
Nicola Cosentino e Luigi Cesaro
Il “concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso” è un coltello affilato nelle mani del primo sicario che passa.
Compromettere pesantemente qualcuno, specie se del Mezzogiorno d’Italia, e tirarlo dentro una catena criminale, ovvero “mascariarlo”, ma lasciandolo anche fuori come il capo di reato permette, è un gioco da ragazzi, un espediente facile per dichiaranti e collaboranti e pentiti di bocca buona e svelta.
È come una dialettica impazzita, con un senso delle distinzioni più che fallibile. Dentro la “cosa” criminale, perché concorri, fuori perché concorri dall’esterno: sei un colletto bianco, eserciti una qualche influenza privata o pubblica, un qualche potere sul business o sulla politica, vivi in un ambiente, incontri persone, mangi in trattoria, hai dei parenti, fai parte della famiglia allargata della società palermitana o reggina o casertana o barese, ed eccoti uomo d’onore senza onore, mezzo dentro e mezzo fuori l’organizzazione criminale più temuta del mondo, la mafia.
Non c’è bisogno di dimostrare un’appartenenza a una banda criminale, che già sarebbe spericolato in termini di diritto, visto che i codici penali dei paesi civili non prevedono reati puramente associativi, anzi esigono il riferimento diretto a un crimine ben definito, contingente, limitato, non equivocabile socialmente bensì puntuale, materiale, di responsabilità eminentemente personale. Basta disegnare un ritratto esotico dell’uomo o della donna da colpire, e il gioco è fatto. Non importa che la mafia sia dovunque, che si infiltri a spiare anche i pm che la perseguono con la polizia giudiziaria e in giudizio (è successo al sostituto procuratore Antonio Ingroia, il castigamatti palermitano venuto dopo le peripezie di Gian Carlo Caselli); non importa che la cultura associativa criminale, come dimostra il libro di Giovanni Falcone Cose di cosa nostra, si respiri come l’aria: l’unica cosa che importa è la possibilità di incastrare qualcuno al di qua di serie ipotesi di reato, verificabili, e al di qua di ogni ragionevole dubbio.
Il “concorso esterno” è stato spregiudicatamente affibbiato a Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per questa assurda fattispecie di reato avvalorata dalle sue amicizie non certo irreprensibili ma prive di risvolti penali provati, e potrebbe essere imputato alla quasi totalità della classe dirigente meridionale, e non solo meridionale. Ora pare siano in corso le prove generali per l’orchestrazione di un bel “concorso esterno” intorno a Silvio Berlusconi, la preda assoluta, la più succulenta, quella da addentare con la consueta voracità giudiziaria e politica, da mordere in tribunale, in tv e nei convegni di Micromega alla stessa stregua e con praticamente gli stessi mezzi. Basta poco, e il “concorso esterno” è lì, pronto a lasciarsi usare
A Dell’Utri e Berlusconi e a tutti i malcapitati che si vedono privati dei diritti civili, inquisiti per “chiacchiera concorsuale” secondo le convenienze di questo o quel clan, il mio modesto consiglio è il seguente: difendersi nel processo è vano, difendersi dal processo pure, occorre difendersi dal reato più mostruoso al mondo, un reato giurisprudenziale che come tale non è nemmeno scritto nel codice penale, e che dovrebbe essere portato a conoscenza dell’Europa civile, in particolare dalla classe dirigente che ha fatto a pezzi un bel po’ di mafiosi e camorristi e che, chissà, forse anche per questo, potrebbe essere chiamata in causa da gente sicaria armata di quel coltello.
- Venerdì 20 Novembre 2009























Commenti
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Il 20 Novembre 2009 alle 17:14 indigesto ha scritto:
Se un reato non è previsto dai Codici basta inventarselo. Anche i Giudici hanno diritto ad esercitare la loro fantasia, no?
Il 20 Novembre 2009 alle 18:42 Panorama in edicola - n°48/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] di Giorgio Mulè Fuori porta di Bruno Vespa L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri Fatti&credenze di Luca Ricolfi L’europeo [...]
Il 21 Novembre 2009 alle 19:21 nhico ha scritto:
Questo governo sta schiacciando la mafia, la camorra, la ndrangheta e ogni sottospecie di associazione per delinquere , ma la magistratura rossa, quella che conta, con un atteggiamento che chiamare mafioso è riduttivo, si appresta , come ci ha raccontato bene Ferrara, a processare per un reato che non è contemplato dal nostro codice penale il capo del medesimo Esecutivo. Un’assurdità che fa felice tutti i post comunisti, Presidente della Repubblica compreso, se è vero come è vero che un giornalista con le palle come l’Elefantino non sa dare altro consiglio ai membri del governo in carica che rivolgersi all’Europa. La democrazia in Italia viene fatta a pezzi da un nugolo in toga rossa di adoratori di Ernesto Guevara e il direttore del Foglio non vede altre vie che il ricorso all’ “Europa civile”. Da lui mi sarei aspettato un suggerimento più suggestivo ed efficace, tipo andiamo ad occupare i tribunali, per difendere il voto da noi espresso nelle ultime elezioni politiche.
Il 25 Novembre 2009 alle 17:51 indigesto ha scritto:
Occupare i Tribunali non si può, caro nhico, sarebbe come occupare il Parlamento o Palazzo Chigi. E poi si ribellerebbero, oltre ai Giudici, buona parte del Parlamento, i Poteri forti, le Banche, gli speculatori, insomma tutti quelli che con questo tipo di giustizia ci vanno a braccetto!
Il 28 Novembre 2009 alle 11:25 Zione ha scritto:
Era ora che il Presidente della Repubblica, finalmente si facesse sentire nel modo giusto di come avrebbe dovuto parlare già da lungo tempo e speriamo che il discorso venga recepito e tenuto nella debita considerazione; specie da parte di certi Emeriti Cialtroni.
Auguriamoci pure che dalla Riforma della Giustizia in discussione, possa venir fuori anche una grande ramazzata in questo delicato e doloroso settore di sporche concertazioni, egregiamente rappresentato da miserabili Pentiti e da ignobile e altezzoso Giudiciume, dal vermiglio manto, color del sangue di tante derelitte persone calpestate, oltraggiate e assassinate.
Il Popolo Italiano, nel cui nome si commettono molte Barbarie, deve augurarsi che questo costruttivo e Laborioso Governo, operante sulla strada dell’Ordine e del Progresso, non venga dilaniato dai branchi di Lupi, Jene e Sciacalli, che lo cingono di assedio e con infamia lo aggrediscono continuamente, col criminale intento di dilaniarlo e ridurlo in brandelli.
Pertanto è oltremodo necessario e urgente, che in nome della Civiltà, lo stesso emerito Presidente del Consiglio, si decida e si prodighi ulteriormente al fine di emanare finalmente una Legge Eccezionale, che come primo atto sciolga certe Cancrenose Associazioni a Delinquere.
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