Di Luca Ricolfi
Prima della crisi, la diagnosi più frequente che si sentiva sull’economia italiana era che fosse in stagnazione. Ed effettivamente era così: se guardiamo al periodo 2001-2008, prima del grande tonfo di quest’anno (il pil ha perso quasi il 5 per cento), la maggior parte delle variabili dell’economia era in una fase di stasi. Il pil cresceva molto lentamente, la produttività era praticamente ferma, il debito pubblico, pur fra qualche oscillazione congiunturale, restava sopra il 100 per cento del pil.
Unica nota non troppo negativa l’andamento dei consumi, che, pur crescendo molto meno che in passato, sono sempre aumentati, non solo in termini nominali ma anche in termini reali.
Questo quadro, né esaltante né deprimente, contrasta con la sensazione, molto diffusa, che negli ultimi anni sia il nostro tenore di vita sia il nostro senso di sicurezza siano stati gravemente compromessi. I governanti dicono che andiamo avanti piano, o tutt’al più riconoscono che stiamo fermi, e per rassicurarci si fanno forti delle statistiche del pil, dei consumi, dell’occupazione, che effettivamente non vanno malissimo. Eppure, noi abbiamo la sensazione di andare indietro. Chi ha ragione?
Abbiamo ragione noi, ma per capire perché bisogna prendere le statistiche ufficiali e cucinarle un po’. Partiamo dai consumi: nei sei anni successivi all’ingresso nell’euro (2002-2008) sono aumentati del 4,5 per cento in termini reali, e ciò nonostante il lieve calo del 2008 (-0,9). Però i consumi non sono un buon indicatore del tenore di vita. Intanto occorre tenere conto che, nel frattempo, è anche aumentata la popolazione residente in Italia, a un ritmo leggermente superiore a quello dei consumi stessi (+4,7 per cento), quindi i consumi pro capite sono diminuiti, sia pure di poco (-0,2). C’è poi un’altra complicazione: i consumi non dipendono solo (positivamente) dal reddito disponibile, ma anche (negativamente) dalla frazione di esso che le famiglie decidono di risparmiare. E nel periodo 2002-2008 la percentuale di famiglie risparmiatrici è crollata, passando dal 30 al 18 per cento. È successo, in altre parole, che i consumi pro capite sono stati stabilizzati semplicemente diminuendo il risparmio, con conseguente aumento del senso di insicurezza (meno risparmi, meno riserve hai per il futuro).
Per misurare questo effetto basta calcolare, anziché i consumi pro capite, il potere di acquisto pro capite, basato sul reddito disponibile anziché sui consumi. In questo caso la variazione 2002-2008 diventa nettamente negativa: -2,8 per cento. Non è finita. Il potere di acquisto pro capite riguarda tutta la popolazione residente, italiana e straniera, ma la fetta di reddito che va agli stranieri è in continuo aumento, perché l’occupazione degli immigrati cresce a un ritmo decisamente più sostenuto di quella italiana.
Quindi la diminuzione del potere di acquisto pro capite dei residenti è il saldo fra un aumento di quello degli stranieri e una diminuzione ancora più pronunciata di quello degli italiani (-3 per cento), presumibilmente destinati a perdere ulteriore terreno nei prossimi anni. Ricapitolando, dal +4,5 per cento dei consumi in termini reali siamo scesi al -0,2 dei consumi pro capite, al -2,8 del potere di acquisto pro capite e infine al -3 per cento del potere di acquisto pro capite dei soli italiani (grafico).
Qual è la morale? Forse è semplicemente quella di Goodbye Europa, un bel libro di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi uscito qualche anno fa: gli europei lavorano meno degli americani, gli italiani ancora meno degli europei, ed è questa l’origine prima del nostro declinante tenore di vita. Da questo punto di vista gli immigrati, con il loro alto tasso di occupazione e la loro voglia di progredire, ci stanno dando una lezione.
- Venerdì 6 Novembre 2009























Commenti
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Il 6 Novembre 2009 alle 20:57 indigesto ha scritto:
Credo che sia stato dimenticato un parametro importante in tutta l’analisi: l’indebitamento dlle famiglie, grazie all’Euro!
Il 11 Novembre 2009 alle 15:25 nicksergio ha scritto:
da noi a napoli si dice cornuti e mazziati!se stiamo peggio della media degli europei è solo colpa nostra!non lavoriamo abbastanza…nessun cenno ad un ritardo abissale nelle tecnologie a banda larga e nella diffusine di Pc ed internet nelle imprese e nelle famiglie,in una burocrazia che è tra le più inefficienti e punitive del mondo,in un debito pubblico zavorra per ogni abitante ,in infrastrutture(strade,aereoporti ecc.)indegne di un paese che aspiri a conservare le sue posizioni nel ranking mondiale!
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