Io forse ho finalmente capito che cosa intendono «lor soloni» quando parlano di alternanza. Forse. Loro, i guardiani della rivoluzione democratica, forse intendono per alternanza quella perennemente sospesa tra il colpo di stato e la guerra civile. Il minimo comun denominatore dell’alternanza è sempre lo stesso: l’odio. Badate bene: l’odio si può declinare in mille modi. Per esempio attraverso lo scritto, la parola e ogni altro mezzo di diffusione. Attraverso quelle categorie, cioè, che dovrebbero formare la libertà di pensiero. E che invece vengono rivoltate e utilizzate per instillare, fomentare e aggredire chiunque provi a ragionare con criteri diversi. Continua
Di Vittorio Feltri
I due quotidiani maggiormente diffusi in Italia, il Corriere della sera e La Repubblica, finalmente se le suonano e speriamo non si stanchino presto, perché due giganti, per quanto di carta, quando litigano offrono una buona motivazione di acquisto. Per il momento non saprei dire chi abbia picchiato più forte, però il giornale fondato da Eugenio Scalfari mi sembra meglio attrezzato a menare le mani. Ne sa qualcosa Silvio Berlusconi che da mesi ormai, ogni dì, riceve una dose di legnate appena sotto la cintola sufficiente ad ammazzare una mandria di tori. Continua
Quali sono stati in 15 anni gli avversari di Silvio Berlusconi? Achille Occhetto nel 1994, Francesco Rutelli nel 2001, Walter Veltroni nel 2008. Con loro ha vinto. Con Romano Prodi ha perso nel 1996 e ha pareggiato nel 2006. Nell’arco del quindicennio suoi avversari sono stati anche Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Negli ultimi mesi leader dell’opposizione a Berlusconi è stato Dario Franceschini e il 25 ottobre sapremo se sarà scalzato da Pier Luigi Bersani.
Ma se oggi fermate qualcuno per strada e gli chiedete chi è l’avversario di Berlusconi, difficilmente avrete una risposta univoca. Continua
Per l’Unione Europea il sì degli irlandesi al trattato di Lisbona è una doppia vittoria. Aggiunge un paese alla lista di quelli che lo hanno ratificato e soprattutto dimostra implicitamente che l’Ue è stata, nei peggiori momenti della grande crisi finanziaria, un indispensabile fattore di stabilità. Continua
Intorno al lodo Alfano si è combattuta una battaglia che non è ad personam: si deve decidere se chi esercita la sovranità in nome del popolo può tutelarsi di fronte all’invadente alleanza di due poteri non elettivi, gazzette e toghe. Il circuito mediatico-giudiziario non è un’invenzione giornalistica. Basta guardarsi intorno e lo si capisce al volo. Da 15 anni e più sono magistrati e giornalisti a pretendere la rotta sopravvento e a cercare di determinare il corso delle cose. Continua
Niente di nuovo sotto il sole. Il canovaccio è oramai stantio, ripetitivo. La bocciatura del lodo Alfano altro non è che l’ultimo tassello di una strategia che l’Italia conosce fin troppo bene. E allora cerchiamo di mettere gli eventi in ordine per ragionare.
Da quando Silvio Berlusconi ha stravinto le elezioni politiche lo scorso anno ci sono due Italie da osservare. Una è quella della politica e del consenso popolare (cioè del popolo, di cui parleremo più avanti) che fa i conti con l’unico metro di giudizio possibile: il voto dei cittadini. L’altra è quella delle chiacchiere, ma non solo. È quella cioè del tentativo, sistematico e addirittura pianificato, di distruzione e screditamento della persona di Silvio Berlusconi. Continua