Romano: Tory o Labour pari sono

David Cameron (EPA/ANDY RAIN)

David Cameron (EPA/ANDY RAIN)


Nella tradizione britannica, il primo ministro ha sostanzialmente il diritto di sciogliere il parlamento e chiamare gli elettori alle urne nel momento che più gli conviene.
La legislatura del Regno Unito si conclude in giugno, ma Gordon Brown avrebbe potuto anticipare considerevolmente la scadenza elettorale. Non lo ha fatto perché le circostanze gli sono state sfavorevoli. È arrivato alla carica tardi, dopo avere atteso pazientemente che Tony Blair gli lasciasse il posto. Ha dovuto affrontare, subito dopo, la peggiore crisi della City dopo quella provocata dal crollo di Wall Street nel 1929. È stato costretto a nazionalizzare alcune banche.

È alle prese con un’inchiesta sulla partecipazione della Gran Bretagna alla guerra irachena che concerne in primo luogo Blair ma intacca l’immagine dell’intero dodicennio laburista. Ha dovuto sventare gli agguati di qualche compagno di partito che avrebbe preferito andare alle urne con un nuovo leader.

Gli indicatori statistici della Gran Bretagna segnalano che l’inflazione sta crescendo e che al momento delle elezioni (probabilmente maggio) potrebbe toccare il 3 per cento, una percentuale più alta di quella della zona dell’euro. E non è finita: i sondaggi danno un margine di 12 punti a favore dei conservatori, però tutto dipende dal numero dei seggi (c’è l’uninominale) che ogni partito riuscirà a conquistare.

Non è escluso che i liberaldemocratici possano avere nel prossimo governo un ruolo simile a quello dei liberali di Guido Westerwelle dopo le ultime elezioni tedesche. Nelle elezioni del 2005 hanno conquistato il 22,1 per cento dei voti e 62 seggi. Se migliorassero il loro punteggio, la Gran Bretagna potrebbe avere, come in alcuni anni del Novecento, un sistema tripartitico. Sono queste le ragioni per cui Brown continuerà a combattere fino all’ultimo giorno.

Ma dovrà battersi contro un’opinione pubblica in cui un numero considerevole di elettori ha deciso di abbandonare il partito laburista. Forse perché i conservatori, in particolare, offrono programmi migliori e più convincenti? David Cameron è intelligente e combattivo, tuttavia le sue uniche credenziali, per il momento, sono il volto giovanile e lo stile oratorio. Non può rimproverare ai laburisti la guerra irachena perché il suo partito, se fosse stato al potere, avrebbe fatto altrettanto. Non può rimproverare a Brown la crisi del credito perché è improbabile che il partito conservatore avrebbe trattato le banche e la City più severamente di quanto abbiano fatto Blair e Brown.

Il solo punto su cui i conservatori sono in apparenza molto diversi dai laburisti è quello dell’integrazione europea, a cui i primi si dichiarano risolutamente contrari. Però tra l’euroscetticismo ostentato di Cameron e quello mascherato di Brown la differenza è marginale.

Se vi sarà alternanza, la ragione principale non sarà il confronto tra i due programmi, ma la stanchezza. Dopo 12 anni di governi laburisti, gli elettori britannici hanno voglia di cambiare.

Per conquistare il potere o conservarlo, ogni partito proclama la propria originalità e accentua ciò che lo distingue dagli altri. Ma il margine tra le politiche possibili si restringe dopo le elezioni sino a diventare modesto. Occorre far quadrare il bilancio, tenere conto degli imperativi della globalizzazione, andare d’accordo con gli Stati Uniti e gestire al meglio crisi che dipendono solo in parte dalla nostra volontà.

Se vincono i conservatori, non aspettiamoci quindi una Gran Bretagna molto diversa da quella dei laburisti. Il governo italiano dovrà parlare con David invece che con Gordon, ma il numero di telefono, come direbbe Henry Kissinger, sarà sempre lo stesso.

Commenti

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Il 1 Febbraio 2010 alle 23:45 Romano: Tory o Labour pari sono | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/opinioni/2010/02/01/romano-tory-o-labour-pari-sono/ Posted by admin on febbraio 1st, 2010 Tags: Estero, Inghilterra Share | [...]

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