Romano: Caso Livni, arsenico e vecchi dispetti

Tzipi Livni

Il caso Tzipi Livni, scoppiato quando un tribunale britannico ha emesso un mandato di cattura contro l’ex ministro degli Esteri israeliano per «crimini di guerra» commessi a Gaza un anno fa, sembra essere chiuso.

Il primo ministro Gordon Brown ha chiesto scusa all’interessata e il ministro degli Esteri, David Milliband, ha assicurato che il governo si sarebbe impegnato per modificare la legge che garantisce ai tribunali del Regno Unito una giurisdizione universale in materia di crimini di guerra.

Il caso ricorda per molti aspetti altre vicende giudiziarie degli scorsi anni: i mandati di cattura internazionali spiccati a Madrid dal giudice Baltasar Garzón contro il presidente cileno Augusto Pinochet e altri esponenti delle giunte militari latinoamericane, il tentato processo di Pinochet a Londra, le azioni di un tribunale belga contro il generale Ariel Sharon per i massacri di palestinesi nei campi libanesi di Sabra e Shatila, quelle avviate dallo stesso tribunale contro Henry Kissinger per i fatti accaduti quando era segretario di Stato. Veniamo da un ventennio nel corso del quale una certa magistratura ha cercato di estendere la propria competenza, per un certo numero di reati, all’intero spazio giuridico internazionale. E stiamo attraversando una fase nella quale i singoli governi vogliono evitare che certe iniziative delle magistrature nazionali interferiscano nella loro politica estera.

Israele ha dichiarato che il governo britannico è «un alleato strategico» e che i leader israeliani devono essere in grado di viaggiare indisturbati. Considerato in questa prospettiva, quindi, il caso Livni è soltanto l’ultimo episodio di un problema più generale. Ma un ministro israeliano ha detto che la vicenda avrebbe avuto una duratura influenza sui rapporti del suo paese con la Gran Bretagna, e il presidente Shimon Peres ha dichiarato che quello degli inglesi «è stato uno dei più gravi errori commessi da Londra negli ultimi anni».

Queste dichiarazioni, e la rapidità con cui il governo di Londra ha cercato di seppellire l’incidente, dimostrano che dietro questa vicenda non vi sono soltanto le ambizioni internazionali di alcuni magistrati. Vi sono anche i postumi e i nodi mai tagliati di vecchi conflitti.

La Gran Bretagna è per molti aspetti la madrina di Israele. Senza la dichiarazione di Balfour, con cui il governo britannico auspicava nel 1917 la nascita di un «focolare» ebraico in Palestina, e senza la simpatia per la causa sionista di molti circoli britannici, soprattutto battisti e metodisti, il progetto dello Stato d’Israele sarebbe decollato con maggiori difficoltà. Ma un’altra Gran Bretagna, nel frattempo, intrecciava rapporti privilegiati con il mondo arabo e creava semi-protettorati in alcuni degli stati sorti dal collasso dell’Impero ottomano.

Gli inglesi se ne andarono dalla Palestina nel 1948 perché non vollero lasciarsi imprigionare da una guerra d’attrito che stava diventando costosa e impopolare. Ma quando l’assemblea dell’Onu votò la risoluzione che permise la nascita di Israele, il governo di Londra preferì manifestare la sua disapprovazione. Ed esistono oggi in Gran Bretagna, soprattutto nel mondo accademico e intellettuale, personalità e ambienti che non cessano di criticare duramente Israele per la sua politica nei territori occupati. Un sindacato di docenti universitari, qualche tempo fa, propose l’interruzione dei rapporti di collaborazione con le università israeliane. E anche allora Israele reagì vivamente. Il caso Livni è stato diplomaticamente chiuso. Ma la memoria è più tenace e ostinata della diplomazia.

Commenti

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Il 28 Dicembre 2009 alle 20:31 indigesto ha scritto:

Si vede che non solo da noi la Magistrutatura è afflitta da delirii di onnipotenza!

Il 30 Dicembre 2009 alle 00:14 Zione ha scritto:

Enricuccio, ma quando ti convincerai che è il Giudiciume la causa principe che affligge l’Umanità ?

Eppure, vivendo in Piemonte, se solo non fossi stato sempre tappato in casa, dovresti essere ben informato delle macellazioni fatte dai Barbari, che forse ancora oggi razzolano nei Tribunali, bellellì.

Il 3 Gennaio 2010 alle 16:15 indigesto ha scritto:

Zione, verifico sempre più che c’è solo la voglia di lanciare invettive sconsiderate su questo Blog che riferirsi ai contenuti degli articoli proposti, che ,secondo me, non vengono neache letti, figuriamoci poi se capiti. D’altra parte ogni paese ha il suo scemo, che spesso diventa oggetto d’irrisione pur di fargli dire scemenze. Ma se lo scemo se ne accorge può diventare violento e pericoloso nel mistificare tutto il mistificabile, su di sè e su chi gli dà ascolto. Credo, anche cristianamente, che la miglior cosa sia quella di evitare il più che si può questi soggetti, anche nell’intento di arrecar loro il minor danno possibile.

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