“È l’ennesima dimostrazione che troppo spesso la magistratura si trasforma in un ostacolo al cambiamento e alle riforme che questo governo sta portando avanti“. Così Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione (Corriere della sera, 11 ottobre). Gelmini si riferiva al provvedimento del tar del Lazio che ha ordinato di provvedere entro 30 giorni all’inserimento degli insegnanti precari nelle graduatorie provinciali. Inserimento “a pettine”, cioè secondo i punteggi acquisiti.
Per il ministero, che ha garantito lo stipendio a 150 mila insegnanti che rischiavano di restare senza, se un precario vuole cambiare provincia deve finire invece in coda alle graduatorie per “rispettare le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell’ultima ora”.
Secondo il tar, se il ministero non provvedesse a reinserire le graduatorie a pettine, sarebbe sostituito da un commissario.
La questione sarà risolta da un emendamento legislativo, ma il problema posto da Gelmini è di respiro più ampio. Lo stesso ministro intendeva cambiare il criterio d’accesso alle facoltà a numero chiuso. Oggi ogni facoltà provvede in proprio. Sarebbe invece più corretto fare un test unico nazionale per non penalizzare chi vuole iscriversi alle facoltà più affollate. Ma c’è il rischio tar. Oggi, dice la Gelmini, può paralizzare una sola università. Se facciamo il test nazionale, si corre il rischio di paralizzare tutti gli atenei italiani.
Non credo che nella magistratura ordinaria e amministrativa ci siano “uffici complotti” che vogliano segare le gambe al governo Berlusconi, anche se qualche giudice militante combatte apertamente la sua democratica crociata. Il problema è più grave e riguarda le forti resistenze della burocrazia, intesa nel senso più vasto, a modificare le norme che da decenni paralizzano il Paese. Resistenze che si sono manifestate anche ai primi, timidi tentativi attuati dai governi di centrosinistra, ma che diventano un fiume in piena quando si tratta del governo Berlusconi. In questo caso la resistenza a un provvedimento di merito diventa un’autentica battaglia in difesa della democrazia.
La scuola e l’università sono i fronti più delicati di questa guerra. Abbiamo davanti a noi due elementi indiscutibili. Il livello medio di apprendimento nella nostra scuola è tra i più bassi del mondo sviluppato, con differenze purtroppo drammatiche tra alcune aree del Nord (del migliore livello europeo) e alcune aree del Sud (Terzo mondo pieno). I nostri ricercatori sono tra i più bravi del mondo, a patto che se ne vadano dall’Italia. Allora? La riforma della scuola incontra difficoltà fortissime perché la sinistra, abbandonata dagli operai e dai piccoli imprenditori, ha la sua ultima roccaforte nell’impiego pubblico e soprattutto fra gli insegnanti. Un partito riformista può rassegnarsi all’equazione bassi stipendi in cambio di basso rendimento? Speriamo perciò che la nuova segreteria del Pd apra un confronto serio su questo punto ineludibile del futuro italiano.
Un discorso simile va fatto per l’università e la ricerca. Abbiamo pochi soldi (pochi pubblici e pochissimi privati) e non possiamo distribuirli come coriandoli. Gelmini ha cominciato a distinguere e Silvio Berlusconi, dopo qualche indecisione, ha rimesso la riforma universitaria fra le sue priorità. In attesa di capire quanto della sua attuazione sarà oggetto di controversie giudiziarie, vorremmo vedere alla prova anche su questo punto il Partito democratico e in genere l’opposizione (perché non Udc e Italia dei valori?).
Ci ripetiamo da anni fino alla noia che l’Italia ha bisogno di grandi riforme. Vedremo che cosa farà Renato Brunetta oggi che ha in mano i decreti attuativi della sua riforma della pubblica amministrazione. La scuola è a metà strada, università e giustizia sono ai nastri di partenza.
C’è poi la riforma delle riforme, quella delle istituzioni. Una sola camera, il senato delle autonomie, riduzione del numero dei deputati, rapporti tra primo ministro e capo dello Stato… Qui i tar non c’entrano. L’opposizione sì. Signor presidente del Consiglio, proviamo ad abbassare i toni? Signori leader dell’opposizione, vogliamo vedere se un’intesa è possibile prima di costringere il Cavaliere ad andare avanti da solo? I margini di ragionevolezza sono ampi. Basta volerli utilizzare.
- Venerdì 16 Ottobre 2009























Commenti
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Il 18 Ottobre 2009 alle 11:23 bepiro ha scritto:
Caro dott. Vespa,
è molto difficile andare avanti con la collaborazione dell’opposizione (certo che il confronto e il dialogo sarebbero altamente migliorativi di qualsiasi riforma!) finchè c’è Berlusconi.
La personalità e la leadership del nostro (nel bene e nel male) sono di un livello talmente superiore a quello dei competitors che non possono essere accettate da personaggi di livello indubbiamente inferiore.
Molti sono proprio ometti e donnette…
Di conseguenza l’opposizione alla maggioranza sarà sostanziata da un profondo odio, anche personale, verso il suo leader, e nessuna collaborazione ci potrà essere.
Peraltro fare le riforme costituzionali a colpi di maggioranza è inutile perché poi al referendum la maggioranza non va a votare mentre la minoranza sì, e boccia.
la paradossale conclusione è che finché ci sarà uno dei migliori leader che l’Italia abbia avuto, il Paese sarà bloccato.
Quando non ci sarà più, si riprenderà.
Che Paese di stupidi, invidiosi e livorosi cittadini.
Piccoli uomini, molto piccoli, ma questo è.
http://bepiro.myblog.it
Il 18 Ottobre 2009 alle 18:24 indigesto ha scritto:
E aggiungo: finchè questa gente strapagata si crogiolerà nelle proprie fortune farà blocco contro ogni tipo di riforma, temendo di dover rinunciare, in toto o in parte, a quella “America” che nel nostro Paese arride solo ai lestofanti di ogni risma!
Il 22 Ottobre 2009 alle 16:45 nicksergio ha scritto:
Ma di che stiamo parlando?la mediocre Gelmini,modesta universitaria con esame di stato in Calabria(alla faccia della meritocrazia…)spaccia per riforma gli ennesimi tagli alla scuola ed all’università.I soldi ci sarebbero per scuola e ricerca,basterebbe non spenderli in assurdità spettacolari come il ponte sullo Stretto(senza ancora finanziamenti suff. e progetto non ancora approvato,in una regione dove per fare 200 km in treno ci vogliono 5 ore!)Un paese decente investe sul proprio futuro non lesinando sforzi nell’educazione scolastica e nella ricerca:tutto il contrario di quello che avviene da noi(ahimè in maniera bipartisan,neanche il centrosinistra ha granchè potenziato questi settori nevralgici!)
Il 30 Ottobre 2009 alle 13:02 pv21 ha scritto:
La Gelmini porterà a 1800 euro lo stipendio dei ricercatori se … troverà i soldi nello scudo fiscale. Così si fa la RIGENERAZIONE (non la riforma) della scuola? Qualcuno ha proposto di portare a Roma i processi delle 4 più alte cariche dello stato. Questa sarebbe la riforma della Giustizia? La politica del fare di SB è tutta legata a delle sciagure (emergenza rifiuti, terremoto, alluvione). Dr. Vespa, come stanno i suoi concittadini aquilani? ( //forum.wineuropa.it )
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