
Pier Ferdinando Casini, leader Udc
Pier Ferdinando Casini teme di fare la fine della signora Camilla: tutti la vogliono e nessuno se la piglia. Il trionfo di Nichi Vendola alle primarie del Pd in Puglia e l’alleanza nazionale tra Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro hanno riportato il leader dell’Udc a riconsiderare con realismo le ipotesi di nuovi laboratori politici di centrosinistra, in vista dell’alternativa a Silvio Berlusconi nel 2013.
Il Partito democratico ha oggi un disperato bisogno di non perdere le elezioni regionali. Nella sua strategia di comunicazione, scompare l’11-2 a proprio favore del 2005 e viene evocato lo spettro delle elezioni europee: con quei voti il Pd avrebbe vinto solo in tre regioni. Quasi a dire: ogni regione in più è un successo. In realtà, a parte il quadrilatero blindato (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche), il Pd ha bisogno di portare a casa, oltre alla Basilicata, la Liguria e almeno due fra le tre regioni in cui oggi parte favorito nei sondaggi: Piemonte, Lazio e Puglia. Perderebbe sempre tre regioni, ma politicamente Bersani potrebbe dire di aver vinto la sua scommessa.
Il problema di Casini è di dare a chiunque vinca il maggior numero di contributi decisivi. La Puglia rappresenta un grosso problema sia per lui sia per il Pdl. Far perdere il centrodestra con l’apertura del «terzo forno» sarebbe una ben magra consolazione: il Pd dimostrerebbe di non aver bisogno dell’Udc e il ritorno al governo regionale di una coalizione fotocopia della vecchia Unione prodiana sarebbe un colpo durissimo per ogni ipotesi di «laboratorio». Al punto che fin da lunedì 25 gennaio Casini si è affrettato a prendere le distanze dall’intera politica meridionale del Pd, per giustificare in anticipo le alleanze con il Pdl in Calabria e (forse) in Campania.
Nei mesi scorsi Berlusconi si era imposto l’obiettivo di indicare solo candidati potenzialmente vincenti, indipendentemente dall’area d’origine. Se ha dovuto cedere il Piemonte alla Lega (e rinunciare quindi al supporto dell’Udc) per non guastarsi i rapporti con il solo alleato davvero fedele, non ha battuto ciglio nell’accontentare Gianfranco Fini nel Lazio e in Calabria per due candidati indubbiamente forti come Renata Polverini e Giuseppe Scoppelliti.
In Puglia il candidato più competitivo per il centrodestra è Adriana Poli Bortone: soddisfare il territorio con Rocco Palese e perdere le elezioni non sembra un grande affare per il Pdl. Per questo fino all’ultimo il presidente del Consiglio si è mosso per recuperare Poli Bortone, affrontando un fittissimo fuoco di sbarramento.
Proprio perché ha le sue ragioni in Puglia, Casini non può permettersi di fare lo schizzinoso in Campania, dove peraltro è in corso nel Pd una guerra civile di stile pugliese. È vero che Nicola Cosentino, azionista di maggioranza del Pdl locale, non perdona a Casini la mozione di sfiducia. Ma Stefano Caldoro è un alleato unificante e perdersi in camarille non giova a nessuno.
A Casini è al contrario molto difficile giustificare l’alleanza con il Pd in Liguria. Se in Piemonte aveva detto «mai con la Bresso» e l’ha invece sposata, spaccando il suo elettorato in nome della lotta alla Lega, in Liguria la scelta di preferire Claudio Burlando a Sandro Biasiotti è politicamente pesante. La decisione centrista si spiega esclusivamente con l’esigenza di alimentare il forno piemontese per riequilibrare la situazione meridionale.
Di fronte all’elettorato moderato, insomma, Casini si trova nella scomoda posizione di essere certamente determinante per la vittoria del centrosinistra in Piemonte e in Liguria, di favorire la vittoria di Vendola in Puglia con il terzo forno, di non essere probabilmente determinante in Calabria e in Campania, dove il Pd si trova in enorme difficoltà, e di esserlo verosimilmente nel Lazio, dove peraltro era impensabile ai centristi sostenere Emma Bonino. Una situazione sentimentale molto inquieta per la signora Camilla…
- Venerdì 29 Gennaio 2010























Commenti
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Il 4 Febbraio 2010 alle 16:45 nicksergio ha scritto:
solo le elezioni del sindaco permettono alleanze fluide intorno a singole personalità particolarmente carismatiche;in tutte le altre votazioni bisogna fare delle scelte ed esservi coerenti;sembrerebbe ovvio ma da noi non è così….
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