Mentre l’Europa si chiede se i turchi siano degni di essere ammessi al club dell’Ue, la Turchia sta costruendo per se stessa un ruolo nuovo, più asiatico e mediorientale di quello che aveva negli anni in cui si considerava soprattutto euroatlantica.
Lo fa, in primo luogo, valorizzando il proprio patrimonio politico-culturale di paese musulmano, pronto a dialogare con tutti i paesi dell’Islam, anche quando sono sgraditi all’Occidente come l’Iran e il Sudan. E lo fa in secondo luogo cercando di appianare i suoi tradizionali conflitti con alcuni stati della regione.
La Siria, nonostante la vecchia ruggine di Alessandretta (una città siriana divenuta turca alla fine degli anni Trenta), è diventata un buon partner politico.
L’Armenia, gelosa custode della memoria dei massacri turchi della Grande guerra, ha accolto a Erevan il presidente turco Abdullah Gul e ha firmato recentemente con Ankara un accordo per l’apertura della frontiera e l’avvio di rapporti commerciali.
Dopo averle duramente negato qualsiasi autonomia, il governo turco ha fatto qualche concessione culturale alla sua comunità curda (l’uso della lingua, prima vietato) e ha garantito una sorta di amnistia a gruppi militanti del Pkk (il partito secessionista di Abdullah Ocalan) che si erano rifugiati al di là della frontiera irachena.
Dopo avere lungamente accusato il Kurdistan iracheno di avere sostenuto la guerriglia curda in Turchia e dato asilo ai suoi esponenti, il ministro degli Esteri turco ha visitato Erbil, dinamica capitale della regione, e ha annunciato l’apertura di un consolato.
Questi segnali al mondo musulmano sono diventati particolarmente convincenti da quando la Turchia, nonostante la presenza di una base americana sul proprio territorio, ha rifiutato di collaborare con la guerra degli Stati Uniti in Iraq. E hanno definitivamente convinto l’opinione pubblica musulmana quando il premier turco Recep Tayyip Erdogan, in segno di protesta contro la guerra di Gaza, se n’è andato sbattendo la porta durante una tavola rotonda del forum economico mondiale di Davos a cui partecipava il presidente israeliano Shimon Peres.
Ma questa svolta musulmana della politica estera turca non ha impedito al governo Erdogan di essere un buon partner economico dell’Italia (uno dei suoi maggiori fornitori di materiale militare), di altri paesi europei e della Russia. Quando Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, durante il recente viaggio in Russia del presidente del Consiglio italiano, hanno parlato del gasdotto South Stream (progettato da Gazprom ed Eni per le forniture energetiche all’Europa meridionale e centrale), Erdogan era presente alle conversazioni in videoconferenza.
Molti in Turchia si chiedono se Erdogan e il suo partito (Akp) non vogliano contemporaneamente trasformare lo stato laico creato da Kemal Atatürk in una repubblica islamica.
Dopo essere stato duramente contestato dall’establishment militare, Erdogan ha vinto le elezioni, ha imposto Gul al vertice dello stato e ha contrattaccato, negli scorsi mesi, con una indagine giudiziaria (il caso Ergenekon) che avrebbe portato alla luce una congiura laico-nazionalista organizzata per mettere fuori legge, ancora una volta, il partito islamico.
Ma altri sostengono che questa nuova Turchia, musulmana e democratica, potrebbe diventare, per il mondo che la circonda, il migliore dei modelli possibile e per l’Ue, quindi, un partner prezioso. È questo il nodo che l’Unione Europea dovrà sciogliere quando, nei prossimi anni, sarà costretta ad affrontare finalmente senza ambiguità il problema del suo allargamento alla Turchia.
- Venerdì 20 Novembre 2009























Commenti
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Il 20 Novembre 2009 alle 17:11 Panorama in edicola - n°48/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri Fatti&credenze di Luca Ricolfi L’europeo di Sergio [...]
Il 25 Novembre 2009 alle 18:23 indigesto ha scritto:
“Ma altri sostengono che questa nuova Turchia, musulmana e democratica, potrebbe diventare, per il mondo che la circonda, il migliore dei modelli possibile e per l’Ue, quindi, un partner prezioso.”. Ma con tutti i musulmani che ci sono in Europa credo che abbiano ragione, anche se in maggioranza sono arabi.
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