
Silvio Berlusconi all’uscita del San Raffaele
Abbiamo scritto «Wanted - Vivo o (meglio) morto» in copertina. E l’abbiamo fatto pensando a quanti, lì fuori, da anni hanno scatenato una caccia senza tregua nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Lo cercano, lo braccano, vogliono annientarlo in nome di un sentimento che li accomuna: l’odio. Quando parlo di chi sta lì fuori, penso a giornalisti, politici, magistrati. A quelli che non si sporcano le mani, ma le armano a quegl’imbecilli che tra poco (succederà anche questo, siatene certi) esporranno in qualche manifestazione la miniatura del Duomo come bandiera di protesta contro il regime e il criminale che lo incarna a Palazzo Chigi.
I brigatisti dell’odio fanno così: interpretano i messaggi, li deformano in chiave primordiale. E si chiedono: se l’ex segretario del Pd Dario Franceschini indossò calzini turchesi in segno di «solidarietà» al giudice Raimondo Mesiano, che ci sarà mai di male a brandire civilmente e rispettosamente la statuetta del Duomo magari in una riedizione del No-B day?
È esercizio inutile cercare di applicare le categorie del ragionamento spiegando che il parallelo è follia. Chi mai può accusare la sinistra estrema, d’altronde, di essere fiancheggiatrice dei criminali che scrissero e urlarono lo slogan «10, 100, 1.000 Nassiriya» dopo la strage dei militari in Iraq? Nessuno. E infatti, anche in quell’occasione, i brigatisti dell’odio interpretarono e deformarono un messaggio di feroce critica politica alla nostra presenza in Iraq.
Per vivere, i brigatisti dell’odio hanno necessità di nutrirsi continuamente di livore. Sono come belve assetate di sangue, vivono nell’attesa che gli venga segnato e ribadito il bersaglio. Da tre lustri il bersaglio si identifica in Berlusconi. Ed è inutile pensare a una resipiscenza dopo l’aggressione di domenica 13 dicembre.
Perché in soccorso all’eventuale dubbio che si instillasse nella mente del brigatista (frustrato non tanto dalla sua ideologia che non riesce a imporre – magari fosse così! – ma più banalmente da invidia) giunge lesta la rassicurazione di uno dei cultori dell’odio, Marco Travaglio. Che osserva: «Leviamoci dalla testa questo ricatto, che non bisogna odiare e che bisogna amare coloro che ci governano, o che bisogna rispettarli: ma per quale motivo dovrei rispettare uno che insulta tutti quanti, compreso me tra l’altro, in continuazione da 15 anni?».
Per mettersi a posto con la coscienza ed evitare (lui che conosce bene il Codice penale) un’accusa d’istigazione a delinquere aggiunge: «L’importante è che ci si limiti a odiarlo senza fargli niente di male; non esiste il reato di odio, esiste il reato di violenza, di aggressione, di lesioni, di tentato omicidio, di omicidio, quelli sono reati, ma il reato di odio non esiste, dire a una persona “io ti odio” non è un reato».
Non troverete la parola odio (figurarsi) nelle acculturate dichiarazioni dei magistrati, quelli per intenderci che interpretando le parole dei mafiosi riassumono Berlusconi in un verbale con la simpatica qualifica di «stronzo», o «carogna». Fanno anche di peggio. In nome della legge permettono a un assassino di appiccicare a Berlusconi l’etichetta di mafioso e di stragista e nel frattempo consegnano ai brigatisti dell’odio paralleli tra il premier e Adolf Hitler: adombrano uno scenario da Notte dei cristalli se parlano delle riforme ipotizzate dal governo e, nel caso si mettesse mano in profondità alla giustizia, si spingono a dipingerla come «soluzione finale».
Ma quel picchiatello di M.T. (non sto ovviamente parlando di Marco Travaglio, ma di Massimo Tartaglia) che poteva fare, bombardato com’è stato di messaggi carichi di odio? Il 23 novembre, magari, avrà anche letto l’intervista a Carlo Azeglio Ciampi che apriva in prima pagina l’edizione di Repubblica. L’ex presidente diceva: «Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l’unica regola da rispettare sia quella del “quantum potes”: fa’ ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti». E aggiungeva: «È il vecchio motto dei fratelli Rosselli: non mollare. Loro pagarono con la vita la fedeltà a questo principio. Qui e ora, in Italia, non c’è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c’è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare».
Poi uno legge Il Sole 24 ore di martedì 15 dicembre e rimane inebetito. Il titolo a tutta pagina è: «Appello di Ciampi: Pacificazione - “Costruire ponti, non scavare fossati”».
Ecco l’appello: «Dialogo, confronto, capacità di reciproco ascolto». In mezzo c’è stato il «pazzo» che ha fatto «quantum potes» tirando il souvenir del Duomo contro Berlusconi. Forse è il caso che Carlo, intervistato da Repubblica, lo dica ad Azeglio intervistato dal Sole.
Questa ipocrisia dell’«abbassiamo i toni» peraltro è debordante in questi giorni. Ai cultori della ragione rimane l’immagine del «predellino due». Siamo sempre lì, sempre in centro a Milano. C’è sempre Silvio Berlusconi sul predellino dell’auto: stavolta ha la faccia coperta di sangue. E ci dice che l’odio ha sconfitto la ragione.
- Venerdì 18 Dicembre 2009























Commenti
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Il 20 Dicembre 2009 alle 11:32 pv21 ha scritto:
All’odio si risponde con l’amore. Amore è: usare lo scranno parlamentare per additare come “mandanti e fomentatori” (con nome e cognome) esponenti di magistratura, stampa e tv. Solo una casta di Primi Super Cives può arrogarsi tale privilegio. (=> //forum.wineuropa.it )
Il 21 Dicembre 2009 alle 21:37 angelo41 ha scritto:
n°4) Come mai non c’è un commento di Fumagalli?
Il 22 Dicembre 2009 alle 16:40 indigesto ha scritto:
Si, bisognerebbe evitare che appaiano certi commenti, chè hanno già abbastanza discreditato questa Testata!
Il 22 Dicembre 2009 alle 20:54 Zione ha scritto:
Come va, Cialtronissimo Fuffy ?
Non parli perchè sei tanto dispiaciuto e annichilito dal fatto che quel povero sventurato ha fatto solo la bua, al Grande Presidente ?
Bene, mi compiaccio; a proposito come mai, stai diventando così buono, oppure, a pensarci bene sei anche tu come qualche Cornacopia rimasto deluso (ti spiego, perchè sono stato al Ginnasio e ho studiato il Latino, per quanto te lo potrebbe dire anche uno scugnizzo, che la traduzione di Copiae significa abbondanza, quindi …).
Mi dispiacerebbe apprendere che, anche tù che sei tanto un bravo Pinot e considerato da tutti un simpatico e inoffensivo “bon’umass”, ti potessi rivelare tanto carogna, come certi Scellerati impregnati da repellente odio mortale che hanno esultato alla notizia, ma poi si sono dispiaciuti dalla mancata visione dello sfracello del Cavaliere.
Almeno per Natale, lascia perdere la nobile difesa d’ufficio che fai ai Gran Fetenti, Giudiciume in testa e vatti a sentire una bella messa alla Consolata e non ti dimenticare quando ti confessi di riferire tutte le scemenze quotidiane con cui ci gonfi i totani. Cerea nèh !!!
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