E siamo sempre lì. Gira e rigira torniamo al punto di partenza dopo avere circumnavigato fra una deiezione pentitesca, un sottile distinguo tra illuminati della maggioranza, una stantia e ipocrita formuletta dell’atto dovuto dei magistrati (tradotto significa: intanto ti sputtano, poi magari si archivia) e alcune lenzuolate di Repubblica che smessi i camici bianchi dei Ris indossano ora i panni molto più pratici dei novelli Robinson Crusoe a caccia del tesoro.
Il tutto con l’immancabile manifestazione contro il Cav.
L’ultima piazzata era stata celebrata in nome della libertà di stampa il 3 ottobre (ma perché non se ne parla più, l’emergenza è dunque finita?), due mesi dopo non si recita più a tema e, cestinata anche quest’ultima ipocrisia, si è tornati all’origine e alla fine di tutti i problemi: si manifesti contro Silvio Berlusconi e ognuno ci attacchi l’insulto, la lamentela o il risentimento che gli pare più opportuno, punto e basta. C’è libertà o no d’altronde?
In mezzo a tutto ciò, a dare retta ai sondaggisti, il consenso di cui gode il presidente del Consiglio rimane intatto e veleggia su percentuali di assoluta tranquillità. Già, ma siamo sempre lì. Rieccoci a Gianfranco Fini, all’alfa e all’omega di gran parte dei malesseri di Berlusconi.
Nella scala delle offese, le parole pronunciate e rubate al presidente della Camera durante un dibattito rappresentano per il carattere del Cavaliere il punto più alto. Superano l’asticella della dialettica anche aspra, del dissenso perfino radicale e si collocano lassù in cima dove svetta la summa iniuria: l’alto tradimento.
Ma il Cavaliere, si sa, non conosce né l’odio né il rancore. Anzi, è uomo di buoni sentimenti e in nome della sua generosità ha anche avuto alcuni pesanti contraccolpi nel suo cammino imprenditoriale e politico. Guai però se si convince di essere stato tradito da un amico. Le parole di Fini, puntellate dai giudizi del procuratore di Pescara (a proposito, l’ineffabile Csm sempre lesto a sfornare documenti a «tutela» dei magistrati quando si ritengono attaccati da un politico non ritiene di avviare una pratichetta?), rappresentano per il Cav. la prova che ancora una volta era lui ad avere ragione e che non doveva fidarsi di quanti gli avevano consigliato fino a pochi giorni fa di ricucire il rapporto con Fini.
«Avete visto?» ha ripetuto ad alcuni fedelissimi dopo avere letto e sentito il fuori onda incriminato. «Era come vi dicevo io: Fini gioca la sua partita e con me ha chiuso».
Adesso sono già in campo i rammendatori, ma a questo punto è da chiedersi se – citando un vecchio adagio – la toppa non sia peggiore del buco. Ammesso (e non affatto concesso) che scoppi la pace, quanto è destinata a durare? Quanto bisognerà attendere prima che il prossimo dibattito, la prossima scelta del Popolo della libertà o del governo non incontri la contrarietà di Fini o la guerriglia dei finiani?
Ci vorrà pochissimo. Alla resa dei conti siamo già, la partita di tennis è al tie-break: i due se le sono suonate di santa ragione. Per chiudere i giochi saranno necessarie le elezioni? Si discuta anche di questo. Prima, però, va rimossa la grande ipoteca che grava su Berlusconi e cioè la questione giudiziaria.
Si trovi un accordo su come uscire dal pantano, si imbocchi finalmente la via delle riforme, del rapporto tra magistratura e politica facendo tacere una volta per tutte quel diapason stonato che puntualmente rilancia il tintinnio delle manette.
Fare questo passo è nell’interesse di tutti, anche e soprattutto di Fini, perché riguarda non solo la stabilità del Paese ma anche e soprattutto la sort
- Venerdì 4 Dicembre 2009























Commenti
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Il 10 Dicembre 2009 alle 18:38 nicksergio ha scritto:
che orrore…Fini osa fare il presidente della camera super partes…e si lascia scappare(???)un commento di buon senso,quello che la maggior parte del paese pensa di B. e delle sue leggi ad personam…alle armi verso che si permette di non credere alla balla clamorosa della congiura dei magistrati di sinistra…
Il 12 Dicembre 2009 alle 16:41 corrado41 ha scritto:
Bell’articolo,dottor Mulè, voi giornalisti sapete ben rappresentare le cose,volendo,ma il guaio è che chi vi legge spesso non riesce a capire,perchè un altro ha scritto l’opposto…
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