere la responsabilità maggiore dello sfascio dei costumi occidentali in nome del femminismo radicale, della “liberazione della donna” e della società del consumismo senza limiti, è un articolo apparso su “IlFoglio” del 24.03.09 su un discorso tenuto dal conservatore Charles Murray all’American Enterprise Institute l’11.03.09 da cui riporto alcuni brani significativi: “Il modello europeo non può continuare a funzionare ancora a lungo e il motivo essenziale sta nel livello drammaticamente basso del tasso di nascita europeo e nella crescente immigrazione da paesi di culture e valori diversi…Il modello europeo indebolisce tutte e quattro le istituzioni su cui si basa la felicità: la famiglia, la comunità, la vocazione e la fede”.
Dicendo di provare un enorme rispetto per il grande passato dell’Europa aggiunge che ciò rende ancora più sconsolante e triste l’attuale immagine del continente europeo, immagine che dovrebbe far riflettere gli Americani perchè tutti gli elementi della sindrome europea si stanno già infiltrando in America, soprattutto fra coloro che si professano socialdemocratici o progressisti, in gran numero presenti nelle università e tra le classi elevate delle grandi città, tanto che fra coloro che si definiscono liberal si riscontra una proporzione di laici simile a quella europea (”L’infiltrazione pericolosa del virus europeo è più visibile tra i socialdemocratici americani”).
“Ma gli avversari del modello europeo stanno per ricevere nuove e più potenti munizioni. “Non soltanto si ha ormai la consapevolezza che il modello europeo si OPPONE ALLO SVILUPPO UMANO…la ragione sta in una svolta epocale nella nostra comprensione scientifica di ciò che fa funzionare gli esseri umani e questa nuova forma di comprensione penetrerà in ogni settore della nostra vita politica e culturale”. Alla domanda su quali siano queste scoperte, Murray afferma, pur sapendo di apparire poco originale che la scienza sta provando al di là di ogni dubbio CHE I MASCHI E LE FEMMINE HANNO REAZIONI DIFFERENTI NEI CONFRONTI DEI BAMBINI! (Per me è come scoprire l’acqua calda ma temo che il prof. Veronesi si rivolterebbe sulla sua scrivania se leggesse questo articolo!). “Siamo appena all’inizio di una ripida salita di nuovo apprendimento…e per il futuro dei socialdemocratici non si prevedono altro che brutte notizie.”
Murray prosegue dicendo che al centro dell’ideologia socialdemocratica (dell’ideologia europea) si trovano i due assiomi fondamentali rispettivamente “l’assioma dell’uguaglianza” e “L’assioma dell’Uomo nuovo”. “Il primo stabilisce che, in una società giusta, gruppi diversi di esseri umani - uomini e donne, bianchi e neri, eterosessuali ed omosessuali, figli di poveri e di ricchi - devono avere le stesse condizioni di vita: lo stesso reddito medio, la stessa istruzione media, la stessa proporzione media di portieri e amministratori delegati (e, aggiungo io, la stessa percentuale di uomini e donne nei consigli direttivi delle imprese, tipica pretesa del gender radical femminista europeo). Se ciò accade, significa che la società è ingiusta.”
Prosegue Murray che questo assioma ha giustificato negli ultimi quarant’anni “migliaia di pagine di regolamentazioni governative che hanno penetrato qualsiasi ambito della nostra vita. Tutto ciò che associamo alla frase ‘politicamente corretto’ deriva in definitiva da questo assioma. Buona parte delle proposte legislative del Partito democratico si basano su di esso.”
L’affondo successivo è una bella stoccata al “gender”: “Nel giro di una decina d’anni non ci sarà più nessuno che cercherà di difendere l’assioma dell’uguaglianza…Risulterà accertato che ogni singolo gruppo possiede qualità diverse che incidono direttamente sulla scelta della professione, sulla quantità di denaro guadagnato e in generale sullo stile di vita. LE DIFFERENZE DI SESSO SONO QUELLE PIU’ EVIDENTI…” (Chissà dove si andranno a nascondere le “uome” di Veronesi e della Finocchiaro! Spero dentro qualche istituto di bellezza per ritrovare la loro femminilità).

Quindi, non è vero che ci siano solamente motivi di apprensione sulnostro futuro. Dall’America, da cui sono partiti fenomeni inquietanti ancora in corso, c’è da sperare che si irraggi anche qualche cosa di positivo, un salutare spirito innovatore che faccia pulizia delle ideologie perniciose che attualmente hanno ridotto le nostre società a congreghe di zombi impegnate a divorarsi darwinianamente per la sopravvivenza dei più forti, nella società del consumo illimitato portata a disgregare famiglia e principi etici. Certo l’Europa è messa male. Sarebbe da riprendere l’argomento che mi avevi chiesto di trattare: l’influenza negativa dell’immigrazione incontrollata sulle culture delle nostre nazioni. Un pò qui ne abbiamo parlato ma sarebbe interessante tornare, come anticipato molto prima, in Norvegia, paese del femminismo reale per avere un’idea di quanto possa cadere in basso una nazione che ha abbandonato il buonsenso per divenire preda dell’ideologia più becera. Se dalla Redazione non me lo impediranno per occupazione di spazio eccessivo, potrei tornarci in seguito. Ti saluto. Luigi

Luigi Farinelli

Il 27 Ottobre 2009 alle 19:12 indigesto ha scritto:

Caro Luigi, ho letto e riletto il tuo scritto. Innanzitutto penso di avere buone ragioni acchè la Redazione, che ho trovato sempre molto sensibile ed equilibrata, ti consenta di proseguire nel discorso. Anzi non dispero che trovi modo di non lasciarlo dimenticato nel tempo e ti incoraggi a farne un compendio per trsferirlo, semmai come inchiesta, in versione cartacea.
A parte questo augurio rivolto a tutti, alla Redazione, a te e a me, che ti seguo quale novello Simplicio (ma questa volta dalla parte giusta di ciò sostiene la Chiesa), mi chiedo se l’America, per semplificare, cominci a sentire il bisogno di correggere le sue teorie, intanto sperimentate sulla alloccuta Europa, allorquando se le vede restituite nel suo tessuto sociale. Verrebbe da ripetere con Cristo “qui gladio ferit gladio perit”, ma se poi l’unica speranza del riequilibrio dei valori autentici sta proprio nel “ravvedimento” che essa America dovrebbe “comunicare” all’Europa (sempre per dirla in breve) qualche riflessione va fatta! Prescindendo dal fatto che nel campo “unanistico” personalmente non accredito un bel nulla agli scrittori,filosofi,pensatori e sociologi statunitensi, che non sia un brodino riscaldato di ciò che ha prodotto la cultura europea di matrice latina e sassone(di cui pare che abbiamo perso memoria) o che non siano “nuove” correnti di pensiero sostenute dall’impiego di ingenti capitali per le loro promozione e diffusione, a cui la nostra illuminata intellighenzia non cessa mai di abbeverarsi per essere “à la page”..prescindendo da questo, dicevo, siamo proprio diventati terra di sperimentazione sociale? e,nel qual caso, ci sarà tempo per fermare, o almeno rallentare, questa mostruosa macchina di massificazione, di burocratizzazione e di normativazione, interpretata anche dai vari governi con il progressivo impoverimento socisle, economico e culturale delle genti? Vogliamo anche ricordarci che parte della nostra cultura è ancora imbevuta di quel marxismo che nega ogni individualità in nome del benessere comune e che, seppur sotto altro aspetto ma sempre con intento massificatorio, ci viene continuamente propinato, quando in modo subdolo e quando in modo palese? Sinceramente, tra le due “scuole”, quella americana e parte di quella europea, marxista, un punto di saldatura lo vedo, e sono certo che non ti sia sfuggito, per cui faccio a meno di esportelo. Ma pur nel migliore dei casi, si farà in tempo? E’ questa la mia angoscia, soprattutto per le generazioni a venire!
Un caloroso saluto. Nicola

Il 30 Ottobre 2009 alle 21:12 laofa ha scritto:

Caro Nicola, pur girando attorno al medesimo argomento (il tentativo delle grandi agenzie internazionali di imporre il “gender”, il relativismo dei valori, il pensiero debole, e un nuovo ordine mondiale basato sul capitalismo senza anima)il discorso si sta allargando a macchia d’olio, per cui vorrei riprendere il “filone” lasciato un paio di scritti sopra: l’Europa e l’immigrazione, soprattutto viste dall’ottica dei Paesi scandinavi con i loro orientamenti ultra-femministi che hanno fatto di queste nazioni (soprattutto della Norvegia) una specie di laboratorio sociale in cui si possono verificare i deleteri effetti di ciò che i fumi dell’ideologia (e non l’illuminazione del buon senso) possono provocare.

Espongo principalmente quanto letto sulla rivista “Il Domenicale” del 28 luglio 2007, nell’articolo “Il futuro delle donne” a cura di Guglielmo Piombini.
L’articolo è incentrato sul tipo di società che le ideologie radicali di marca engeliana, fatte proprie dal femminismo radicale, hanno instaurato nei Paesi del Nord Europa e sulla realtà che si è prodotta adottando una politica di immigrazione “forzata”, voluta proprio per arrivare ad un tipo di società che soppiantasse quella pre-esistente,giudicata oppressiva e ingiusta nei confronti delle donne. Avevo già premesso che io sono favorevole ad un tipo di immigrazione regolata, capace di promuovere l’integrazione graduale a chi chiede di fare del nostro Paese la sua nuova patria,o magari di soggiornarvi temporaneamente rispettandone le regole.
Quanto sta avvenendo invece in nazioni cone la Norvegia ha qualche cosa di allucinante anche se per qualcuno, vedi giornaliste di Repubblica che ne parlano come rapite dalla sindrome di Stendhal, è auspicabile che gli stessi modelli si riproducano al più presto anche in Italia.

Scrive Piombini: “Nella media, le donne occidentali sono più favorevoli al multiculturalismo e all’immigrazione rispetto agli uomini occidentali. In tutto l’Occidente i partiti più critici verso l’immigrazione sono tipicamente maschili,mentre quelli che esaltano la società multiculturale sono spesso dominati dalle femministe…In Norvegia l’unico partito che cerca di contrastare l’immigrazione (quella islamica ha raggiunto proporzioni di massa)che sta cambiando il volto del paese è il Partito del Progresso, il cui elettorato è per il 70% maschile; all’estremo politico opposto il multiculturalista Partito Socialista riceve il 70% dei suoi voti dalle donne. La spiegazione femminista di questo diverso comportamento elettorale è che gli uomini sarebbero ‘più xenofobi ed egoisti’, mentre le donne avrebbero mente più aperta e sarebbero solidali con gli stranieri.
La verità, probabilmente, è che tradizionalmente gli uomini hanno sempre avuto la responsabilità di individuare i pericoli e di proteggere la propria comunità dai potenziali nemici esterni. Il rifiuto delle femministe di confrontarsi con il problema dell’immigrazione musulmana non ha solo motivazioni psicologiche ma anche sociologiche. Molte femministe sono silenziose sullo stato di sudditanza femminile nei paesi islamici perchè hanno abbracciato un’ideologia terzomondista e antioccidentale che le paralizza. A giudicare dalla retorica femminista, infatti, tutta l’oppressione del mondo proviene dall’uomo occidentale, che opprime sia le donne sia gli uomini non occidentali. Quasi tutte le femministe radicali, infatti, sono delle accese ‘anti-razziste’ che si oppongono ad ogni minima limitazione dell’immigrazione islamica in quanto ‘razzista e xenofoba’. Il femminismo radicale si è trasformato gradualmente in egualitarismo, cioè nella lotta contro tutte le ‘discriminazioni’ e nell’idea che tutti i gruppi di persone debbono disporre di una quota uguale di tutto, e che sia compito dello Stato assicurarla. Le fenniste hanno contribuito enormemente alla diffusione della cultura del vittimismo in Occidente che permette di ottenere i vantaggi politici sulla base dello status di appartenenza nella gerarchia delle vittime. Inoltre hanno chiesto, e il larga misura ottenuto,la riscrittura dei libri di storia che facesse giustizia dei ‘pregiudizi’ maschili ed eurocentrici. Queste loro idee fanno oggi parte dei programmi scolastici e sono praticamente egemoni sui media.
In breve,le femministe radicali hanno rappresentato l’avanguardia della ‘CORRETTEZZA POLITICA’ in tutto l’Occidente. Quando i musulmani arrivano portandosi dietro la loro mentalità si trovano il lavoro già preparato da altri…ottengono interventi statali a loro favore, quote preferenziali, la riscrittura della storia in senso filo-islamico e campagne politiche contro l’ ‘islamofobia’ e l’incitamento all’odio’. Le femministe radicali hanno dunque spianato la strada alle forze che annienteranno il femminismo occidentale…”

“Questa graduale trasformazione dell’utopia femminista nel suo opposto, la legge coranica, è ormai evidente nei paesi scandinavi, dove l’applicazione dell’ideologia femminista e multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate. Negli ultimi anni infatti si è verificato un enorme aumento degli stupri e delle violenze sulle donne per opera nella quasi totalità dei casi di giovani immigrati islamici. In Svezia il numero degli stupri è quadruplicata in una generazione, parallelamente all’afflusso di una immigrazione islamica senza controllo che ha già preso possesso di intere città, come Malmoe…Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo spiegando che ‘le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri’ perchè, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura. Per i multiculturalisti quindi i Norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante) e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei Somali o dei Curdi giunti la settimana prima.
La risposta degli uomini scandinavi a queste continue aggressioni è stata quasi inesistente. La ragione principale ha a che fare con l’influenza delle idee fortemente antimaschili che le femministe scandinave hanno diffuso negli ultimi decenni. L’istinto protettivo maschile non si manifesta perchè le donne nordiche hanno lavorato senza sosta a sradicarlo. insieme a tutto ciò che fa parte della mascolinità tradizionale. In questo modo il femminismo HA INDEBOLITO MORTALMENTE LA SCANDINAVIA, E PROBABILMENTE L’INTERA CIVILTA’ OCCIDENTALE”.

In altra parte dell’articolo Piombini descrive la strategia adottata dal radical femminismo: “Il femminismo radicale ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri associati alla mascolinità. Molte università occidentali prevedono corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei Paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono siatematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile (aggiungo io che ormai non occorre andare nel Nord Europa per trovare questi atteggiamenti). Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile e vivono in uno stato di permanente colpevolezza.”

Sarebbe ora da aggiungere che questo indirizzo si è riversato anche contro i padri, additati come un elemento di poco conto all’interno della famiglia, cosa che ha creato, anche in Italia, guasti così grandi nel processo educativo dei figli che i nodi sono al pettite, ormai sotto gli occhi di tutti, eppure NESSUNO VUOLE VEDERLI!
(argomento che sarebbe interessante da discutere, per l’importanza fondamentale che riveste sull’intera società e sulle future generazioni).

Continuando con l’articolo del Piombini, viene fatto rilevare che “Nell’ideologia femminista solo i maschi occidentali vengono messi sotto accusa e stigmatizzati.
Nel 2002 la femminista svedese di idee marxiste Gudrum Schyman, il cui usuale grido di battaglia è ‘morte alla famiglia nucleare’ ha affermato che tutti gli uomini svedesi non sono differenti dai talebani, e ha proposto una tassazione collettiva per legge a carico di tutti gli uomini svedesi, in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne. Nel 2004 sul maggiore quotidiano svedese Aftonbladet, la femminista Joanna Rytel ha scritto un articolo intitolato ‘Non darò mai la vita a un bambino bianco, nel quale affermava che i maschi bianchi sono tutti egoisti, sfruttatori,presuntuosi e sessuomani, concludendo con l’avvertimento ‘uomini bianchi statemi lontani!”

Non è che da noi le cose siano troppo diverse: basti ricordare la vergognosa iniziativa di un paio d’anni fa di un giornale femminile che ha esposto in copertina le immagini di due bambini nudi: “Marco: carnefice e Anna: vittima” incredibile tentativo (in fieri e non contrastato) di far ricadere la colpa delle violenze anzichè su pochi balordi (LE CIFRE PARLANO CHIARO) su un intero genere.

L’articolo prosegue: “Ma come si spiega l’ammirazione delle donne progressiste occidentali all’Islam, che a casa propria attaccano duramente l’ ‘arretratezza’ e ‘la mentalità patriarcale’ della Chiesa Cattolica e poi sono le stesse a sottomettersi con voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani. Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente.”

E’ però pronta anche una analisi di tale comportamento schizofrenico: “Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore ‘maschilista’, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto un articolo intitolato ‘il sogno della sottomissione’: ‘quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perchè vogliono la sharia’. La scrittrice ingles Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che ‘molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati d’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto. Ma nello stesso modo si comportano probabilmente anche gli uomini occidentali quando devono scegliere una compagna di vita. E’ stato notato che nei paesi scandinavi sono in forte aumento gli uomini che preferiscono una moglie straniera proveniente da culture più tradizionali dell’estremo oriente o dell’America Latina. Il femminismo radicale ha portato separazione, sospetto e ostilità fra i sessi, non cooperazione. E non ha sradicato la naturale attrazione per le donne con d’aspetto femminile e per gli uomini con caratteri mascolini.”

Per concludere,Piombini così si esprime: “Il femminismo radicale ha inferto un colpo durissimo alla struttura familiare del mondo occidentale ma sarà impossibile risollevare i tassi di natalità se le donne non tornano ad essere apprezzate per il loro ruolo di madri e se il matrimonio non viene rivalutato. Non esistono altre istituzioni diverse dalla famiglia tradizionale per crescere i bambini culturalmente, emotivamente e psicologicamente sani e felici. Il matrimonio non è ‘una cospirazione contro le donne’ ma la ragione per cui stiamo al mondo.”

Andatelo a dire alle femministe, anche nostrane e ai femministi e progressisti che aspirano ad una società in cui tutti possano sposare tutti e tutto (così si sentono più liberi).
Luigi Farinelli

Il 31 Ottobre 2009 alle 01:13 laofa ha scritto:

Toccato nel discorso precedente, il problema dell’allontanamento (voluto) del padre dal processo educativo dei figli, con tutte le conseguenze sciagurate che ciò ha creato, deve entrare di forza nella lista dei guasti immani provocati dalla società “progressista” e femminista in cui viviamo.
La femminista americana Ellen Willis scriveva nel 1981 su The Nazion: “Il femminismonon non riguarda solo una questione o un gruppo di questioni, ma è all’avanguardia di una rivoluzione dei valori culturali e morali. L’obiettivo di ogni riforma femminista, dalla legalizzazione dell’aborto alla promozione degli asili-nido pubblici, è quello di demolire i valori della famiglia tradizionale.”
Dall’articolo di Guglielmo Piombini su Il Domenicale del 28.07.2007, citato e riproposto sopra, si legge che l’icona del femminismo Simone di Beauvoir affermò che “nessuna donna dovrebbe essere autorizzata a stare a casa per allevare i bambini,perchè lasciandogli questa libertà troppe donne farebbero LA SCELTA SBAGLIATA”.
Oggi ci accorgiamo che i desideri delle femministe degli anni Sessanta e Settanta si sono avverati oltre le più rosee previioni: in Occidente i divorzi hanno avuto una crescita esplosiva mentre il numero dei matrimoni e delle nascite è crollato, determinando un vuoto culturale e demografico che ci ha resi vulnerabili, inferendo un colpo durissimo alla struttura alla struttura famigliare del mondo Occidentale.”

E’ quasi comico ormai assistere a certi programmi televisivi o leggere certi articoli di giornale in cui si manifestano stati sociali, enunciati quasi che fossero una cosa capitata lì per caso e di cui occorresse studiare le cause. L’altrogiorno in una trasmissione televisiva qualcuno ha affermato che: “A Bologna vivono ormai 45.000 donne sole.” Bella scoperta: ma perchè non si è proseguito il discorso andando a ricercare e divulgando le cause di questo fatto? E cominciate a parlare senza paura, una volta tanto e mandate a quel paese il politicamente corretto, cancro del nostro tempo!

Per farlo, occorre parlare dei padri, e allora torniamo a Piombini: “Oltre alla cultura antimaschile, la mentalità ingenerata dal femminismo organizzato suggerisce anche che i padri sarebbero un elemento di poco conto all’interno della famiglia. Questo spiega perchè i tribunali assegnino di regola i figli alla madre in caso di separazione, perchè il parere del padre sulla decisione di abortire o meno non conti nulla, e perchè i programmi televisivi e la pubblicità ritraggano raramente figure positive di uomini. Questa pressione giuridica e sociale fa si che siano sempre più numerose le famiglie in cui il padre è assente, perchè respinto dalla madre o perchè scacciato e perseguitato dai TRIBUNALI IMBEVUTI DI IDEOLOGIA FEMMINISTA. Negli USA, ad esempio, pare siano ormai il40% i figli minorenni che non vivono con il padre.”

Che cosa stia accadendo in Italia (ma non solo in Italia) e che cosa siano capaci di fare i tribunali del “divorzificio” a discapito soprattutto della figura maschile è efficacemente descritto da un’altra combattiva “donna contro” (contro la vulgata femminista) Elvira Ficarra, all’epoca della compilazione della lettera sottoriportata, Presidente del GESEF (Genitori Separati con Figli) Osservatorio sulle famiglie separate, associazione che si sta impegnando in un’opera meritoria per portare a conoscenza e riparare i danni di una giurisprudenza che pare asservita all’ideologia più che al dovere di giudicare equanimamente e senza pregiudizi.
La lettera, riportata sulla rivista Tempi, scritta in occasione della discussione del progetto di legge sull’affido condiviso era diretta alle onorevoli Katia Canotti e Marisa Bolognesi (DS Ulivo) e Tiziana Valpiana  Rif.Comunista)e così recitava:

“…le donne, eterne vittime e incapaci di provvedere a sè stesse, avrebbero comunque bisogno di una specie di protezione, da parte maschile ieri, da parte delle istituzioni e del ‘branco rosa burocratizzato’ oggi…La dottrina neofemminista della ‘differenza’ che si è sostituita all’ideologia maschilista predica ancora la maternità come status sociale primario simbiotico, compensativo. Ma, e qui sta la novità, anche come un diritto e un potere e, nel prevedibile caso di separazione/divorzio, come inesauribile carta di credito per garantirsi un vitalizio a carico del marito-bancomat e dello Stato.
Le donne fanno un uso SPUDORATO della protezione accordata e dei vantaggi connessi, ma non ringraziano. Sanno benissimo che il vittimismo è un potere ricattatorio formidabile, perchè occulto e inattaccabile e non nutrono alcun rispetto verso chi glielo cuce addosso per arraffare un potere manifesto. Sono del tutto consapevoli che quelli di cui godono non sono diritti e pari opportunità conquistati lealmente. Ma privilegi, ottenuti MISTIFICANDO LA REALTA’ e sbaragliando il ‘NEMICO’ - l’intero genere maschile, con un’annosa campagna di demonizzazione e criminalizzazione spietata. A colpi di leggi, normative, GIURISPRUDENZA ANTICOSTITUZIONALE che calpestano sistematicamente i diritti altrui…Per questo non si fidano della sorellanza rappresentativa. Ed infatti non votano per le altre donne, come dimostrato nelle elezioni, nonostante le QUOTE ROSA IMPOSTE PER LEGGE ed una massiccia e costosa (a spese dei contribuenti) campagna istituzionale a favore delle candidature femminili. Il motivo è molto semplice. STANNO AFFIORANDO GLI EFFETTI DELLA ULTRADECENNALE CAMPAGNA ‘ANTI-MASCHILE’ che mettono in difficoltà proprio le donne, supposte beneficiarie.
Molte fra le più convinte militanti della crociata anti-maschio stanno già sperimentando gli EFFETTI COLLATERALI. Vittime di se stesse, non riescono ad ‘emanciparsi’ dalla trappola della solitudine, depressione, nevrosi ossessiva, conflittualità permanente, anaffettività e attaccamento ai figli, nella quale sono imprigionate. Altre non riescono a fronteggiare i disagi dei figli. Che agiscono sullo stesso modello di comportamento vessatorio, ricattatorio e manipolante di cui sono stati vittime, strumenti e testimoni o, in alternativa, diventando abulici, anoressici, facili prede dello sballo e delle baby gangs.
L’effetto di tutto ciò è un disagio dilagante, volutamente indotto, a cui si cerca di far fronte con un crescente ricorso ai terapeuti della psiche, adulta e infantile/adolescenziale. Si assiste ad una psichiatrizzazione del territorio che, insieme al controllo sociale ‘preventivo’ diventa un potere che si somma a quello dei tribunali speciali e dei servizi preposti alla tutela dell’infanzia.
All’autorità del padre, completamente esautorato delle sue funzioni e del suo ruolo, si è sostituita l’AUTORITA’ DELLO STATO che, attraverso i suoi apparati, per lopiù al femminile, invade la famiglia e assiste, consiglia, concede benefici, tutela, cura, giudica e punisce. SENZA CONSENTIRE DIFESA. Come un padre padrone. Anzi, peggio! FORSE QUALCUNO HA SBAGLIATO QUALCOSA? Signore onorevoli, a voi la risposta.”

Padri separati sbattuti sul lastrico contribuiscono a rafforzare le fila dei barboni delle città; duemila sono i suicidi segnalati fra di loro ed un disagio che solo ultimamente è stato un pò mitigato con l’approvazione della legge che consente ad entrambi i coniugi di potere vedere i figli senza le restrizioni antimaschili che imperavano finora. Ma la legge è passata quasi di nascosto, poca pubblicità sui telegiornali e giornali, profilo basso: si stava rischiando di scalfire il politicamente corretto che non prevede mai si faccia qualche cosa che metta in dubbio la pretesa ormai concessa alle donne di avere diritti in più in tutti i campi.

Che cosa l’assenza del padre abbia provocato nella società lo ha ben descritto il prof. Claudio Risè nel libro: “Il padre. L’assente inaccettabile”: gli studi indicano che la mancanza della figura paterna danneggia irreparabilmente lo sviluppo armonioso dei figli. Il padre infatti ha il compito di sciogliere il nodo protettivo che lega la madre al bambino, spingendo il figlio a diventare intraprenente e ad aspirare all’autonomia.

E così, con il prof. Risè (interessante il suo blog e la sua associazione culturale impegnata a diffondere la consapevolezza del pericolo legato al continuo minamento dei valori etici fondanti la nostra società), completiamo il lungo ciclo del discorso e torniamo al punto di partenza, quello della creazione dell’essere dal pensiero debole per volere dell’elite al potere che così lo potrà manovrare a suo piacimento in una società che avrà come valore centrale la continua espansione dei consumi: l’individuo androgino, bisessuale tanto caro al prof. Veronesi, ai maschi pentiti, alle femministe che aspirano ad essere finalmente liberate dalle mestruazioni e agli imbonitori televisivi di orientamento “politically correct”.
Sono efficacissime le parole del prof. Risè espresse in una intervista a Serena Zoli per il Corriere della Sera (del 17.03.2000) “…Il mantenimento di tale espansione (dei consumi)richiede la diffusione e il mantenimento di una ‘posizione euforica’: solo attraverso quest’atteggiamento psicologico si può convincere la gente a spendere sempre di più, consumare sempre di più, lavorare sempre di più, in modo da essere in grado di consumare il richiesto. La personalità del cittadino della società dei consumi è il famoso ’soggetto debole’ e dal ‘pensiero debole’; è fragilissima, in perenne oscillazione fra fantasia di onnipotenza e depressione.” Esso, prosegue il prof, Risè, lasciato senza la figura paterna (prodruttrice di norme) è stato impedito a confrontarsi con successo contro la psicosi dell’onnipotenza legata all’istinto caratteristico dell’unione-simbiosi con la madre. Il padre, proprio in quanto produttore di norme e divieti l’avrebbe potuto indirizzare a vincere tale stato, ma la figura paterna è stata bandita dalla società occidentale e la sua assenza permette che tale psicosi d’onnipotenza “invece di essere inibita, smentita, sia incoraggiata e celebrata, in quanto motore di quella maniacalità che è alla base della civiltà dei consumi…Esso (il cittadino della società dei consumi) manca dell’allenamento dell’Io al conflitto con l’autorità e, domani, con la società. Essa (la società dei consumi) è apparentemente tollerante, ma in realtà profondamente totalitaria, perchè accetta un solo comportamento e modo di essere, quello del CONSUMO. E infatti ha creato un mondo di folli, euforici, onnipotenti, che NON SI CONFRONTANO MAI CON LA SOCIETA’ (un confronto che la società dei consumi non potrebbe tollerare). Essi non votano, non si impegnano, si divertono, o credono di farlo perchè si credono, appunto, onnipotenti. Si pensano liberi. Mentre sono in realtà schiavi. Liberi di fare ciò che è ad essi consentito.”

I risultati sono ormai sotto gli occhi di tutti: sfascio dei costumi, scuole in mano ai bulli, adolescenti (o anche d’età più bassa) che urlano alla madre: “zitta brutta stronza!”, droghe e alcool diffuse per evitare di pensare alle proprie responsabilità, sguaiatezza, intolleranza e maleducazione che sfociano nell’inciviltà; una società, per dirla con quanto scritto l’altro giorno dal già citato articolo su il Giornale di Marcello Veneziani “imbarbarita, che reputa lecito ogni egoismo, ogni piacere, ogni sfizio purchè consensuale. Questa è stata giorni fa la definizione di libertà sessuale posta dal massimo ideologo del nostro tempo, Luxuria, in un programma televisivo: nessun limite al sesso se fatto fra adulti consenzienti. E quando il povero Storace ha sommessamente obbiettato: dunque anche l’incesto, se è fatto fra adulti consenzienti sarebbe lecito…lì sono insorti tutti. Ma nessuno ci ha spiegato qual è la differenza di libertà e liceità fra un incesto fra due adulti consenzienti rispetto ad altri tipi di unione, omo o trans. Eppure ci stiamo abituando a tutto, non ci sorprende più niente. Per restare ai governatori di Regioni, ormai può far scalpore solo scoprire che il governatore della Puglia Nichi Vendola frequenta di nascosto una donna, per giunta nubile e illibata…Tornando al serio, torno a chiedervi: con questi esempi e con l’accettazione universale nel nome della libertà, che società stiamo disegnando, cosa viene fuori da questo rovesciamento e spappolamento di valori condivisi, esperienze millenarie, realtà di vita consolidate? ”
Luigi Farinelli

Il 5 Novembre 2009 alle 15:23 indigesto ha scritto:

Caro Luigi, è come trovarsi di fronte ad un arcipelago, tutte isolette che per quanto diverse poggiano tutte sullo stesso zoccolo. Zoccolo che hai fatto emergere egregiamente, ma non credo che basti, purtroppo! Un triste riscontro a certe realtà lo abbiamo avuto anche dalla recente sentenza della Corte europea per i diritti umani, che dell’uomo e dei suoi diritti deve avere una strana idea. Parlo, come sai, della storia dei crocefissi nelle aule scolastiche. Se pur per diversi scopi, non sfugge la sopraffazione in essere delle minoranze, ospitate bada bene, sulla storia e sulla civiltà cristiana di questo Paese. Qualcosa ci sarà pur da fare oltre la meritoria azione di “contenimento” in cui la Chiesa si prodiga, ed in tutti i settori. Se c’è da dare un qualche contributo a nirus at libero troverai risposta da parte mia, per tuttoquanto è nelle mie possibilità.
Un cordiale saluto da Nicola.

Il 8 Dicembre 2009 alle 14:22 pratika arezzo ha scritto:

Vi segnaliamo il libro “L’identità sessuale a scuola. Educare alla diversità e prevenire l’omofobia”, pubblicato recentemente da Liguori e curato da Federico Batini e Barbara Santoni. Il libro presenta contributi di importanti studiosi italiani, tra cui Antonella Montano, Davide Dèttore, Gabriele Prati e Luca Pietrantoni, sul tema dell’omofobia e del bullismo omofobico. La preparazione degli insegnanti e la consapevolezza dell’importanza di questi temi sono fondamentali per sconfiggere l’omofobia.

Altre informazioni su:
http://www.pratika.net/portal/.....e-a-scuola

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