Mulè: Berlusconi e mafia, chiacchiere da macelleria

Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia

Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia

Si possono dire tante cose. In salotto, a pranzo, magari a cena fuori casa. Passeggiando per il corso, conversando amabilmente in un caffè del centro o mentre si aspetta che cominci il film al cinema mangiando popcorn. Insomma, le occasioni non mancano per dire «tante cose». In un interrogatorio, però, ci si aspetta che si dicano solo le «cose» di cui si ha certezza. Che non ci sia, cioè, spazio per elucubrazioni, ragionamenti deduttivi e capriole semantiche. Al dunque.

Fulminato dalla solita conversione religiosa che si insinua più puntuale dell’influenza A nella coscienza degli assassini di Cosa nostra (la «chiamata», chissà perché, arriva però sempre dopo arresto e condanne), Gaspare Spatuzza si pente. Da macellaio della mafia si è distinto per la sua crudeltà. E anche per essere uno sciacallo miserabile.

Ucciso quel sant’uomo di don Pino Puglisi con un colpo di pistola alla nuca, Spatuzza gli portò via il borsello. Trovò solo 200 mila lire, gli parve poco e così pensò bene di arrotondare staccando dalla patente del sacerdote le marche da bollo. Questo è l’uomo d’onore Gaspare Spatuzza che, a seguito dell’ergastolo, ha iniziato a collaborare (intenerendo il cuore dei magistrati che gli hanno tolto il carcere duro) e che adesso si rivolge ai destinatari delle sue lettere chiudendo con l’espressione «tuo fratello in Cristo». Amen.

Ho raccontato l’episodio non per screditare il killer pezzente – tanto, a che servirebbe? – ma per entrare nel merito di un problema che terrà banco nei prossimi mesi e che riguarda le accuse che alcuni pm antimafia tentano con ogni mezzoo di sollevare nei confronti del presidente del Consiglio e di Marcello Dell’Utri (vi consiglio caldamente la lettura, come sempre illuminante, di Giuliano Ferrara a pagina 8).

Le grandi manovre sono in corso. Tra queste c’è la riesumazione a Palermo di un fascicolo d’indagine (il 6031 del 1994) che vide Silvio Berlusconi indagato, prima occulto e poi palese, per mafia e riciclaggio. Archiviato tutto, adesso si riparte ed è scontato che Berlusconi sarà nuovamente iscritto nel registro degli indagati. Cose che succedono solo in Italia.

Si segnala per la sua attività anche la procura di Firenze, ancora a caccia dei mandanti occulti (nulla in questo Paese è palese) degli attentati del 1993 tra Roma, Milano e Firenze. Ma che succede di nuovo? Chiacchiere, solo chiacchiere. Vediamo perché.

Interrogato dai pubblici ministeri toscani sulle stragi di 16 anni fa, Spatuzza a un certo punto si lancia in un ragionamento per dimostrare che i mandanti sono Berlusconi e Dell’Utri. Parla di Dell’Utri come di un «paesano» e distilla: «Potrei anche dire che è una cosa nostra».
 Che vuol dire «potrei»? È o non è mafioso Dell’Utri? I magistrati che verbalizzano non lo incalzano, uno di loro «essendo fiorentino» gli chiede di fargli capire meglio. E Spatuzza: «Paesano lo posso considerare come una persona vicinissima a me, a noi. Non si può dire che questa è cosa nostra, ma questo è un paesano mio e più che un conoscente».

A me tutto ciò ricorda una storia meravigliosa che ho letto in un libro di Gian Carlo Fusco, Gli indesiderabili edito da Sellerio. Racconta di mafiosi rispediti indietro dall’America in Italia negli anni Cinquanta. Ebbene: questi boss, quando si trovavano negli States, avevano problemi di lingua. Così per dire che un picciotto era affidabile affermavano semplicemente che era «oca per me» oppure «gusbaimì». Che vuol dire «gusbaimì»? È l’unione di tre parole: goose by me. Tradotto letteralmente significa appunto: oca per me. E come traducono gli americani che una persona è giusta? Dicono semplicemente: è occhèi (ok). I mafiosi nostrani foneticamente pensavano che quell’occhèi stesse per oca e lo adattarono con «gusbaimì» o «oca per me».
Più di mezzo secolo dopo siamo alle prese con Spatuzza e con le sue differenze tra paesano e Cosa nostra. Non stiamo messi bene. Per niente.

Commenti

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Il 1 Dicembre 2009 alle 14:23 colley ha scritto:

non capisco ce “spatuzza”,e come si mi io detto”dell utri e un mafioso…”ce gentes parlare senza conosce niente!Marcello Dell Utri e un uomo buono,discreto,perche l’annoiare?e basta di parlare di mafia,stesso si Marcello dell utri ha detto”mangano e un eroe”non un ragione per dire che lui e un mafioso!alora mi anche sono una mafiosa,LUCKY LUCIANO,FRANK COSTELLO,MEYER LANSKY…era de grandes eroe,io amira ce uomos,non un ragione di dire che sono un mafiosa!e uguale per dell utri,le gentes dice de causa,senza conosce,almeno M.Dell Utri non parlare per niente,come ce imbeciles!io sostegno MARCELLO DELL UTRI,lui e un brava uomo,SOPHIE

Il 1 Dicembre 2009 alle 18:47 Panorama in edicola - n°49/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] L’editoriale di Giorgio Mulè Fuori porta di Bruno Vespa L’arcitaliano di Giuliano Ferrara Cane sciolto di Vittorio Feltri Fatti&credenze di Luca Ricolfi L’europeo di Sergio Romano [...]

Il 2 Dicembre 2009 alle 06:04 maximilian47 ha scritto:

In tutta franchezza dubito che il Presidente del Consiglio sia mai stato un sodale della mafia, specie negli anni 1992 - 93. E’ un vezzo ricorrente dei pentiti, che non dimentichiamo sono esseri abbietti e assolutamente indegni di fede, indicare con mezze frasi a distanza di anni questo o quel politico di turno. Naturalmente i magistrati non sono degli stupidi e fanno i riscontri di certe affermazioni, ma la domanda legittima è .. come si possono riscontrare voci dopo 15 anni? In ogni caso tener fede alla parola di un mafioso è assolutamente demenziale (il caso Tortora docet) sono necessari riscontri ben più solidi e probanti. Certo è che la mafia non è a Palermo solamente, è un sistema mafia che avvolge tutto il paese con facce e nomi diversi ma che produce disastrosi effetti su tutto il paese; la mafia è il partito degli affari occulti, dove non si lesinano spese comprando politici banchieri industriali commercianti e tutti quelli che contano ….. purtroppo l’Italia è un paese marcio dalle fondamenta, mancano totalmente principi morali, valori, legalità, senso del dovere, di giustizia di italianità .. contano solo i soldi facili anzi facilissimi.
In questo bel quadro la teoria del complotto contro il Presidende ad opera delle scalpitanti toghe rosse non regge. In venti anni sarebbero venuti fuori nomi e cognomi ed è grave che si denunci pubblicamente un complotto di questa portata senza che nessuno indaghi o prenda provvedimenti nei confronti di chi falzamente grida al complotto! temo che il primier sia afflitto da deliri di onnipotenza e come il cosìddetto povero Duce da sindrome del complotto: Comunisti dappertutto, toghe rosse dappertutto. Non è così i comunisti non ci sono più e sono tutti imborghesiti al calduccio nelle loro come case a contrattare prebende e privilegi lasciando la vecchia ex classe operai in braghe di tela.
Il realtà non c’è più neanche l’Italia: tutti a far quattrini tutti furbi, tutti ladri … la crisi? è una fantasia, la crisi non esiste … ovviamente per chi non lavora! Gli Italiani vivono con paghe da morti di fame e con i prezzi più alti d’Europa! Stipendi dimezzati grazie all’euro ed alal bada dei furbi che hanno moltiplicato i prezzi a comdo loro del tutto indisturbati grazie ad uno Stato altrettanto ladro e imbelle. Altro che crisi …. sembra di essere alla Mosca post comunista ….. ma il governo continua a dire che tutto va bene e che la crisi non c’è …… ke bella Italia e poi si parla solo di veline trans e cretinerie del genere .. toghe rosse comprese! come diceva Gino Bartali cari signori qui è tutto da rifare .. intanto cominciamo a cambiare il nome all’Italia che il non Italia non se lo merita più, chiamamola FURBISTAN!!!!!

Il 2 Dicembre 2009 alle 18:03 indigesto ha scritto:

La cosiddetta prima Repubblica è caduta sotto i colpi inferti dalla Magistratura ai politici corrotti, ai quali furono ascritti diversi e svariati reati, per cui più di uno fu assicurato alle patrie galere o è stato condannato in via definitiva nel breve volgere di tempo. Oggi abbiamo politici ugualmente corrotti, almeno stando ad alcuni rinvii a giudizio, ma che continuano imperterriti nelle loro beghe poichè appartenenti ad una certa area. Questi giudizi stentano a venire, forse a causa della meritevole intenzione di non sottrarli più di tanto alle loro meritevoli funzioni. Ma per il Presidente del Consiglio pare che questa tolleranza non venga manifestata, e da più parti. Si stanno di fatto limitando le sue funzioni, in un periodo per giuntà economicamente delicato per l’Italia, ma non certo in riferimento alle funzioni che ricopre ma su fatti personali e di gestione delle sue aziende. Lui non poteva non sapere come non poteva sapere qualche altro magnate delle nostra industria. No, lui no, doveva sapere, per forza! Ma ancora non basta! Ci sono “rivelazioni” della manovalanza del crimine, che solo in base alla sua modesta collocazione nelle gerarchie mafiose si è fatta un’opinione di certi fatti, e queste “opinioni” stanno diventando prove! C’è la concomitanza della piazza che chiede “pane e lavoro” proprio perchè alla incertezza economica si somma in tal modo l’incertezza politica, tenuto conto anche del contributo di qualche grillo parlante assurto ad alte cariche, benchè proveniente dai margini della politica che conta. Non c’è che dire! è proprio un esempio della mafiosità di questo Paese, anche quando non proprio “siciliana”. Chissà se ci sarà una “cupola” anche per questo caso!

Il 7 Dicembre 2009 alle 20:39 jane55 ha scritto:

Io non credo che Berlusconi sia un mafioso e tantomeno credo che sia un mandante di stragi mafiose o altre cose del genere.Tutta questa storia di mafia e di Berlusconi mi sembra una grossa montatura o una grossa stupidagine scegliete voi.Si dice, si pensa, il tale dice afferma…ecc…ecc….Ma le prove dove sono?Non ci sono…Credo che in questa italietta che corre dietro a tante chiachiere si farebbe meglio a restare con i piedi per terra,e a ricordare che le accuse debbono sempre e dico sempre essere suffragate da prove e testimonianze certe, e questo soprattutto quando si accusa qualcuno di essere un mafioso.

Il 7 Dicembre 2009 alle 21:46 enrico fumagalli ha scritto:

jane55, c’è anche chi si chiede come un ex commesso venditore di scope elettriche, improvvisamente trova miliardi per realizzare Milano 2 che sulle prime è un disastro, tuttavia si riprende e nasce Fininvest con un vortivce di 34 e più holding in cui passano miliardi come noccioline e l’abile ex piazzista si scopre essere socio di una caritatevole associazione, P2 (leggi qualcosa su Wikipedia) e poi avvengono le stargi, la prima fu pagata da Della Chiesa, messo a disposizione per non scomodare i killer, poi Falcone e Borsellino che sicuramente non fu ordine del nano ma fu la mafia a togliere le castagne sul fuoco, i due stavano curiosando troppo. Chiaro prove non ce ne possono essere però basta chiedersi a chi giovarono e darsi una risposta. Le stragi di Firenze servirono a dare una mossa, la mafia non ha molta pazienza. Fu lo stesso Gelli ad ammettere che l’allievo aveva superato il maestro, Gelli nel suo programma non prevedeva l’uso della mafia e camorra, ci arrivò chi il potere lo prese. Tu pensi che la monnezza di Napoli l’abbia risolta Berlusconi? Povera ingenua, la camorra glie lo permise. Le promesse vanno mantenute e per la mafia se sgarri sei finito, visto che non risolve lo bruciano, in attesa di altro referente. Prima avevano la DC, poi il PSI e per ultimo Forza Italia. Vedi, un certo J.F. Kennedy, divenne presidente grazie all’appoggio di cosa nostra americana la cui famiglia era molto legata ma poi non potendo fare molto lo fecero fuori e pure il fratello che cosa nostra combatteva. Ora il nostro vorrebbe liberarsene e a Rijna non sta bene, per ora ha mandato avanti un picciotto e non è detto che alla fine si decida pure lui. Provenzano è d’accordo.

Il 8 Dicembre 2009 alle 05:14 bruno1946 ha scritto:

enrico fumagalli, dal momento che possiedi la verita’, te lo dissi anche in precedenza, perche’ non prendi il tuo bagaglio di informazioni e le mandi alla magistratura. Prova a fare qualcosa di utile per questo paese.

Il 8 Dicembre 2009 alle 16:59 enrico fumagalli ha scritto:

bruno1946, non occorrono prove per capire che uno più uno fa due, io non le posso avere le prove, sono nessuno però osservo e cogito, a te non capita? C’è sempre qualcuno che ci guadagna se un altro ci rimette. Te l’ho detto altrove, ho 10 anni più di te, quindi hai tempo per imparare, certo che se sei arrivato ai 64 senza capirla sarà dura ma non è mai troppo tardi, prova a ragionare senza preconcetti, forse è più facile ma soprattutto senti sempre le due campane e poi giudica quale suona meglio, ossia più logica.

Il 13 Dicembre 2009 alle 12:31 pv21 ha scritto:

Spatuzza è diventato collaboratore di giustizia per sfuggire al 41bis. E’ diventato un rinnegato della mafia. I Graviano sono tuttora mafiosi impenitenti. Perchè i Graviano dovrebbero (senza tornaconto) confermare le rivelazioni di un traditore e spia? Senza entrare nel merito dei fatti è evidente che questa strada non porterà lontano. Resta comunque la FEBBRE del TRIBUNO che cerca di imporre (a tutti) le sue regole e interessi personali fino a …
( //forum.wineuropa.it )

Il 13 Dicembre 2009 alle 18:46 enrico fumagalli ha scritto:

La mafia prima di prendere una decisione avvisa, ammonisce a suo modo, mandando segnali. Spatuzza è un segnale, come fece Rijna minacciando di parlare ma non parlò, mandò solo l’avvertimento. Attualmente la mafia è sprovvista di alternative, se le avesse si sbarazzerebbe di quella banda berlusconiana ed è costretta ad accontentarsi di che passa il convento ed è probabile che il Berluca faccia la fine di Calvi, lui lo sa benissimo, Dell’Utri se la caverà con qualche anno di galera e se la ride, uomo d’onore è, essendo pure onorevole, più astuto di Berlusconi che è solo un bauscia, meglio noto come quaqquaraquà.

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