Giannino: Economisti bocciati, atto secondo

Disoccupazione
Di Oscar Giannino

Si rinfocola la polemica sugli economisti. Dopo non aver saputo prevedere la crisi, non riescono a mettersi d’accordo su come davvero ne usciremo, su come cambierà la condizione dell’Italia rispetto agli altri grandi paesi. Non è un problema solo italiano. Barack Obama va a Pechino per trattare il cambio tra il dollaro e lo yuan, ma negli States c’è chi dice che grazie alle riserve cinesi il biglietto verde starà sotto 1,5 rispetto all’euro malgrado il debito pubblico galoppante, e c’è chi invece pensa che entro un anno saremo a 2 dollari per un euro.

Per l’Italia è certo che al momento abbiamo due punti e mezzo di disoccupazione meno degli Usa, e facciamo meglio della media europea. La nostra domanda interna scende meno di quella di Regno Unito e Spagna. Le famiglie italiane risparmiano di più, e hanno più ricchezza da parte rispetto ai concorrenti europei.

Non malaccio, quando un anno fa molti immaginavano piazze piene di disoccupati e mezzo Nord con le imprese chiuse. E speravano che il conto venisse presentato a Silvio Berlusconi. Va molto peggio a Obama, che ha perso quasi 20 punti di popolarità perché fa l’opposto che a Roma, cioè spende troppo denaro del contribuente. È vero che tra 2008 e 2009 l’Italia avrà perso quasi 6 punti di pil, ma dipende dal commercio internazionale che dall’estate ha ripreso a muoversi. Ed è vero che, continuando a difendere meglio degli altri gli occupati, accumuleremo alla lunga minor produttività, che serve invece per uno scatto sui mercati. Ma una cosa è sicura. Il governo ha speso poco e molti se la prendono con Giulio Tremonti. Ma gli economisti accademici in generale non hanno sin qui dato una gran mano, concentrare il dibattito sulle cose serie che contano. In troppi hanno portato a propria volta acqua all’antiberlusconismo, malattia senile del benaltrismo italico.

Commenti

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Il 16 Novembre 2009 alle 19:31 gimari ha scritto:

La malattia senile di troppi a volte nasconde molte altre poco benevole intenzioni e parzialità, senza contare le impunità da super civis!
Il timore è d’obbligo prima che “super pares”!
gimari

Il 18 Novembre 2009 alle 15:30 indigesto ha scritto:

Da noi si produce troppa burocrazia e troppa politica, con le quali non si compete affatto sui mercati. Troppi ad amministrare e pochi a produrre. Gli economisti accademici sono anch’essi un prodotto della politica, della cattiva politica!

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