di Vittorio Feltri
Nel nostro accidentato campo dell’informazione proliferano i maestrini dalla penna rossa: salgono in cattedra e pretendono di insegnarti il mestiere, loro che non l’hanno mai fatto o lo hanno fatto all’insaputa del mondo, almeno a giudicare dai risultati. Non conta. E non si stancano di impartire lezioni di deontologia e moralità.
In questi giorni è tornata a bomba Vallettopoli in versione aggiornata, ma ancora scorretta. Nuovi scandali, cioè nuove foto con vecchi personaggi, i soliti pettegolezzi, nomi più o meno importanti e, sullo sfondo, una specie di verminaio dove spiccano vizi privati di ogni tipo. Personalmente non ne sono turbato. Sono un uomo di mondo e non ho titoli per salire sul pulpito e ammollare prediche ai peccatori. Non l’ho mai fatto e non comincerò ora.
Fosse per me, non trasformerei i giornali in grandi portinerie e non mi occuperei di amplessi omo o eterosessuali, nella consapevolezza che ciascuno ha il diritto di fare sotto le lenzuola ciò che gli garba, purché gli esercizi cui mi riferisco non sconfinino nella illegalità. Constato però che, ormai, a differenza di quanto accadeva in passato, il cosiddetto gossip è diventato un genere molto frequentato dalla mia categoria e temo non si esaurirà presto. Amen. Ne abbiamo sopportate tante, sopporteremo anche questa.
Consentiteci però di muovere qualche appunto ai professori di stile. Alcuni giorni fa sul Corriere della Sera, il più letto dalla borghesia del Nord, è comparso un articolo, letto il quale sono rimasto basito. Si parla di una lettera scritta da Fabrizio Corona, titolare di una agenzia fotografica assai nota, recentemente condannato a tre anni e otto mesi (secondo me ingiustamente) per avere venduto a prezzo gonfiato servizi ai vip colti dall’obiettivo in flagranza di corna e similari. Un commercio, questo delle foto compromettenti, che si è sempre svolto impunemente finché un magistrato non ci ha messo lo zampino togato. Vabbe’. È un tema su cui si potrebbe dibattere un anno senza concludere un accidente: ognuno di noi ha un’opinione in merito e non la cambia.
Il punto è un altro. La corrispondenza di Corona giunge sul tavolo del direttore e questi, anziché decidere in libertà se pubblicarla o no, domanda all’autore l’autorizzazione a collocare, accanto alla missiva, gli interventi di due signori interessati alla vicenda. Corona si oppone e la «posta» viene cestinata con tanti saluti al diritto del direttore di agire come gli pare.
Vi sembra normale che Ferruccio de Bortoli riceva un’epistola (di cui ignoro il contenuto) e si prenda la briga di chiedere il permesso a chi l’ha scritta di sbatterla in pagina accompagnata o meno da altri articoli? Il responsabile di una testata al massimo è tenuto a verificare l’autenticità di uno scritto; al resto provvede in proprio e si regola come giudica opportuno. Che sia Corona a stabilire come e se il suo messaggio vada pubblicato è un insulto alla professione.
Non è il solo caso meritevole di segnalazione. Il settimanale Oggi afferma di avere acquistato l’estate scorsa un servizio su Lapo Elkann con un trans, ma di non averlo utilizzato per rispetto della privacy. Ora però il rotocalco ci ripensa e lo usa in un reportage. Perché? È in corso un’inchiesta.
Ma se quelle foto valevano zero sei mesi orsono, adesso qual è il valore aggiunto? Ancora di trans si tratta. Non è mutato niente, tranne il vento. E l’aria è irrespirabile.
- Lunedì 1 Febbraio 2010























Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.