«Mai pensato a elezioni anticipate» ha detto Silvio Berlusconi mercoledì 18 novembre. In realtà a far saltare il tavolo il presidente del Consiglio ci pensa sul serio e da tempo. La sortita del presidente del Senato («Elezioni se non si torna uniti») di martedì 17, che certo non può scandalizzare dopo quelle del presidente della Camera, non era un bluff, ma la presa d’atto, a freddo, di una situazione insostenibile. Ed è impensabile che il capo del governo non ne fosse a conoscenza.
Chi conosce bene Berlusconi sa che dentro di sé si muove ininterrottamente il dialogo tra la pancia e il cervello. Gli dice la pancia: «Che aspetti a far saltare il tavolo? Hai un presidente della Repubblica che non sta certo dalla tua parte, una Corte costituzionale che per la sua composizione politica da 15 anni è contro di te, una magistratura che vuole azzopparti a ogni costo, il tuo principale alleato che recita come preghiera del mattino il menu per mandarti storta la giornata. Hai avuto un consenso enorme alle elezioni, ma non sai che fartene. Dammi ascolto: fa’ saltare il tavolo e ne vedremo delle belle».
Risponde il cervello: «È vero che il lodo Alfano è stato concordato fino all’ultima virgola con i collaboratori di Giorgio Napolitano e che la Corte costituzionale mi ha fatto una carognata smentendo se stessa. Ma in fondo l’attuale presidente della Repubblica mi è meno ostile dei suoi predecessori. Certo, Gianfranco Fini sa che se faccio saltare il tavolo il primo a rimetterci sarebbe lui. Ma poi dovrei allearmi con Pier Ferdinando Casini, oltre che con la Lega. E chi mi dice che Pier mi darebbe meno problemi di Gianfranco? Il desiderio di punire Fini è forte, ma chi mi assicura che alla fine il quadro sarebbe migliore? Se si potesse trovare un accordo…».
Negli ultimi tempi la pancia del Cavaliere era nettamente in vantaggio sul cervello, ma la dichiarazione di mercoledì ha segnato una forte e chiara inversione di fronte. In apparenza. In realtà, a mio giudizio, Berlusconi ha inviato a Fini un ultimo avviso: «Vedi? Io mi muovo da statista, derubrico i nostri scontri furiosi a “dialettica interna che accentua le nostre capacità ideative”. Voglio governare cinque anni e attuare il programma che abbiamo scritto insieme. Adesso, caro Gianfranco, tocca a te. Raccogli il mio ramoscello e fanne buon uso. Perché se l’opinione pubblica dovesse avere nuove prove di una nostra divisione…».
Fini in realtà ha un solo modo di ricucire con Berlusconi: garantirgli il pieno appoggio sulla vicenda giudiziaria. Quindici anni di storia ci hanno insegnato che le leggi ad personam di Berlusconi giocano a rimpiattino con i processi ad personam. Le sentenze Mills ne sono l’ultima prova: quella d’appello dice il contrario di quella di primo grado (nessuna promessa e nessun accordo prima della testimonianza, una regalia dopo), ma l’avvocato inglese è stato ugualmente condannato, nonostante in altri casi la giurisprudenza sia diversa. E resta il macigno di una mancata prescrizione «ad personam»: secondo i giudici di Milano, la corruzione scatta non dal momento in cui un signore percepisce i soldi, ma da quando comincia a spenderli…
Per rimediare a sentenze annunciate, se la maggioranza non vuole esplodere, deve turarsi il naso. Magari prendendo qualcosa di buono dai vecchi disegni di legge dei Ds e affiancandovi la riproposizione del lodo Alfano per via costituzionale. Fini ha tutto l’interesse a tamponare la situazione: se anche Gianni Alemanno si schiera nettamente dalla parte di Berlusconi, rischia l’isolamento. Lui mostra di non curarsene guardando ai tempi lunghi. Ma sa che il Cavaliere non accetterebbe di farsi indebolire come un toro fiaccato dalle banderillas prima della stoccata finale. E allora, forse, il ramoscello d’ulivo…
- Venerdì 20 Novembre 2009

FOTO: Il Sei Nazioni di Rugby



Commenti
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Il 20 Novembre 2009 alle 16:50 bepiro ha scritto:
La pancia ha ragione. Perché anche volendo seguire il cervello si capisce che le prospettive di serena e fattiva convivenza per i prossimi 4 anni di legislatura sono pressocché inesistenti. Anzi ontinuando ad abbozzare e a darsi pizzichi sullo stomaco dopo ogni risveglio mattutino di Fini si finirà con lo svilire e depotenziare ogni possibile iniziativa di riforme costituzionali.
Questi litigi (provocati solo da Fini e i suoi) sono inaccettabili in una coalizione che ha avuto una maggioranza bulgara dagli elettori per fare le cose e non per dilaniarsi al proprio interno.
Il 20 Novembre 2009 alle 18:40 Panorama in edicola - n°48/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] di Giorgio Mulè Fuori porta di Bruno Vespa L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri [...]
Il 21 Novembre 2009 alle 16:13 nhico ha scritto:
Siamo così abituati alle mostruosità giuridiche dei magistrati, una vera caccia aperta al Berlusca, che invece di indignarci per le loro masturbazioni intellettuali, invece di disquisire su questo piegamento della giustizia ai loro interessi ideologici, ci interroghiamo sulla vittima e sui suoi possibili ragionamenti di pancia piuttosto che di testa. Un’ aberrazione che gela il sangue nelle vene, essendo la testimonianza dell’accettazione di un passaggio senza possibilità di ritorno dall’atteggiamento , già anticostituzionale e antidemocratico, di certi giudici che interpretano con magnanima benevolenza la legge per amici e parenti, invece di applicarla, all’accanimento persecutorio dell’odiato Arcore, che va abbattuto senza se e senza ma. Una volta si diceva di stare attenti a come si parlava perche il nemico ci ascoltava. Ora è peggio. Ora la stampa, anche quella cosiddetta amica, evita addirittura di esercitare il potere di informazione, rinuncia ad essere la coscienza critica della società, per non irritare il manovratore in toga rossa. Per fortuna la libertà di voto è salvaguardata dal segreto delle urne ed i sondaggi continuano a dire chiaramente che non è vitale interrogarsi sul perché dei dolori di pancia di Fini. Ma se ci fossero ancora dei giornalisti coraggiosi, di quelli che hanno difficoltà a mimetizzarsi dietro inoffensivi pistolotti, forse qualcuno si sarebbe chiesto se il Presidente della Camera non stia cambiando pelle per evitare che qualche giudice lo metta nel tritacarne giudiziario. Nel periodo d’oro di mani pulite, i pm politicizzati scoprirono che era facile sbarazzarsi degli avversari più rappresentativi ricorrendo all’aut aut se si candida tireremo dal cassetto il suo dossier . E forse quella pratica per qualcuno è diventata un vizio. Con la variante che in questo particolare caso cercano l’acquisizione.
Il 22 Novembre 2009 alle 00:32 Zione ha scritto:
Certo che se si dovesse tornare alle urne, a parte le solite e considerevoli spese, non si farebbe una bella figura al cospetto del mondo civile.
Col Giudiciume persecutorio e terrorista che abbiamo sul groppone, serve a poco lo sforzo continuo in cui si impegna il Presidente del Consiglio, che col suo carisma personale e internazionale, si prodiga costantemente sulla via del progresso, di questa disastrata Nazione.
Bisogna che il Popolo venga liberato da questo fetentissimo e colorato basto; appioppatogli principalmente per losco Interesse Politico, tranne i casi dovuti ad Ignoranza, Delinquenza e Fellonia; pertanto è doveroso ed è ora che il Governo prenda appropriate iniziative.
Il 22 Novembre 2009 alle 20:20 jane55 ha scritto:
l’unica spiegazione a cio’ che sta accadendo nel panorama politico italiano e’ il desiderio di far cadere Berlusconi.Non c’e’ altro,non ci sono altri obiettivi, non esiste l’interesse per la ripresa della nazione dopo la crisi,o un dibattito ricco di proposte e di idee, esiste solo un desiderio, un sogno, una speranza,la fine del presidente del consiglio.Tutto questo e’ assurdo e controproducente,e cosi’ ci si chiede e mi chiedo, ma perche’ non si avvia un processo che porti a una repubblica presidenziale? Perche’ in tal caso chiunque fosse eletto, Berlusconi o un’altra persona, si suppone lo sarebbe a diretto suffragio popolare, e allora, forse,potrebbe finalmente governare, e non farsi venire l’ulcera a causa di un’opposizione che non swa piu’ cosa vuol dire un reale dibattito politico, e di alleati che di tanto in tanto dimenticano di esserlo.
Il 22 Novembre 2009 alle 20:31 bepiro ha scritto:
Purtroppo non si può e quindi non ci riusciremo mai.
Perché occorrono modifiche alla Costituzione, possibili solo col 66% in Parlamento. Non ce lo abbiamo e ragionevolmente non ce lo avremo mai.
Abbiamo ed avremo più del 51%, ma in questo caso le riforme Costituzionali devono passare al vaglio del popolo col Referendum Confermativo.
Per il quale non serve il quorum, bastano in tre a bocciare tutto.
Siccome la sinistra riesce a mobilitare nettamente più votanti di quanti ne riusciamo a mobilitare noi, ecco che al referendum tutto si blocca.
Come già inesorabilmente accaduto. In conclusione le uniche riforme possibili sono quelle concordate con l’opposizione, quindi ben misera cosa rispetto all’Italia che vorremmo, ma che rimarrà un pio desiderio.
Il 24 Novembre 2009 alle 16:13 aschilio ha scritto:
Non so se dopo la sortita scurrile del Presidente della Camera ci sia ancora la necessità di domandarsi chi sarebbe il vincitore di un anticipato ricorso alle urne. Certo è che, se continua così, nonostante gli appelli del Presidente della Repubblica, è un gioco al massacro e questo la gente non lo vuole; è palpabile nella società reale un lento e inesorabile distacco dalla politica del bisticcio e dell’invettiva; la gente vuole dai politici soluzioni ai pur gravi problemi che ci assillano e non ostentazioni di potenza, di bellezza, di simpatia, antipatia, glamour, presenza mediatiche, ecc. La disaffezione da questo mondo politico dà un sicuro vantaggio all’imbecillità.
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