Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
«Il rapporto tra poteri dello Stato deve rimanere nella misura di civiltà e rispetto reciproco. Non è ammissibile una delegittimazione di un’istituzione nei confronti di un’altra, pena la caduta di credibilità dell’intero assetto costituzionale».
Tra le righe del documento del Consiglio superiore della magistratura presentato mercoledì 21 ottobre, mi ha colpito questa frase. Dal 1994 l’Italia è alle prese con il nodo, mai risolto, del rapporto fra politica e magistratura. I due poteri, da quando Silvio Berlusconi è sceso in campo, si sono scontrati a ripetizione. E, ogni volta che la politica negli ultimi 15 anni, fosse di destra o di sinistra, ha tentato di mettere mano a riforme più o meno incisive sull’assetto della magistratura, provando a renderla più moderna ed efficace, da parte delle toghe è sempre corrisposta una reazione di chiusura, come fossero custodi di una vecchia giustizia inviolabile. Tutto ciò accompagnato da forme di protesta sfociate anche in scioperi che, va da sé, sono un atto politico.
Considerato però che, secondo la Costituzione, i magistrati sono soggetti soltanto alla legge, c’è qualcosa che non torna. In base a questo ragionamento c’è chi sostiene che quantomeno una parte dei magistrati fa politica. Guai: ogni volta che succede si scatena una canea. E dunque affidiamoci alla lettura di alcune prese di posizione di magistrati degli ultimi giorni per verificare la «misura di civiltà e rispetto reciproco» tanto invocata proprio dai giudici.
Gioacchino Natoli è vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati. L’Anm non è un dopolavoro né un’allegra compagnia che organizza le scampagnate nel tempo libero. È comunemente definito il «sindacato delle toghe», l’unico esistente peraltro (però i magistrati non fanno politica…).
Il giudice Natoli, che è presidente di una sezione del tribunale di Palermo, avrebbe voluto immediatamente scioperare contro le riforme «punitive» pensate dal governo. E ha civilmente e rispettosamente descritto il clima attuale citando i «falò nella notte dei cristalli» del 1938 che nella Germania del Terzo Reich segnarono una svolta nella persecuzione degli ebrei.
Il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ha civilmente sintetizzato il suo pensiero nei confronti del ministro Renato Brunetta e rispettosamente gli ha detto papale papale: «Non sa di cosa parla». Altrettanto civilmente e rispettosamente, Livio Pepino (magistrato di Cassazione e componente del Csm) scomoda l’imperatore Commodo e avverte: «L’attuazione delle leggi era diventata venale e arbitraria» e «un criminale benestante poteva non solo ottenere l’annullamento di una giusta sentenza di condanna, ma anche infliggere all’accusatore, ai testimoni e al giudice la punizione che più gli piaceva».
Pepino non dice chi è il «criminale benestante» ed è effettivamente un vero rebus capire chi sia. Quella citazione rispettosa è inserita in un suo articolo pubblicato dalla Repubblica il cui incipit è: «Per la maggioranza di governo, per il suo leader e per i suoi cortigiani giustizia è sinonimo di utilità». Vai a capire a chi si riferisse…
Ma Pepino è anche il faro di chi aderisce a Magistratura democratica, una corrente dei magistrati che accoglie chi ha idee molto di sinistra (però i magistrati non fanno politica…). Vi rimando a una lettura dei suoi scritti su internet. Vale la pena citare un passo tra gli altri: «La magistratura ha un compito da assolvere: quello di guardianaggio democratico duro e intransigente, fino alla resistenza, se la gravità dei fatti lo richiede». Oppure: «La Costituzione, nei confronti dei magistrati, prima ancora che l’obbedienza alla legge, comanda la disobbedienza a ciò che la legge non è. Disobbedienza al Palazzo, disobbedienza ai potentati economici, disobbedienza alla stessa interpretazione degli altri giudici».
Sia detto civilmente e rispettosamente: possiamo evitare di prenderci in giro?
P.s.: il Parlamento europeo ha bocciato la risoluzione sulla libertà di informazione in Italia ritenendo quindi che nel nostro Paese non c’è pericolo. Tutto finito? Illusi, adesso i corifei alzeranno il tiro. Prossima tappa il Consiglio di sicurezza dell’Onu.
- Lunedì 26 Ottobre 2009























Commenti
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Il 31 Ottobre 2009 alle 22:37 luporex ha scritto:
Caro direttore,
io le confesso di avere paura di questa magistratura e di questi magistrati. Invece dovrebbe essere il contrario: dovrei sentirmi protetto da loro, non percepirli come una minaccia. Tuttavia leggendo ogni giorno le “prodezze” di questa casta e le loro relative inclinazioni verso ideologie oramai extraparlamentari e quindi nemmeno più rappresentate in Parlamento per palese mancanza di consenso popolare, resto basito. Custodi delle legittimazione della magistratura sono il presidente Napolitano e Nicola Mancino. Con tutto il rispetto (anche per la mia persona) la storia di questi due personaggi non suscita in me alcuna ammirazione, ma solo preoccupazione per il futuro. Un “autogoverno” nel caso del Csm o di qualsivoglia altra istituzione è un aborto dal punto di vista del buonsenso. Io scrivo decentemente: se lasciassero a me l’autogoverno degli scribacchini, domattina io sarei seduto alla sua scrivania. Per sua fortuna, non sarà così, caro direttore: non funzionerebbe! Ma in magistratura la cosa funziona.
Con stima…
http://ag-notizie.blogspot.com...../
Il 2 Novembre 2009 alle 13:44 pv21 ha scritto:
Immagino le risate dell’amico Putin quando SB gli ha detto di essere perseguitato in Italia da magistrati comunisti. Nel paese de IL BARBIERE ED IL PUPO basta poco ad alimentare la paura ed a far crescere il consenso fino a … ( //forum.wineuropa.it )
Il 5 Novembre 2009 alle 16:09 indigesto ha scritto:
La Magistratura è stata sempre espressione dei poteri forti, più o meno come la classe politica. Era inevitabile che queste entrassero in concorrenza tra loro nel momento in cui sono stati aboliti alcuni meccanismi di protezione dei secondi rispetto ai primi. Diventato in tal modo la Magistratura un potere a tutti gli effetti, ed avendone preso coscienza, ha cominciato ad esprimersi al di fuori delle aule di Giustizia, invadendo anche con opportuni trasformismi il campo legislativo.
Ricondurre tutto alla “normalità” è molto difficile, trovandosi essa Magistratura ad agire in solido con alcune forze politiche operanti nel Paese. Finchè anche queste non si accorgeranno di essere ostaggio della prima(e ce ne vorrà di tempo) sarà pressoche impossibile ricondurre tutto alla normalità!
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