Vedo che intorno al caso Marrazzo fioriscono trame sempre più degne di una sceneggiata napoletana. Una vicenda fin troppo chiara per essere raccontata così com’era. E invece i maestrini della dietrologia hanno iniziato a pontificare. Lasciamoli esercitare nell’arte della chiacchiera e andiamo al sodo. Quel che a me interessa è dare riscontro a un patto di correttezza con voi.
Vi avevo assicurato al momento del mio arrivo alla direzione che Panorama non avrebbe partecipato all’orgia giornalistica che tanto piace ad altre testate e altri colleghi. Perché banalmente il rischio evidente è che da giornalisti si diventi strumento di una lotta politica condotta con metodi barbarici. Per questo, quando mi è stato mostrato il video in cui Piero Marrazzo si faceva i fatti suoi in un lupanare romano, la mia risposta è stata: a Panorama non interessa, grazie. Alcuni giorni dopo la faccenda è diventata pubblica con l’arresto dei quattro carabinieri. E solo allora, ripeto solo allora, si è saputa la storia del ricatto a Marrazzo a base di sesso e cocaina.
Bisogna cioè avere chiara la tempistica della vicenda: nel momento in cui il video viene mostrato a varie redazioni, nessuno sa né può sapere che dietro tutto ci sono alcuni carabinieri. Nessuno sa né può sapere che Marrazzo ha tentato di fermare il ricatto staccando alcuni assegni già nel momento in cui i militari hanno fatto irruzione in via Gradoli. Solo Marrazzo, e chi era presente in quell’appartamento, sa la verità. E infatti, quando la storia salta fuori con l’arresto dei quattro, quella verità viene lentamente a galla: dapprima Marrazzo nega goffamente, poi corregge il tiro, infine si arrende all’evidenza. Questa è la storia.
I maestrini della dietrologia ovviamente non si accontentano. E iniziano a editorialeggiare trattando i media del gruppo della famiglia Berlusconi come supini rispetto a qualsiasi desiderio dell’editore e i direttori come schiavi con poco sale in zucca.
Essendo la verità solare, si tenta allora di eclissarla ricorrendo alla menzogna e alla malafede. Un’operazione di basso profilo in cui si mescolano gli ingredienti ad arte.
Si sostiene così, per esempio, che mentre il video circumnavigava le redazioni dei giornali era già nota l’esistenza dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei carabinieri. Balle. Oppure si sostiene che Silvio Berlusconi abbia promesso a Marrazzo due giorni prima che esplodesse lo scandalo di non far pubblicare dai «suoi» giornali la notizia. È falso. E mi consta personalmente: mai Silvio Berlusconi o la figlia Marina (presidente della Mondadori) hanno caldeggiato, suggerito o, peggio, imposto alcunché rispetto a quel video.
Rivendico (e so di poterlo fare anche per conto di Alfonso Signorini, direttore di Chi, che per primo visionò quel video) di aver preso la decisione in totale autonomia e senza alcun intervento della famiglia Berlusconi. E comunque sgombriamo il campo da un altro equivoco: è normale, anzi normalissimo, che il direttore di un giornale si confronti con il proprio editore. Lasciamo alle anime belle del giornalismo la favola dei direttori separati dagli editori.
I maestrini si esercitano anche sui tempi fra la visione del video in Mondadori e la decisione di non pubblicare. Quel che accade è semplice: vista la notizia (un video in cui un presidente di regione si intrattiene con un trans e quella che sembra cocaina) il direttore di Chi si consulta e chiede al direttore di Panorama il suo parere. Succede spesso. Il resto lo sapete: valutato il video, questo finisce dritto dritto nella spazzatura.
Ma sui tempi i maestrini cascano male. Il primo settimanale al quale viene offerto il video è Oggi (gruppo Rcs, lo stesso che spese uno sproposito per acquistare le foto di Silvio Sircana mentre parlava con un trans, salvo poi non pubblicarle e tenerle nel cassetto). L’offerta a Oggi arriva che ancora non è Ferragosto.
Lo scandalo arriverà due mesi e mezzo dopo. Perché allora lambiccarsi il cervello e avanzare misteri e sospetti su quanto possa essere accaduto nelle due settimane in cui il video transita dalla Mondadori (nel frattempo, tra l’altro, lo vedono o l’hanno visto anche giornalisti di altre case editrici) e non chiedersi usando lo stesso metro che cosa accade nei mesi in cui la notizia è a conoscenza di un giornale del gruppo Rcs? Dobbiamo fidarci della parola dei giornalisti di Oggi, professionisti certamente specchiati. D’accordissimo. E noi della Mondadori? Abbiamo la rogna? Ci si allunga il naso mentre parliamo?
Che volete farci, chi vuole ergersi a moralista è fatto così. Non basta. Perché la morale che ne ricavano i pasdaran dell’informazione da tutta questa storia è che Marrazzo si è dimesso mentre Berlusconi no. Chi è sano di mente obietta: che c’entra Berlusconi? E loro cominciano con la storia di Patrizia D’Addario. A voler ragionare (esercizio divenuto oramai quasi impossibile in questo sfortunato Paese) la D’Addario sta a Berlusconi come i carabinieri arrestati stanno a Marrazzo. L’una e gli altri organizzano un’imboscata basandosi su elementi reali (le visite a casa del premier della D’Addario, l’irruzione nell’appartamento dove c’è il trans con Marrazzo dei carabinieri) e successivamente presentano il conto. Anche nel caso di Berlusconi, si badi, a un certo punto sui giornali si tenta di evocare la cocaina. Ma senza successo. Rimane la D’Addario con le sue registrazioni. C’è qualcosa di penalmente rilevante in quelle conversazioni? Nulla. Il premier ha taciuto circostanze in conflitto con il suo incarico pubblico? Assolutamente no, hanno già chiarito i magistrati.
Torniamo a Marrazzo. I carabinieri lo ricattano e utilizzano il video come arma letale. Eppure, non trovano in quella che viene strumentalmente etichettata come la sentina dell’informazione italiana (e cioè giornali e settimanali che non giudicano Berlusconi il Male assoluto) alcun interlocutore. Gli va malissimo. Alla D’Addario va diversamente. Trova spazio nei giornali e nei settimanali, va in prima serata sulla Rai. Non importa se quello che dice e ha registrato non vale un fico secco. C’è il sesso dell’Egoarca Berlusconi e in quanto a droga e rock’n’roll ci pensano giornali e televisioni a organizzare il festino del linciaggio.
Cari lettori di Panorama, la differenza è tutta qui: noi non saremo mai i terminali di un lurido ricatto, non vestiremo mai i panni dei moralizzatori per meglio inquinare la scena politica con pallottole di fango. Lasciamo volentieri agli altri il lavoro sporco. Perché, a noi, quel lavoro lì fa semplicemente schifo.
- Venerdì 30 Ottobre 2009























Commenti
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Il 31 Ottobre 2009 alle 19:04 jane55 ha scritto:
Plaudo al suo editoriale, e’ giusto quello che scrive e vorrei aggiungere che l’atteggiamento di Berlusconi e della destra , nei confronti della vicenda Marrazzo, e’ stato di estrema signorilita’, ripeto estrema signorilita’, cosa che non si puo’ dire di molta altra gente quando si cerco’ di far scoppiare il caso d’Addario….Come si dice a volte si guarda il granello di polvere negli occhi degli altri, ma la trave nel proprio occhio?
Il 31 Ottobre 2009 alle 20:25 pv21 ha scritto:
C’è chi scarrozza la propria corte con l’aereo presidenziale e c’è chi usa l’autoblu per gli appuntamenti clandestini. C’è chi dice di essere perseguitato da magistrati comunisti e c’è chi viene ricattato da carabinieri infedeli. Ditemi la differenza ( //forum.wineuropa.it )
Il 1 Novembre 2009 alle 00:54 bruno1946 ha scritto:
pv21, l’inchiesta sui voli di stato a carico di Berlusconi e’ stata chiusa ed archiviata dalla magistratura italiana perche’ il fatto non sussiste. Talvolta e’ meglio essere aggiornati perche’ di gente che parla a vanvera ce ne sono fin troppi.
La differenza tra i due casi? Una e semplice, la sinistra su Berlusconi ha montato un caso di portata internazionale, mentre nel caso Marrazzo, il centrodestra si e’ astenuto dal fare qualsiasi speculazione e la sinistra spera che il caso finisca nell’oblio il prima possibile.
Spero che la mia spiegazione sia sufficiente.
Il 3 Novembre 2009 alle 16:01 nicksergio ha scritto:
vengono le lacrime per la commozione a leggere l’articolo di Mulè sul caso Marrazzo,che sarebbe potuto solo essere uno squallido caso di politico dimentico dei doveri etici del suo ruolo ed invece pone alcune domande inquietanti:i carabinieri del ricatto sono andati a botta sicura,chi li ha informati?(scorta del politico,trans ecc.)io tutta questa signorilità del PdL non l’ho notata,oltretutto il paragone con il caso Berlusconi regge:nessun addebito penale in entrambi i casi,visto che Marrazzo è parte lesa di un ricatto,ben diversa sensibilità riguardo alle dimissioni.Berlusconi ha il coraggio di affermare che anche in caso di condanna non si dimetterebbe,perchè la condanna sarebbe una tale stortura da costringerlo,per il bene del paese,a rimanere al suo posto.Queste sono cose da fantascienza che meritano riflessioni
Il 5 Novembre 2009 alle 14:55 indigesto ha scritto:
Rifletti nicksergio, rifletti! Cosa , e a chi, poteva fregare di meno (scusa il termine) di un mandato in scadenza? poi successivamente “nobilitato” da dimissioni a fronte di un diniego immediato (”una bufala”) per una situazione di evidente ricatto fatta di trans e cocaina?
Credo che in tuttociò ci sia qualcosa di diverso da un “agguato” ( poi la Magistratura, se vorrà, ne definirà bene i termini), teso non si sa bene da chi, ma ben “sorretto” da una certa stampa, al fine “nobile” di indurre alle dimissioni del Capo del Governo (un tantino più importante, no?) dopo poco più di un anno dall’inizio del suo mandato. Rifletti, nicksergio, rifletti!
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