Va bene che la procura nazionale antimafia non ha deleghe operative chiare, va bene che l’ozio è il padre dei vizi, ma vorrei chiedere al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso come gli sia venuto in mente, con la funzione che ricopre, di andare in Parlamento e intrecciare illazioni, supposizioni, ipotesi metagiuridiche e altre fatuità prive di fondamento sul delitto di mafia più infame della storia repubblicana, l’assassinio del giudice Giovanni Falcone a mezzo di strage perpetrata il 23 maggio del 1992 in località Capaci.
Questo di sorvolare sui processi effettivamente svolti e sulle responsabilità criminali accertate per librarsi in volo nel cielo dei «si dice» o «si potrebbe dire» o «si potrebbe pensare» è un malcostume e più che un malcostume: è un comportamento antigiuridico, un modo davvero risibile di concepire la funzione giurisdizionale, esponendola alla torsione politica faziosa e avvolgendo ciò che è giudicato definitivamente nella fosca e serpentina logica del sospetto. Mi spiace, perché il procuratore Grasso è uomo in genere d’equilibrio professionale e di realismo, ma quel che ha fatto il 27 ottobre scorso davanti ai commissari dell’antimafia non è degno della sua reputazione e della sua storia personale.
Intorno alla strage di Capaci furono condotte indagini serrate, con magistrati di prim’ordine e un dispiegamento di energia formidabile, con uno Stato che si mise giustamente al livello della sfida feroce lanciata dall’antistato. Di quella strage, al contrario del caso Borsellino, che fu gestito malamente e con le conseguenze note, si sa quel che è umanamente possibile sapere attraverso i canali che il diritto, in uno stato di diritto, legittima come vie della verità processuale. Il racconto dei fatti nella loro puntuale successione, verificato nel dibattimento ed esplicitato di fronte all’opinione pubblica mondiale e ai suoi organi di stampa, è stato meticoloso fino al parossismo del minuscolo dettaglio materiale. Non esiste la minima ombra giudiziaria sul lavoro di accertamento penale, dai termini del mandato a uccidere fino alle modalità di esecuzione del delitto, si conoscono i dubbi, le oscillazioni, e i perché della finale, proterva decisione di portare morte e distruzione sulla via da Punta Raisi a Palermo nella forma stragista la più clamorosa, fino ai particolari microscopici, al numero delle sigarette fumate in loco da chi premette il bottone dello strumento esplosivo.
Le condanne sono definitive. C’è chi sconta gli ergastoli. Falcone è un eroe italiano ucciso dalla mafia per aver fatto il suo dovere, quale che sia il giudizio storico, controverso, sulle procedure del maxiprocesso e sul concetto stesso di «lotta alla mafia». Un magistrato serio questo lavoro, questo insieme di risultanze che fanno giustizia in modo trasparente e pulito di una immonda strage mafiosa, deve saperli onorare, altro che «intuizioni», «entità esterne» e altre formule alla Buscetta che sono state impiegate in una deposizione dai toni fantasmagorici, buona soltanto a riaprire una ferita e a lasciare il campo libero alla speculazione e all’incubo dell’ideologia che prende il posto della attività di giustizia.
Gli storici hanno diritto al dubbio ex post anche sulle sentenze della magistratura, ci mancherebbe. Possono riaprire qualunque file, basta che si documentino e svolgano un dignitoso lavoro scientifico, seguendo un metodo verificabile e guardandosi dalle tentazioni della ciarlataneria. Ma i magistrati in servizio (come forse oggi direbbe anche Luciano Violante) devono stare all’esito dei processi, capire che è una forma di delegittimazione del loro stesso lavoro gettare al macero come mere ipotesi le condanne all’ergastolo per la strage di Capaci, affermando, come ha fatto Piero Grasso, che al loro posto bisogna mettere «l’intuizione» di una «entità esterna» intervenuta nel delitto.
- Venerdì 30 Ottobre 2009























Commenti
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Il 31 Ottobre 2009 alle 16:49 indigesto ha scritto:
Ebbè, certo, ha solo cercato di mettersi al passo. Anche di questi tempi chi si ferma è perduto!
Il 31 Ottobre 2009 alle 20:35 pv21 ha scritto:
Mi spiace per Ferrara che, pochi giorni fa, esaltava la lungimiranza politica di Berlusconi sullo scenario internazionale. Una delle prove? Sostenere la candidatura di Blair ai vertici UE. A proposito di Putin, immaginate le risate che si è fatto quando SB gli ha raccontato che in Italia è perseguitato da magistrati comunisti. Questo è il nostro paese. ( //forum.wineuropa.it )
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