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	<title>Opinioni &#187; Mulè: Berlusconi e mafia, chiacchiere da macelleria  </title>
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	<description>Le opinioni di Panorama</description>
	<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 14:32:08 +0000</pubDate>
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		<title>Mulè: Berlusconi e mafia, chiacchiere da macelleria</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 15:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio mulè</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Gaspare Spatuzza, killer "pentito" della mafia, si lancia in deduzioni per dimostrare che i mandanti         delle stragi sono Berlusconi e Dell’Utri. In equilibrio fra "paesano" e "cosa nostra". ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_713" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/opinioni/files/2009/11/dellutri.jpg" alt="Marcello Dell&#39;Utri, fondatore di Forza Italia " width="500" height="332" class="size-full wp-image-713" /><p class="wp-caption-text">Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia </p></div>
<p>Si possono dire tante cose. In salotto, a pranzo, magari a cena fuori casa. Passeggiando per il corso, conversando amabilmente in un caffè del centro o mentre si aspetta che cominci il film al cinema mangiando popcorn. Insomma, <strong>le occasioni non mancano per dire «tante cose».</strong> In un interrogatorio, però, ci si aspetta che si dicano solo le «cose» di cui si ha certezza. <span id="more-711"></span>Che non ci sia, cioè, spazio per elucubrazioni, ragionamenti deduttivi e capriole semantiche. Al dunque. </p>
<p>Fulminato dalla solita conversione religiosa che si insinua più puntuale dell’influenza A nella coscienza degli assassini di Cosa nostra (la «chiamata», chissà perché, arriva però sempre dopo arresto e condanne), <strong>Gaspare Spatuzza si pente</strong>.<strong> Da macellaio della mafia si è distinto per la sua crudeltà</strong>. E anche per essere uno sciacallo miserabile. </p>
<p><strong>Ucciso quel sant’uomo di don Pino Puglisi con un colpo di pistola alla nuca, Spatuzza gli portò via il borsello. </strong>Trovò solo 200 mila lire, gli parve poco e così pensò bene di arrotondare staccando dalla patente del sacerdote le marche da bollo. <strong>Questo è l’uomo d’onore Gaspare Spatuzza</strong> che, a seguito dell’ergastolo, ha iniziato a collaborare (intenerendo il cuore dei magistrati che gli hanno tolto il carcere duro) e che adesso si rivolge ai destinatari delle sue lettere chiudendo con l’espressione «tuo fratello in Cristo». Amen.</p>
<p>Ho raccontato l’episodio non per screditare il killer pezzente – tanto, a che servirebbe? – ma per entrare nel merito di un problema che terrà banco nei prossimi mesi e che riguarda le accuse che alcuni pm antimafia tentano con ogni mezzoo di sollevare nei confronti del presidente del Consiglio e di Marcello Dell’Utri (vi consiglio caldamente la lettura, come sempre illuminante, di Giuliano Ferrara a pagina 8). </p>
<p>Le grandi manovre sono in corso. Tra queste c’è la riesumazione a Palermo di un fascicolo d’indagine (il 6031 del 1994) che vide<strong> Silvio Berlusconi indagato, prima occulto e poi palese, per mafia e riciclaggio.</strong> Archiviato tutto, adesso si riparte ed è scontato che Berlusconi sarà nuovamente iscritto nel registro degli indagati. Cose che succedono solo in Italia. </p>
<p><strong>Si segnala per la sua attività anche la procura di Firenze, ancora a caccia dei mandanti occulti (nulla in questo Paese è palese) degli attentati del 1993 tra Roma, Milano e Firenze. </strong>Ma che succede di nuovo? Chiacchiere, solo chiacchiere. Vediamo perché.</p>
<p>Interrogato dai pubblici ministeri toscani sulle stragi di 16 anni fa, <strong>Spatuzza a un certo punto si lancia in un ragionamento per dimostrare che i mandanti sono Berlusconi e Dell’Utri</strong>. Parla di Dell’Utri come di un «paesano» e distilla: «<strong>Potrei anche dire che è una cosa nostra</strong>».<br />
 Che vuol dire «potrei»? <strong>È o non è mafioso Dell’Utri?</strong> I magistrati che verbalizzano non lo incalzano, uno di loro «essendo fiorentino» gli chiede di fargli capire meglio. E Spatuzza: «<strong>Paesano lo posso considerare come una persona vicinissima a me, a noi.</strong> Non si può dire che questa è cosa nostra, ma questo è un paesano mio e più che un conoscente».</p>
<p>A me tutto ciò ricorda una storia meravigliosa che ho letto in un libro di Gian Carlo Fusco, Gli indesiderabili edito da Sellerio. Racconta di mafiosi rispediti indietro dall’America in Italia negli anni Cinquanta. Ebbene: <strong>questi boss, quando si trovavano negli States, avevano problemi di lingua. </strong>Così per dire che un picciotto era affidabile affermavano semplicemente che era «oca per me» oppure «gusbaimì». Che vuol dire «gusbaimì»? È l’unione di tre parole: goose by me. Tradotto letteralmente significa appunto: oca per me. E come traducono gli americani che una persona è giusta? Dicono semplicemente: è occhèi (ok). I mafiosi nostrani foneticamente pensavano che quell’occhèi stesse per oca e lo adattarono con «gusbaimì» o «oca per me».<br />
<strong>Più di mezzo secolo dopo siamo alle prese con Spatuzza e con le sue differenze tra paesano e Cosa nostra.</strong> Non stiamo messi bene. Per niente.  </p>
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					<media:title><![CDATA[Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[©L a Presse
15-11-2008 Montecatini Terme
Interni
VII Convegno Nazionale il circolo Buongoverno nel popolo della libertà:
Nella foto: Marcello Dell'Utri]]></media:description>
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