Romano: Barghouti vale una pace?

Marwan Barghouti

Il 25 giugno 2006 un caporale israeliano, Gilad Shalit, fu catturato lungo la frontiera di Gaza da un commando di Hamas. I rapitori proposero di scambiare il prigioniero con tutte le donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane, ma lo scoppio della guerra libanese, di lì a pochi giorni, dette al governo di Gerusalemme la speranza che la liberazione di Shalit sarebbe stata ottenuta con altri mezzi. La guerra, però, si risolse di fatto con la vittoria di Hezbollah, l’alleato libanese di Hamas, e il caporale Shalit rimase nelle mani dei suoi rapitori. Da allora il problema del suo riscatto riemerge periodicamente sulle prime pagine dei giornali israeliani.

I negoziati, probabilmente, non sono mai stati interrotti e i mediatori, in molte circostanze, sono stati i servizi egiziani. Si discute sul numero dei prigionieri palestinesi che verranno liberati (parecchie centinaia, se non addirittura più di 1.000) e sulla composizione della lista. La famiglia di Shalit, nel frattempo, non cessa di fare pressioni sul governo perché riporti a casa il loro ragazzo. In apparenza, insomma, una questione umanitaria. Nella realtà la faccenda si è ingarbugliata sino a diventare un pezzo importante della questione palestinese e merita d’essere esaminata nelle sue diverse componenti.

Il primo fattore interessante è la sproporzione fra il riscatto di una sola persona e il numero dei prigionieri che gli israeliani sarebbero disposti a rilasciare. Sappiamo che la guerra tra Hamas e Israele è asimmetrica, vale a dire combattuta da forze che hanno armi e metodi di combattimento molto diversi. Ma straordinariamente asimmetrico, in questo caso, è il prezzo che ciascuno dei due contraenti è disposto a pagare. Le ragioni sono molte: l’alto numero dei palestinesi nelle carceri dello stato d’Israele (circa 11 mila), le pressioni della famiglia di Shalit sul governo di Gerusalemme e soprattutto l’innato sentimento che un israeliano valga molto più di un palestinese.

Il secondo fattore di particolare interesse è la discussione al vertice della politica israeliana, sulle ricadute politiche dell’operazione. Incoraggerà il partito militare della resistenza palestinese a programmare nuovi attentati e rapimenti? Offrirà a Hamas l’occasione per proclamare che i suoi metodi sono infinitamente migliori di quelli adottati da Al-Fatah (l’organizzazione creata da Yasser Arafat) e dal suo leader Mahmud Abbas? È opportuno perseguire il riscatto di Shalit se l’operazione può avere per effetto un colpo all’autorità di coloro che sono stati sinora i migliori interlocutori palestinesi d’Israele?

Quest’ultima domanda s’intreccia con il problema della composizione della lista dei detenuti da liberare. Il nome più citato e discusso è quello di Marwan Barghouti, regista di numerosi attentati e condannato più volte all’ergastolo, ma straordinariamente popolare in Palestina. Barghouti, fra l’altro, è autore di un documento redatto in carcere nel 2006 che rinuncia implicitamente alla distruzione dello stato d’Israele e propone uno stato palestinese limitato ai territori occupati nel 1967 (Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est). Quel documento, grazie alla sua autorità, fu firmato anche dai rappresentanti di Hamas e Jihad islamica.
Una volta libero, Barghouti potrebbe rimpiazzare Abbas, tentare la conciliazione con Hamas, diventare l’interlocutore autorevole che i palestinesi, finora, non sono riusciti a mettere in campo. Resta da vedere se gli israeliani desiderino un tale interlocutore o non preferiscano piuttosto continuare a trattare con negoziatori deboli e divisi.

Commenti

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Il 4 Dicembre 2009 alle 17:21 jane55 ha scritto:

Se poi aggiungiamo a quello detto dal signor Fumagalli che circa 15 giorni fa un cittadino palestinese di nome uasim maswadeh, ha tentato di accoltellare una cittadina israeliana,e’ stato poi colpito da 7 proiettili finendo a terra agonizzante.Il dramma e’ che mentre giaceva a terra agonizzante, si e’ vista chiaramente una mercedes bianca passargli intenzionalmente piu’ volte sopra, il video e’ disponibile sul canale web:http://www.aljazeera.net/NR/exeres/EF76F6B8-5174-41F5-8773-6BC06414394F.htm ,ed e’ stato ripreso dal secondo canale della televisione israeliana .Di fronte a questi fatti, ci si rende perfettamente conto del clima di odio che coinvolge israeliani e palestinesi, e del perche’, agli israeliani converrebbe trovare un interlocutore come Bargouti,senz’altro a livello popolare e politico piu’ attendibile dell’attuale autorita’ palestinese, e forse unico,malgrado i suoi trascorsi, a poter risolvere una situazione senz’altro tragica per due popoli.

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