Romano: La Ue non è solo basso profilo

Il nuovo Presidente del Consiglio dell'Unione Europea Herman Van Rompuy

Il nuovo Presidente del Consiglio dell’Unione Europea Herman Van Rompuy

Capisco i melanconici commenti di tutti coloro che avrebbero desiderato alla testa dell’Unione Europea due personalità più autorevoli di Herman van Rompuy e Catherine Ashton. Ma ho l’impressione che molte lagnanze, soprattutto quando appaiono sulla stampa angloamericana, appartengano a una vecchia commedia in tre atti, già rappresentata in altre circostanze.

Nel primo atto l’osservatore scrive che la storia del trattato costituzionale è una lunga sequenza di ondeggiamenti, tentennamenti e calcoli sbagliati, tipici di una istituzione incapace di decollare.

Nel secondo atto, dopo la ratifica, l’osservatore scrive che il trattato è soltanto un debole compromesso e lascerà le cose come stanno.
Nel terzo atto, dopo la nomina delle sue cariche direttive, l’osservatore ne constata il basso profilo e annuncia ai suoi lettori che l’Ue ha perso un’occasione storica. Come certe persone pasticcione e maldestre, l’Europa, insomma, non riesce mai a fare qualcosa di buono. Credo che le delusioni della prima ora vadano corrette con almeno due riflessioni.

In primo luogo vale la pena di ricordare quale fosse, sino a poco tempo fa, la posta in gioco. Sino al secondo referendum irlandese e alla firma del capriccioso presidente ceco, abbiamo temuto che il trattato di Lisbona avrebbe fatto la fine del suo predecessore e che l’Unione Europea avrebbe continuato a zoppicare con le regole del trattato di Nizza, vale a dire con un sistema di voto che paralizza i meccanismi decisionali.
Non è difficile immaginare come la stampa avrebbe descritto la situazione. Con titoli sull’intera prima pagina avrebbe proclamato l’irrilevanza dell’Unione Europea e la morte del processo d’integrazione. La ratifica ha dimostrato che l’Europa resta, nonostante tutto, un’esigenza collettiva, sentita, anche se in misura diversa, da un numero considerevole di paesi. Ma questa, evidentemente, non è una notizia.

In secondo luogo occorre ricordare con quale spirito i maggiori leader europei hanno voluto il trattato di Lisbona. Non sono europeisti nello stile dei loro predecessori. Non provano per la costruzione dell’unità i sentimenti di François Mitterrand, Valéry Giscard d’Estaing, Helmut Schmidt, Helmut Kohl, Giulio Andreotti o Bettino Craxi. E non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla loro personale quota di potere nazionale.

Hanno scelto di ratificare il trattato di Lisbona perché sanno che l’Europa è necessaria al loro paese, che l’allargamento richiede una costituzione e che l’edificio, in mancanza di un nuovo regolamento condominiale, correva il rischio di crollare. Ma lo hanno fatto senza entusiasmo e hanno scelto, per le due cariche maggiori dell’Unione, persone che avevano ai loro occhi il profilo desiderato: non troppo alto, non troppo basso.
Romano: La Ue non è solo basso profilo

Van Rompuy e Ashton sono poco autorevoli? I leader che li hanno nominati non intendono rinunciare alla loro quota di potere nazionale. Ma comunque l’Unione entra in una nuova dimensione.

Ma è possibile rovesciare il punto di vista e osservare altresì che l’Ue, quali che siano i sentimenti europei dei suoi attuali leader nazionali, è entrata in una nuova dimensione.

Ha un presidente, un ministro degli Esteri, un parlamento, un sistema di voto più efficace del precedente, un mercato unico, una politica commerciale comune e, per un gruppo più limitato di paesi, una moneta comune, una frontiera comune, una Carta dei diritti a cui i loro cittadini potranno appellarsi. Non è uno stato nazionale e neppure, per il momento, una federazione di stati. Ma non è neppure una semplice organizzazione internazionale.

E i suoi leader, anche quando danno prova di euroscetticismo, sanno ormai che non può fermarsi senza andare indietro.

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Il 3 Dicembre 2009 alle 16:18 Panorama in edicola - n°49/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

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