Rossella: In attesa all’aeroporto scrutando le vite degli altri

di Carlo Rossella

Venerdì 15 gennaio ho atteso per ore all’aeroporto di Monaco di Baviera una coincidenza per Los Angeles. Che cosa fa un uomo solo in una sterminata lounge aeroportuale?

Può sedersi e leggere; gironzolare per negozi e fare acquisti; telefonare o ascoltare musica via iPod; fissare la tv muta che da grandi schermi proietta immagini in nessuna lingua. Quello paziente legge. Il nervoso gira per i negozi. L’indaffarato telefona. Il sognatore ascolta musica. Il rassegnato guarda la tv, il curioso fissa la gente. La vede arrivare e partire, si concentra su volti, bagagli, abbigliamento, vari rumori, dai jingle agli annunci, dalle urla dei bambini ai litigi di coppie.

L’aeroporto, visto da un uomo solo, un po’ stanco e triste, è come un mosaico di tanti piccoli corti cinematografici. Basta saper guardare e tenere le orecchie ben aperte scrutando le vite degli altri. In una lobby piena di gente in attesa c’è un bel campionario di umanità dal mondo.

Se non mi fossi concentrato sul prossimo, avrei perso, per esempio, un complesso musicale del Mali in abiti tradizionali, una delegazione coreana in preda al panico per l’incomprensibilità dell’alfabeto, un bel viavai di splendide modelle, le lacrime di una bambina obesa per non poter mangiare un appetitoso panino, il bacio appassionato di due ragazze dai capelli rossi dirette a imbarchi diversi, il dramma di un’affascinante e prosperosa signora con un tacco delle scarpe frantumato, la stranezza di un pope greco seduto davanti a un negozio proibito di articoli porno, i commenti di due italiani molto critici sui panini caldi di un bar, la fila di ricchi arabi nel negozio di Hermès, gli sguardi disperati di un ghiottone ai prezzi inaccessibili del caviale, le mille labbra di donne che provano rossetti al duty-free shop, come in un film di Pappi Corsicato.

Tutto con musichette di fondo, sentite milioni di volte nella lounge degli aeroporti e negli ascensori nel mondo. Uno per tutti: Giochi proibiti. Ma anche New York New York non scherza. Invece di calmare, tali motivetti rendono nervosi, intossicano l’organismo come la CO2, e così gli annunci. Voci stentoree di donne già stanche ancor prima di cominciare il lavoro: sono loro a indirizzare i viaggiatori, avvertirli, guidarli verso la gioia della partenza o la disperazione dell’attesa. Voci identiche a Tokyo o a Miami, a Mosca o a Malmö. Cambiano l’accento, la lingua, ma l’impostazione dei messaggi e il sound sono identici. È lo stesso, antipatico lessico dei call center, impersonale, anonimo.

Solo in Italia gli annunci hanno ancora qualcosa di umano, altrove sembrano voci marziane. Proprio durante l’attesa a Monaco di Baviera, ho immaginato il grande atrio del giudizio dove Dio ci riceverà per destinarci al paradiso o agli inferi come una grande, immensa lobby di un aeroporto con voci di angeli-funzionari, burocrati dell’eternità che dirigono le anime verso la loro destinazione finale. Pensieri meno tristi al passeggero in attesa non arrivano. Perché a un certo punto, dopo avere letto, comprato, ascoltato musica con l’iPod, fissato lo schermo vuoto della tv, tutti tornano al nulla dello sguardo perso.

Davanti a me avevo un anziano professore tedesco. Dopo aver letto Die Welt da cima a fondo e ripassato il testo di una conferenza, è rimasto pietrificato per più di un’ora. Gli è sfuggita una sommessa imprecazione solo quando ha sentito che il volo per Amburgo era in ritardo a causa della neve. Poi si è appisolato senza nemmeno togliersi il cappello.

Penso che dopo le sale d’attesa dei medici, le stazioni ferroviarie, le file negli uffici pubblici, le lunghe soste negli aeroporti siano il massimo della noia. Gli architetti hanno fatto di tutto per rendere affascinante l’hardware: Monaco è bellissimo, Narita è comodo, Singapore è un giardino, Dubai è un perfetto videogame, Miami è tropical. Ma è il software che non funziona. Non c’è rimedio alla solitudine del viaggiatore.

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Il 10 Febbraio 2010 alle 12:37 Panorama in edicola - n°05/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] In attesa all’aeroporto scrutando le vite degli altri - di Carlo [...]

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